Alcuni studiosi analizzano e smontano l’ ideologia nascosta dietro l’ entusiasmo per l’ internet di seconda generazione – Un articolo sul Manifesto di Nicola Bruno
———-
Monopolio dell’accesso, dominazione seduttiva, libertà contingente. Questi gli aspetti principali della realtà che si nasconderebbe dietro la “grande narrazione” che accompagna il Web 2.0.
In un articolo sul Manifesto, Nicola Bruno dà conto di varie analisi critiche diffuse recentemente sull’ internet di seconda generazione, facendo riferimento in particolare all’ ultimo numero della rivista First Monday dal titolo «Prospettive critiche sul web 2.0».
La rivista espone il lavoro di una serie di studiosi di internet e dintorni che smonta “miti e illusioni” del Web 2.0 che, con la solita promessa di diventare uno strumento di democrazia partecipata a portata di click, si sarebbe trasformato in realtà in un potente «dispositivo per definire cosa deve entrare nel discorso pubblico a proposito dell’ impatto di internet sulla società». E così riuscire ad attirare iniezioni di capitale da parte degli investitori scottati dalla crisi del 2001.
Non stupirà, quindi – rileva Bruno -, se dietro a tanti servizi di seconda generazione troviamo una nuova ideologia di mercato che sfrutta il lavoro volontario di tanti utenti e, in fin dei conti, sta rendendo milionari solo una manciata di imprenditori.
L’ articolo è qui.
una critica al web 2.0 va benissimo, ma a patto che sia fatta tenendo anche conto dei fattori positivi. Il web 2.0 è anche wikipedia, enciclopedia (parlo della versione inglese) con oltre 2 milioni di voci, alcune di altissima qualità, enciclopedia DEMOCRATICA. Il web 2.0 è anche la blogosfera, che ha al proprio interno blog molto utili; il web 2.0 è anche YouTube che permette a uno sconosciuto di poter mettere in mostra la propria abilità di realizzare un cortometraggio. Queste cose non si dicono?
“Queste cose” si dicono, si dicono… Almeno nel 95% dei casi in cui si parla di Web 2.0.