Usa: almeno due redattori per “passare” un pezzo

| 22 febbraio 2008 |

I risultati del sondaggio Il risultato di un sondaggio compiuto fra i lettori di Riflessioni di un newsosauro, un noto blog che si occupa dfi problemi dei media, relativo alla struttura di lavorazione degli articoli in un giornale di qualità – Il 21,9% vorrebbe che ogni articolo passasse per almeno tre redattori o più e per il 20,4% ne basterebbe uno solo

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Un recente sondaggio compiuto da Alan Mutter fra i lettori del suo blog, Riflessioni di un newsosauro (Reflections of a Newsosaur ) ha rivelato che la grande maggioranza degli interpellati preferirebbe l’ intervento di almeno due redattori prima che un articolo vada in stampa.

Su circa 400 lettori del blog che hanno risposto al sondaggio (giornalisti ma non solo), il 55,2% si sono schierati a favore di 2 redattri per articolo, il 21,9% ne vorrebbero almeno 3 o più, mentre per il 20,4% basterebbe un solo redattore e addirittura il 2,5% sostiene che un cronista non ha bisogno di nessuno che gli stia dietro le spalle. 

La questione era nata nell’ ambito di un dibattito sulla sostenibilità economica di una forte presenza nelle redazioni di redattori addetti a passare i pezzi dei cronisti. E lo stesso Alan Mutter, un manager della Silicon Valley ed ex redattore del San Francisco Chronicle, si era posto qualche giorno fa la domanda se i giornali economicamente potessero sostenere un processo editoriale così complesso e costoso, proprio mentre i giornali stanno combattendo contro i costi e pensano soprattutto ai risultati economici finali. 

Ai vari lettori che hanno criticato il suo suggerimento per una eventuale riconsiderazione della sostenibilità economica del tradizionale metodo di produzione dei contenuti nei giornali di qualità, che si starebbero mostrando troppo costosi, Mutter ha risposto che lui è solo un portatore di “cattive” notizie.

“Prendetevela col messaggero se vi va, ma per favore cercate di capire che il livello di sostenibilità economica è un reale e indiscutibile problema che minaccia a lungo termine la sopravvivenza dei giornali come li conosciamo (e li amiamo).

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