Una sentenza shock per la libertà sul web

| 3 settembre 2008 | Tag:

Carlo Ruta Le motivazioni della condanna dello storico Carlo Ruta, diffuse in questi giorni, acuiscono le preoccupazioni per una sentenza fortemente antidemocratica – Secondo il giudice, il blog Accadeinsicilia era da considerarsi addirittura un giornale quotidiano – Allarme e mobilitazione per l’informazione in rete

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Lontana dai motivi di una vera democrazia, ma prossima alle logiche che vigono a Teheran e a Pechino”, la sentenza sulla vicenda dello storico Carlo Ruta (vedi Lsdi, Storico condannato per un blog ritenuto ‘stampa clandestina’),  di cui è stata ora depositata la motivazione, “apre di fatto un varco pericolosissimo, offrendo ai potentati italiani, sempre più timorosi della libertà sul web, un precedente per poter colpire i blogger scomodi, i siti che fanno informazione libera, documentazione, inchiesta. E’ quindi importante che la risposta a tale atto, già imponente in rete e significativa in altri ambiti, si estenda ulteriormente”.

In una nota diffusa anche sul web, alcuni amici di Ruta commentano con giusta asprezza il taglio della motivazione della sentenza che aveva equiparato un blog di analisi e di ricerca storica a una “pubblicazione clandestina” (dove quel termine originariamente non poteva che richiamare il concetto di “eversione”).

Ecco il testo del comunicato:

Il testo della sentenza emessa dal giudice Patricia Di Marco, che per
la prima volta in Italia e in Europa ha condannato per stampa
clandestina il curatore di un blog, non solo legittima la
preoccupazione e la protesta che si sono levati dalle rete e dal paese
negli ultimi mesi, ma offre ulteriori motivi di allarme. Come attestano
le carte processuali e le note informative della polizia postale di
Catania, la periodicità regolare di “Accadeinsicilia” non è stata
assolutamente provata. Non poteva esserlo del resto, trattandosi di un
normale blog. Il giudice conclude nondimeno che il sito citato non era
soltanto un periodico: era addirittura un giornale quotidiano, condotto
in clandestinità. Un assurdo, evidentemente: ma per far quadrare il
circolo di una condanna necessaria, a dispetto della discontinuità di
pubblicazione che emergeva dai dati, non ci poteva essere altra
soluzione.
Tale fatto giudiziario viene da un contesto difficile. Come
testimoniano numerosi eventi, alcuni poteri forti della Sicilia,
sottoposti a critica, stanno facendo il possibile per far tacere Carlo
Ruta, reo solo di credere nel proprio lavoro di ricerca e
documentazione. Basti dire che solo negli ultimi mesi sono state
inflitte allo storico ben quattro condanne, a pene pecuniarie e
risarcimenti ingentissimi, per complessivi 97 mila euro, presso tre
tribunali della regione. La gravità della condanna di Modica, pur
rappresentativa del “senso della giustizia” che vige in taluni ambiti
della frontiera siciliana, va comunque ben oltre gli scenari di
riferimento, recando un naturale riscontro nell’attuale situazione
politica, che sempre più pone in discussione le libertà sancite dall’
articolo 21 della Costituzione.
Lontana dai motivi di una vera democrazia, ma prossima alle logiche
che vigono a Teheran e a Pechino, la sentenza siciliana apre di fatto
un varco pericolosissimo, offrendo ai potentati italiani, sempre più
timorosi della libertà sul web, un precedente per poter colpire i
blogger scomodi, i siti che fanno informazione libera, documentazione,
inchiesta. E’ quindi importante che la risposta a tale atto, già
imponente in rete e significativa in altri ambiti, si estenda
ulteriormente.

Per contatti e informazioni: accadeinsicilia@tiscali.it – cell. 347-
4862409 – www.giornalismi.info/vocilibere
Per testimonianze: carlo.ruta@tin.it

Il testo delle motivazioni della sentenza è lsdi-sentenzaruta.doc.

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