Un sito di “giornalismo di link” è primo nella classifica Usa

| 20 settembre 2008 | Tag:

out-105.jpg Si tratta di Drudge Report, un sito web aperto, che si limita cioè a indirizzare attraverso una serie di link verso i contenuti di altri – E’ risultato al primo posto fra i principali siti d’ informazione degli Stati Uniti, secondo Nielsen Online, sia per numero di visitatori che per tempo medio passato su di esso

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Un sito di “link journalism” – Drudge report – è primo nella classifica dei 30 principali siti d’ informazione Usa stilata da Nielsen Online. E’ in vetta sia per numero di visitatori che per tempo medio passato su di esso. Dunque il “giornalismo di link” si dimostra più pagante del giornalismo di contenuti?

La notazione viene da Scott Karp, che su Publishing 2.0 pubblica due classifiche (vedi sotto) che sottolineano  questo inatteso piazzamento di uno dei siti di “giornalismo dei link” – quelli che, in parole povere,  per natura portano i lettori, attraverso i link, all’ esterno, verso i contenuti di altri siti, e non cercano al contrario – come in genere succede ai siti online dei media tradizionali – di tenere il più possibile i lettori al proprio interno, anche per soddisfare le attese degli inserzionisti.


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out-125.jpg Drudge report – commenta poi Narvic su Novovision – è un sito molto frequentato, costituito unicamente da link verso contenuti situati su altri siti, senza alcun apporto redazionale, né alcun commento. Austerità assoluta.

“Un sito fatto di link si rivela così un sito su cui si torna molto spesso e su cui, a forza di tornarci, anche se non ci sono che dei link da consultare, si finisce per passare un bel po’ di tempo (in ogni caso più che altrove).

Scott Karp sottolinea, con una punta di ironia, mi sembra, che su questi due criteri di valutazione (che dimostrano un reale interesse del lettore e non un’ attrazione effimera e superficiale), Drudge report supera i siti di contenuti originali di qualità, quelli che trattano gli argomenti in profondità, e verso i quali esso stesso rinvia…

E questo – prosegue Narvic – gli fa pensare a Google…  Salvo che lì è un essere umano che fa la selezione dei link e non una macchina!”

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