Non basta un clic per conquistare la Casa Bianca

| 5 marzo 2008 |

Howard Dean Lo ricorda Bernardo Parrella in una analisi su internet, i media e la campagna elettorale per le presidenziali negli Stati Uniti, ricordando che forse “è ora di tornare con i piedi per terra” – Le iperboli dei giornali e l’ illusione di potersi disfare di leggi e business plan – Anche il digital divide sarebbe in forte aumento, con ampie fasce di popolazione che a casa non ha accesso a internet – Il caso di Howard Dean (nella foto)

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Bernardo Parrella denuncia in un’ ampia analisi su Apogeonline l’ insistenza con cui si tenta di forzare le dinamiche tipiche dell’online. Una forzatura che arriva fino a suggerire, ad esempio, che «la Casa Bianca si conquista con un clic» e che si andrebbe eleggendo il «primo presidente Internet», titoli questi tutti italiani. Le cose non stanno così, dice Parrella. È ora di tornare con i piedi per terra e analizzare la situazione nel suo giusto contesto.

Sembra impossibile – nota Parrella – sfuggire a un’insana esagerazione quando si parla di Internet. Dalla Dichiarazione d’indipendenza del cyberspazio di John Perry Barlow (1996) alla bolla dot-com di Wall Street (2000) all’impatto recente di YouTube e del web sociale, tutto viene descritto con grandi metafore, toni iperbolici. I fatti hanno poi dimostrato come, in questi casi eclatanti e molti altri sparsi, l’illusione di potersi disfare di leggi e business plan, di stravolgere pratiche sociali consolidate rimane, appunto, un’illusione. Eppure ci si imbatte spesso in reiterati richiami a veloci rivoluzioni: è quanto trasuda dalla copertura mediatica sull’attuale corsa alle presidenziali Usa.

Nell’abbraccio Rete-politica – ricorda Apogeonline – il maggiore esempio (non solo per gli Usa) rimane finora la scalata tentata da Howard Dean, ex-governatore del Vermont, alla candidatura democratica di quattro anni fa. Finì decisamente male. E lo stesso Dean recentemente ha ammesso:  «Probabilmente non avremmo dovuto abbandonare l’attivismo di base tradizionale come invece facemmo». «Credo anche che non ci preoccupammo abbastanza di organizzare le comunità delle minoranze, in particolare tra gli Afro-americani e gli Ispanici». Cioè il lavoro di pratica sociale.

Tra l’ altro – aggiunge Parrella – sarebbe in corso un ampliamento strisciante del digital divide: secondo alcuni è addirittura più marcato di 10 anni fa, con ampie fasce di popolazione che non ha computer o accesso a Internet in casa, mentre falliscono i progetti di WiFi pubblico, vedi San Francisco. E in una campagna come questa centrata sulle strategie web, i candidati (e i grandi media) continuano a ignorare la faccenda. Senza contare che, nonostante le profezie dei guru dell’advertising, la stragrande maggioranza degli investimenti pubblicitari, inclusi quelli politici, rimane tuttora appannaggio dei grandi network Tv, seguite da testate e radio locali, con Internet lontanissima.

Il testo integrale dell’ articolo è su http://www.apogeonline.com/webzine/2008/03/03/19/200803031901

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