Ma perché continuare a leggere i giornali di carta?

| 21 ottobre 2008 | Tag:, ,

out-129.jpg Prima di chiedersi quali debbano essere i contenuti del giornale del futuro bisogna domandarsi quale ne sarà l’ uso – Benoit Raphael, uno degli addetti ai lavori che fanno parte dei quattro gruppi di lavoro creati nell’ ambito degli Stati generali sulla stampa scritta in Francia, in un articolo dal titolo “Il rompicapo dei contenuti”, pone questo problema avviando una discussione sul senso dei giornali

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Abbiamo accennato nei giorni scorsi all’ apertura degli Stati generali della stampa scritta in Francia (vedi Lsdi, Stati generali della stampa in Francia all’ insegna del sarkozismo),  ma quali argomenti sono al centro di questo Laboratorio?

Benoit Raphael – che fa parte di uno dei quattro gruppi di addetti ai lavori impegnati nella riflessione – sul suo blog “Demain tous journalistes” ne affronta uno, quello dei contenuti dei giornali cartacei del futuro. Spiegando, innanzitutto, che il primo problema è capire qual potrà essere l’ uso, il senso della carta.  La questione di fondo insomma non è: cosa leggere in un giornale? Ma: perché leggere un giornale? Visto anche che – dice Raphael – sui giornali oggi non c’ è una sola cosa che non si possa trovare su internet.

Raphael analizza quelle che sembrano ancora delle chances per la stampa scritta.

La mobilità (ci sono ancora delle situazioni in cui leggere un giornale rimane pratico, anche se l’ arrivo dei supermobili (iPhone) e dei mini-pc (aspettiamo sempre il mini-macbook…) riduce considerevolmente questo suo vantaggio fisico e rende quindi pressoché obsoleta l’ utilizzazione dell’ e-paper).

La gerarchizzazione. Il giornale cartaceo permette una gerarchizzazione chiara dell’ informazione e una navigazione alla fine abbastanza pratica e gradevole. Anche se chiusa. Ma può darsi che sia proprio in questo la sua attrattiva: l’ iperselezione, l’ ipergerarchizzazione in un universo di caos editoriale e di flusso.

Il budget. Si dovrebbe poter sfruttare più efficacemente questo budget (fino a quando lo si ha ancora) per rafforzare soprattutto l’ investigazione, il giornalismo di scoop, principale valore aggiunto della stampa oggi.

Ma si chiede alla fine: se l’ avvenire del contenuto nella stampa passa attraverso un marketing del suo utilizzo e una iperselezione e gerarchizzazione dei contenuti, i giornali potranno restare dei media di massa? E se no, quale nuovo modello economico?

Naturalmente, non c’ è una risposta a portata di mano…

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di Benoit Raphael

Quale contenuto per i giornali cartacei, domani? E’ uno degli assi di riflessione degli Stati generali della stampa che occupano un centinaio di professionisti (fra cui il sottoscritto) dall’ inizio del mese.

Se la domanda poteva sembrare relativamente semplice 15 anni fa (quando eravamo ancora nell’ era dei mass media), oggi è estremamente difficile rispondere. Pressoché impossibile. Perché? Perché il principale problema della stampa scritta oggi non è il suo contenuto ma il suo uso, il suo senso.

La questione di fondo non è: cosa leggere in un giornale? Ma: perché leggere un giornale?

Non voglio dire naturalmente che il contenuto non sia importante e che non ci si debba interessare ad esso, ma penso che bisogna prima di tutto chiedersene l’ uso.

Anche perché io non vedo oggi un solo contenuto pubblicato su carta che non possa essere trovato su internet. Si possono fare anche le parole crociate sul web… Su questa base si capisce bene come la questione del contenuto sia secondaria o come comunque essa dipenda da quell’ altra questione, quella relativa al suo uso.

E in ogni caso non le si può separare.

Allora, il problema dell’ uso. E resto nell’ ambito della stampa a pagamento (per quella gratuita la questione dei contenuti è meno brutale, visto che il suo principale obbiettivo è la distribuzione e la ricerca di inserzionisti).

Che cosa farà in modo che, domani, io compri un giornale? Lo comprerò tutti i giorni, oppure ogni tanto (la tendenza in effetti  è allo spiluzzicare), oppure solo nel week end (giorni di maggiori vendite)?

Ammesso comunque che resti ancora una chance di sopravvivenza alla stampa scritta per i prossimi dieci anni, su quale base editoriale possiamo basare questa sopravvivenza?

1 – La mobilità?

Mi ricordo di un aver detto un giorno a un amico, scherzando, che restava un ultimo atout al giornale cartaceo: è ancora l’ unico media che si può leggere alla toilette. Mi ha risposto: “Ah, no! Io in bagno mi porto il macbook!”. E allora non esisteva ancora l’ iPhone…

Seriamente, ci sono ancora delle situazioni in cui leggere un giornale rimane pratico, anche se l’ arrivo dei supermobili (iPhone) e dei mini-pc (aspettiamo sempre il mini-macbook…) riduce considerevolmente questo suo vantaggio fisico e rende quindi pressoché obsoleta l’ utilizzazione dell’ e-paper.

Ancora una chance, quindi, ma con la condizionale.

2- La gerarchizzazione?

L’ argomento non è cretino. Internet funziona sempre di più come un fluidificatore dell’ in formazione che si frammenta e funziona a flusso. Il giornale cartaceo permette una gerarchizzazione chiara dell’ informazione e una navigazione alla fine abbastanza pratica e gradevole. Anche se chiusa. Ma può darsi che sia proprio in questo la sua attrattiva: l’ iperselezione, l’ ipergerarchizzazione in un universo di caos editoriale e di flusso.

Da cui l’ interesse, forse, ad investire nel trattamento grafico (non artistico, ma chiaro) e nella messa in s cena dell’ informazione sulla carta.

3 – Il budget?

Per il momento nessuna redazione web è in grado di rivaleggiare, in termini di risorse umane, con una redazione dei giornali di carta. Questo capitale umano è destinato a diminuire rapidamente nei prossimi anni (o addirittura nei prossimi mesi…), ma resta largamente superiore.

Il problema è che è male sfruttato. E anche se alcuni giornali (non tutti…) hanno fatto diversi sforzi, siamo ancora su un modello "mass media": un contenuto che si porge come esaustivo (con, però, una massiccia omologazione attraverso il superutilizzo delle notizie di agenzia), un giornalismo di resoconti, di illustrazione delle notizie…

Riducendo in particolare le breaking news e le rubriche inutili sul golf o i viaggi, si dovrebbe poter sfruttare più efficacemente questo budget (fino a quando lo si ha ancora) per rafforzare soprattutto l’ investigazione, il giornalismo di scoop, principale valore aggiunto della stampa oggi. Anche se ormai è diventata una tradizione pubblicare gli scoop prima sul web, questo – mi sembra – non ha avuto finora un effetto negative sulle vendta della carta (ma lo stesso vale per il contrario).

Una eccezione: la stampa locale. Il suo principale atout: l’ esclusività dell’ informazione iperlocale (quella regionale ha la concorrenza da parte di interet, radio e tv). E’ ancora una volta una questione di budget (d’ altronde perché continua a perdere soldi pagando dei giornalisti per trattare l’ informazione nazionale?). Impossibile, per il momento, fare concorrenza seriamente alla stampa locale sulla Rete.

Almeno sui suoi elementi base: iperlocale, piccole notizie varie, ecc). Ma questo non durerà a  lungo (specialmente nel campo dello sport locale).

Mi si dirà: l’ osservazione, l’ analisi… sì, sono più pertinenti (se ci si mette in una linea di coerenza temporale) delle ultime notizie. Ma anche internet è un mezzo di osservazione e di analisi. Vi si trova oggi più analisi e dati sulla crisi finanziaria (specialmente tramite i blog e twitter) che sulla stampa… E questa d’ altra parte è una delle principali preoccupazioni della stampa professionale.

Resta infine un’ ultima problematica da regolare: se l’ avvenire del contenuto nella stampa passa attraverso un marketing del suo utilizzo e una iperselezione e gerarchizzazione dei contenuti, quest’ ultima potrà restare un media di massa? E se no, quale modello economico?
Certo, c’ è ancora qualcosa da fare sul piano della comunità: la conversazione (ma come?), il partecipativo giocando sulla visibilità e la dimensione nobile veicolata dalla carta (sempre questa idea di selezione e gerarchizzazione)…

Ci si potrebbe anche interrogare sulla personalizzazione del contenuto (ma fino a dove si uò tecnicamente andare?)…

Non ci sono risposte pronte, naturalmente, ci sono solo degli scenari che, ancora una volta, derivano dalla questione dell’ uso.
E non ho neanche posto la questione dell’ interesse di far durare il supporto carta! Né quella della pretesa complementarietà di web e stampa (a cui d’ altronde non credo)… Non era questo il mio scopo…

Fatemi sapere quello che ne pensate: cercherò di portare il vostro pensiero nell’ ambito dergli Stati Generali.

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