L’Italia tagliata fuori dalla conversazione globale online?

| 2 dicembre 2008 | Tag:, , ,

taj.jpg
Mentre nei giorni della tragedia di Mumbai il sito inglese di Global Voices ha ricevuto circa 23.000 visitatori unici al giorno, in Italia il sito ha raggiunto a fatica i 400 visitatori quotidiani e qualche fugace link – Un appello per l’ edizione italiana di GV

———–

di Bernardo Parrella

I tragici eventi di Mumbai hanno confermato l’estrema importanza del citizen journalism e della comunicazione orizzontale basata sui new media. Contesto in cui è emersa nuovamente la centralità di Global Voices Online, progetto non-profit lanciato nel 2004 presso il Berkman Center (Harvard University) che mira ad aggregare e amplificare la conversazione globale online gettando luce su luoghi e persone spesso ignorati dagli altri media.

Il primo intervento riguardo Mumbai è apparso su Global Voices alle ore 19:01 UTC/GMT di mercoledì 26 novembre (le 20:01 in Italia, circa un’ora dopo i primi attacchi), rilanciando notizie e riflessioni appena diffusi in particolare da cittadini indiani nella blogosfera, su Twitter, Facebook, comunità online. Non tanto per ‘essere i primi a dare la notizia’, cosa giustamente riservata ai lanci d’agenzia, quanto piuttosto per contestualizzare e dare risalto alle voci dei cittadini-reporter.

Quel primo post, firmato da Neha Viswanathan, indiana residente a Londra, è stato poi seguito a ritmo incalzante da molti altri nelle ore e giorni successivi, fino a creare uno Speciale che alla serata di Sabato 29 novembre ha totalizzato oltre 20 post, una decina di notizie in breve, centinaia di commenti complessivi, innumerevoli link e rilanci su blog, siti e testate intorno al mondo. Tra queste, la CNN ha brevemente intervistato la stessa Neha Viswanathan, segnalandone le note su Twitter e nei report online, e producendo la schermata di Global Voices in diretta TV. Altri stralci da quei post sono apparsi, fra gli altri, su testate quali Reuters, New York Times, e Le Monde e rue89.com in Francia. Come conseguenza, il sito inglese di Global Voices ha ricevuto circa 23.000 visite uniche il 26 novembre e 26.000 il giorno successivo, da Paesi quali (nell’ordine) USA, India, UK, Canada, Australia, Cina e Malesia.

Mentre lo Speciale continua a essere aggiornato regolarmente con post, notizie, commenti.

E in Italia? In questi giorni abbiamo rapidamente tradotto una decina di quei post sui fatti di Mumbai, inoltrato notizie e link a una varietà di contatti, raccogliendo a fatica meno di 400 visitatori unici quotidiani e qualche fugace link nei due giorni critici. Ulteriore riprova di come, contrariamente al resto del mondo, in Italia manchi nettamente l’attenzione del grande pubblico e della grande informazione, che pure ha accennato al ruolo svolto dai citizen media e dal web sociale nella circostanza. A parte lo scambio-link attivo con Agoravox Italia e una veloce menzione sul quotidiano L’Unità, nessun altro ha segnalato il lavoro e i post tradotti dal team di Global Voices in Italiano – tagliando fuori ancora una volta i cittadini e lettori italiani da una conversazione globale e senza filtri che privilegia gli strumenti della Rete.

Come ridurre quest’ennesimo gap partecipativo?

Intanto, i contenuti di Global Voices, inglesi e italiani, vengono pubblicati sotto licenza Creative Commons e quindi sono liberamente riproducibili. Semplice anche implementare collaborazioni o partnership ad hoc con qualsiasi testata interessata. E per chiunque abbia a cuore queste tematiche, l’invito è quello di rilanciarle su siti, blog, mailing list, Facebook, etc., oltre che impegnarsi nel passa-parola online e offline. Ma occorre soprattutto contattare e coinvolgere giornali, radio o TV locali, onde far includere titoli e post di Global Voices nei loro siti d’informazione o avviare iniziative analoghe.

Siamo ancora in tempo per allargare l’area della partecipazione ;)

Redazione italiana di Global Voices Online: http://it.globalvoicesonline.org

Contatti: italiano@globalvoicesonline.org

Gruppo su Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=35038815239

Leggi anche:

  • Due nuovi progetti per Global Voices Si tratta di Advocacy, che sostiene campagne contro la censura, e Rising Voices, che promuove l'inclusione e la partecipazione attraverso iniziative di sensibilizzazione e di formazione […]
  • Il citizen journalism di Global Voices alza la voce Importanti riconoscimenti per i progetti legati al network di Global Voices Online. Rising Voices entra tra i finalisti del concorso "Best of Blogs 2008" (BOBs), il Washington Post si […]
  • Twitter: ma c’ è da fidarsi? Riaffiora ciclicamente la polemica sull’ affidabilità degli strumenti e delle piattaforme che si sviluppano in rete – La pubblicazione di una falsa notizia relativa ai massacri […]
  • Perugia/ Open data e Data journalism, appunti da un giornalismo lontano Il mio primo giorno al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia mi lascia molte perplessità e qualche certezza. Una è che l’innovazione (e con essa anche il data journalism) […]
  • Modelli giornalistico digitali #digit16 Altermondes nasce nel 2005 con un obiettivo ambizioso: parlare di esteri come non lo si era mai fatto, dal basso, dando voce e penna alla società civile che ovunque ai quattro angoli del […]

I commenti sono chiusi.