La redazione come motore dell’ innovazione

| 17 aprile 2008 | Tag:

Una redazione Considerata spesso in passato come la causa della progressiva disconnessione con il pubblico, ora la redazione viene percepita sempre di più come la parte più innovativa e più sperimentale della nuova industria dell’ informazione – E’ uno dei dati più interessanti che emergono dall’ edizione 2008 di State of News Media, il Rapporto sulla situazione dell’ informazione e dell’ editoria giornalistica negli Usa curata dal Project for Excellence in Journalism, di cui Lsdi pubblica la sintesi generale in traduzione italiana – Le notizie si stanno trasformando da prodotto in servizio mentre l’ industria pubblicitaria sembra avere problemi a stare al passo del cambiamento – Tanto che – osserva il Rapporto – la domanda sul se, e sul come, continuerà il rapporto tra pubblicità e informazione resta per ora senza risposte

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Mentre un decennio fa la veniva considerata spesso come la causa di una progressiva disconnessione con il pubblico, ora la redazione viene percepita sempre di più come la parte più innovativa e più sperimentale della nuova industria dell’ informazione.

E’ uno dei dati più interessanti che emergono dall’ edizione 2008 di State of News Media (vedi Lsdi,  L’ informazione come servizio e come piattaforma per approfondimenti ), il Rapporto sulla situazione dell’ informazione e dell’ editoria giornalistica negli Usa curata dal Project for Excellence in Journalism – di cui Lsdi pubblica la Sintesi generale in traduzione italiana.

Questa nuova centralità della redazione appare più marcata nei giornali e nel siti web piuttosto che altrove e – sottolinea il Rapporto – rappresenta un cambiamento significativo nel discorso sul settore.

Lo studio fa emergere vari altri dati importanti.

Fra cui:

– Le notizie si stanno trasformando da prodotto – quotidiani, siti web o emittenza – in servizio

Le prospettive per l’ UGC, i contenuti generati dagli utenti, una volta ritenuti centrali nella nuova era del giornalismo, ora appaiono più limitate, anche fra i siti e i blog “citizen”

Per quanto riguarda i quotidiani,  nonostante i vari punti di crisi – le entrate, un tempo stabili, sono in declino, continua il calo nella diffusione, i prezzi delle azioni sono crollati -, secondo il Rapporto “i segnali d’ innovazione sono maggiori che in passato. Se il personale è in diminuzione, rimane comunque più ampio che in altri campi, costituendo un vantaggio competitivo per il settore. Il pubblico complessivo, compreso quello on-line, è in aumento. Il problema è il reperimento di nuove entrate, e nuovi prodotti che le determinino”.

– In tutto questo, Madison Avenue – il cuore dell’ industria pubblicitaria americana -, più che promuovere il cambiamento, sembra avere problemi a starvi al passo.
 
Tanto che – osserva il Rapporto – la domanda sul se, e sul come, continuerà il rapporto tra pubblicità e informazione resta per ora senza risposte.

Quanto ai contenuti dei media Usa, il 2007 ha mostrato una agenda sempre più ristretta e un  disaccordo marcato fra media e pubblico su quali notizie fossero davvero importanti.

 

Scrive il Rapporto:  

  • L’agenda dei media d’informazione americani è decisamente ristretta, nonostante la rivoluzione nel mondo dell’informazione. Due notizie di primaria importanza – la guerra in Iraq e la campagna presidenziale del 2008 – hanno assorbito più di un quarto dello spazio riservato all’informazione, secondo la nostra analisi della copertura mediatica.
  • Piuttosto che prendere in esame il mondo, i media statunitensi si sono generalmente concentrati sugli interessi degli USA all’estero. Nel 2007, infatti, oltre all’Iraq solo due Paesi hanno ricevuto una copertura rilevante, ed entrambi sono strettamente correlati alla guerra – Iran e Pakistan. Se si escludono questi tre Stati, gli avvenimenti geopolitici del resto del mondo ammontano a meno del 6% della copertura presa in esame, il che include Afghanistan, Corea, Cina, Russia, Israele e qualunque altro posto.
  • Nel 2007, i media e il pubblico spesso si sono trovati in disaccordo su quali notizie fossero importanti. I cittadini reclamavano una maggiore copertura di questioni legate al quotidiano, come l’aumento del prezzo del gas, il ritiro dei giocattoli e la battaglia legislativa sulla assicurazione medica per i bambini; e una copertura minore della crisi in Pakistan, di determinati aspetti del dibattito iracheno e, nella misura in cui sono state trattate,  delle vicende relative a Paesi lontani.
  • Anche i media nel 2007 hanno mostrato una durata dell’attenzione marcatamente breve. Nell’arco di una settimana, le questioni sollevate dal massacro del Virginia Tech sono state in larga parte abbandonate. E lo stesso vale per le questioni legate alle infrastrutture portate a galla dal crollo del ponte in Minnesota, o per quelle relative ai grandi incendi. L’unica eccezione pare essere New Orleans, al cui caso determinati organi d’informazione hanno dedicato un attenzione particolare.

 

Quotidiani e siti d’ informazione on-line sonocomunque i più “aperti al mondo”:

  • Le prime pagine dei quotidiani si sono occupate del resto del mondo più della maggior parte degli altri media. Le prime pagine prese in esame hanno dedicato il 13% del proprio spazio a notizie estere non collegate agli Stati Uniti, circa il triplo rispetto all’informazione via cavo, più del doppio rispetto alla radio, e il 60% in più rispetto ai network tradizionali. Solo i siti d’informazione on-line, che sono marcatamente internazionali, hanno fatto di più.
  • Qui la Sintesi (traduzione a cura diAndrea Fama).

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