L’ iperlocale ha fatto flop, ma è solo un esperimento

| 8 giugno 2008 | Tag:

Una pagina del sito Non funziona LoudounExtra.com, un sito di informazione iperlocale realizzato dal Washington Post in una contea della periferia della capitale – Secondo il Wall Street Journal si tratta di un territorio in forte espansione, in cui non si è ancora formata una nozione di appartenenza alla comunità, e per Bob Curley, il giornalista che l’ ha curato, ci volevano meno discussioni e più tempo da utilizzare sul posto – Un articolo di Philippe Couve

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Ha fatto molto rumore in questi giorni negli Usa – tra gli addetti ai lavori – l’ insuccesso di un esperimento di sito web iperlocale – LoudounExtra.com – che il Washington Post ha lanciato nei mesi scorsi affidandolo ad uno dei giornalisti ed esperti del settore più bravi e conosciuti,  Rob Curley, che aveva fatto “miracoli” sul web sia in Kansas che in Florida.

Ne hanno parlato vari giornali, fra cui il Wall Street Journal  in un articolo in cui viene ripresa la vicenda. E Philippe Couve – che sul suo blog  si dice ancora convinto che l’ informazione iperlocale abbia un futuro e sia probabilmente una delle direzioni che i mezzi d’ informazione devono seguire per adattarsi ai novi usi del web – ne ha fatto una sintesi molto esauriente. Ricordando anche che molti, anche in Francia, avevano accolto l’ iniziativa  con molto interesse.


Il Washington Post ha lanciato in una contea a 40 km da Washington un sito d’ informazione iperlocale: LoudounExtra.com. Per realizzarlo il gionale è andato a chiamare uno dei giornalisti-sviluppatori più dotati della sua generazione (37 anni).

Obbiettivo: trattare con dei grandi mezzi (relativemente) sul web l’ attualità di quella contea della periferia di Washington, che conta 270 000 abitanti.

Solo che ecco: il sito non ha mai decollate e i potenziali internauti, invece di pubblicare i loro contenuti (resoconti di incontri sportivi, riunioni di genitori di alunni, ecc.) lo hanno snobbato.

Perché? L’ articolo del Wall Street Journal – spiega Couve – ritiene che in questa periferia in piena crescita non si è ancora sviluppata una nozione di appartenenza alla comunità e questo rende difficile l’ impianto di un sito comunitario.

D’ altra parte, Rob Curley riconosce di non aver passato abbastanza tempo sul campo e di averne speso troppo invece in discussione con i colleghi sulla definizione e la funzione di un sito iperlocale. E indica anche il fatto che sono stati realizzati pochi ponti fra il sito del Washington Post e quello del suo cuginetto locale.

Secondo gli analisti citati dall’ articolo, il sito mancava anche di “impegno” nei confronti della comunità.

E infine Rob Curley spiega che la funzione di aggregatore del sito, che avrebbe dovuto proporre tutto quello che concerneva il territorio e che veniva a mano a mano pubblicato su You Tube o altre piattaforme di condivisione di video/foto/, ecc. è stata bloccata dai legali.

Bilancio: Rob Curley e la sua équipe partono ora per una nuova esperienza in un giornale di Las Vegas. Quanto al Washington Post, l’ esperimento non viene abbandonato, proseguirà.

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