Internet, le trasformazioni dello spazio mediatico e dell’ informazione

| 4 maggio 2008 | Tag:, , , ,

Citizen journalist Patrick Champagne, sociologo francese e allievo di Pierre Bordieu, analizza in un ampio lavoro su Acrimed le trasformazioni che internet sta generando sul campo giornalistico – I giornalisti professionisti non solo tendono a perdere il monopolio della distribuzione dell’ informazione, cioè il privilegio di decidere quello che deve essere pubblicato e messo quindi al centro della discussione nello spazio pubblico, ma perdono anche il loro potere di censura, spesso molto più efficace della censura che viene esercitata su di loro – Ma, per quanto riguarda i nuovi giornalismi, niente assicura che i progetti partecipativi e interattivi, quale che sia la sincerità (a volte incerta) dei loro autori, non verranno minati (se non lo sono già) e progressivamente assorbiti da logiche commerciali e obblighi di redditività: votati, di conseguenza, a sparire o a riciclarsi

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di Patrick Champagne

(Internet, les transformations de l’espace médiatique et de l’information,
da Acrimed)

Come affrontare i cambiamenti in corso?

La nuova tecnologia della comunicazione che costituisce internet non permette solo di comunicare meglio: essa trasforma profondamente l’ economia generale della comunicazione che si era instaurata precedentemente, con la diffusione di massa dei media audiovisivi (radio e televisione) a partire dagli anni Sessanta, che, a loro volta, avevano ristrutturato l’ economia della comunicazione che era stata realizzata, alla fine del 19° secolo, intorno alla stampa scritta di grande tiratura, che a sua volta aveva sconvolto uno spazio giornalistico caratterizzato da una stampa politica a bassa tiratura, costosa, disponibile per abbonamento ed essenzialmente acquistata dalle classi dominanti.

Internet non è soltanto uno strumento di comunicazione un po’ più efficace e rapido di quelli antichi, ma che, alla fine, non  cambierebbe niente né della produzione e della offerta plurima delle informazioni né della loro ricezione e del loro utilizzo. Non è affatto così. Se si prende l’ esempio del commercio online, qualcuno al suo inizio sosteneva che non si trattava altro che del classico commercio per corrispondenza addobbato in abiti moderni, ma che non cambiava niente. Ora, abbiamo visto che il commercio online presenta una specificità e una efficacia che hanno modificato profondamente le relazioni commerciali e che spiegano la sua forte progressione (siti comparativi, cataloghi online, allargamento dell’ offerta ma anche dei possibili clienti, siti di vendita all’ asta, ecc.).

Ebbene, dei cambiamenti analoghi sono all’ opera nel settore dei media.     


Il loog di Acrimed

I mezzi di comunicazione esercitano degli effetti sul contenuto della comunicazione. Così, come hanno mostrato gli antropologi, la scrittura ha modificato il modo di pensare: la comunicazione orale è un flusso continuo legato alle situazioni (si parla sempre qui e ora) mentre la scrittura permette di rendere autonomo il messaggio, di studiare il linguaggio in se stesso e per se stesso, di porre dei sillogismi, di conservare l’ informazione, ecc. Lo stesso, con la stampa, che permette la produzione in grandi quantità di opere (diversamente dai rari manoscritti gelosamente conservati e faticosamente copiati dai chierici), gli intellettuali possono farsi le loro biblioteche e consacrarsi totalmente al lavoro intellettuale invece di perdere il loro tempo in spostamenti per andare dove sono conservati i manoscritti rari; hanno a disposizione tutta la cultura del loro tempo e tendono a instaurare un rapporto meno sacrale con i testi, ecc. Gli stampatori/editori inventano, da parte loro, gli indici, i cataloghi, le versioni corrette, ecc. e cercano dei nuovi autori, cosa che suscita delle vocazioni fra i lettori che si chiedono “e perché non io?”.

Se questi esempi velocemente evocati mostrano le rotture che possono risultare dalla comparsa di nuove tecniche di diffusione, rimane il fatto che ogni volta emerge il rifiuto di vedere i cambiamenti in corso. Questo è un atteggiamento ricorrente soprattutto fra i soggetti dominanti, legati al vecchio stato di cose, che non vogliono credere alla fine delle loro posizioni e dei loro privilegi.

E’ per questo che i giornalisti “all’ antica” (gli editorialisti, i giornalisti anziani soprattutto) tendono a parlare di internet senza sapere bene di che si tratta e di che cosa ci si può trovare (un po’ come quei politici che stigmatizzano la “televisione che abbrutisce” ma non la guardano mai) e affermano, a partire da qualche esempio scovato chissà dove, che è un supporto su cui circolano voci non verificate, come se questo non fosse il caso anche della stampa scritta…

Come per la carta stampata, internet non è quindi che un supporto su cui si può iscrivere tutto e il contrario di tutto, della pornografia come della filosofia, opere per il grande pubblico e testi per un pubblico di nicchia, Le Monde come France Soir. E’ già all’ opera un processo di differenziazione che è stato già osservato in occasione delle precedenti rivoluzioni delle tecniche di comunicazione: i siti vengono repertoriati, classificati, valutati, gerarchizzati e annotati, in modo che chiunque, scienziati, politici, lettori che vogliano istruirsi, distrarsi, cercare un partner, ecc., possa trovare, in questa immensa rete, i siti che desiderano. Da cui il ruolo centrale giocato dai motori di ricerca.

I soggetti dominanti in uno stato determinato dell’ economia della comunicazione hanno la tendenza a respingere una novità che rovescia i rapporti di forza in cui essi occupano delle posizioni forti. E’ per questo che essi hanno una visione molto ristretta dei nuovi media, che sono anzi tentati di ignorare o di respingere puramente e semplicemente oppure di interpretare unicamente attraverso la propria logica. Basta per esempio ricordare che internet un tempo veniva considerata da alcuni dirigenti editoriali – quando cominciava a diffondersi – come una tecnologia che permetteva unicamente di proporre una visione online (in un file PDF, ad esempio), a costo inferiore e a domicilio, dei giornali che venivano venduti nelle edicole.

Queste inerzie non sono nuove: nel XV secolo i primi libri stampati hanno scimmiottato i manoscritti, che per molto tempo continuavano ad essere ritenuti i soli “veri” libri, e la stampa popolare a grande diffusione venne considerata, anch’ essa, con disprezzo dalla stampa politica prima di imporsi con i suoi reportage, le sue interviste, le sue fotografie, i suoi feuilleton. E, più recentemente si sa che la televisione non ha attirato la vocazione dei giornalisti fino ai primi anni 70, quando la sua massiccia diffusione (alla fine di quel decennio si può dire che fosse presente in tutte le case) e il potere specifico dell’ immagine hanno progressivamente pesato sulla fabbricazione dell’ informazione, compresa la stampa scritta.

Questo atteggiamento comprensibile si accoppia con un altro errore, simmetrico e inverso, che consiste, al contrario, nel profetizzare, a ogni innovazione tecnologica, un “mutamento radicale”, un “mai visto”, delle possibilità non soltanto nuove ma “inaudite”. Ora niente è radicalmente rivoluzionario in una rivoluzione tecnologica. Contro questi discorsi esaltati tenuti soprattutto dai nuovi adepti, si può far valere non solo l’ esistenza di dibattiti simili nel passato (per esempio con lo sviluppo della stampa scritta a grande tiratura alla fine del XIX secolo che minacciava la stampa politica), ma anche l’ invenzione di utilizzi falsamente nuovi e rivoluzionari di nuove tecnologie (per esempio i forum di discussione su internet, che si sgonfiano prestissimo e sono spesso frutto di qualche decina di internauti onnipresenti).

Ora, non è possibile dedurre a priori da una tecnologia nuova le sue utilizzazioni sociali. Si sa che gli usi iniziali immaginati in occasione dell’ invenzione del telefono, ad esempio, dovevano essere quelli di trasmettere a distanza le opere teatrali, che il minitel è stato un successo a causa dell’ esplosione imprevista dei siti di incontri personali (i “minitel rosa”), che il cellulare, considerato inizialmente come uno strumento di lavoro, è diventato un oggetto banale nelle mani di tutti (anche dei bambini), ecc.

Ogni volta si può verificare che un nuovo mezzo non libera all’ improvviso tutte le sue potenzialità sia tecniche che sociali. Le nuove utilizzazioni vengono spesso inventate non dai soggetti dominanti (troppo legati all’ ancien regime) ma da persone, spesso marginali, che si industriano nel loro angolino, come è il caso in particolare di internet, e inventano degli usi sociali che si diffondono se sono in sintonia con lo stato della società e dei suoi bisogni (è per esempio il caso di Facebook, che crea e regge delle reti sociali, dei siti di incontro che vengono come richiamati da una civiltà sempre più urbana e individualista, ecc.) . Gli attori dominanti prendono in qualche modo il treno in corsa e cercano di conquistare, con i mezzi finanziari di cui dispongono, il nuovo mezzo (specialmente facendo incetta dei siti che funzionano).
  

Qualche riferimento sulla questione dell’ informazione

E’ possibile, limitandosi al solo campo dell’ informazione, stilare un primo bilancio, ancora molto provvisorio, della vera rivoluzione che la tecnologia di internet sta per provocare nell’ economia generale della comunicazione.

Ma è necessario fare tre rilievi preliminari per inquadrare e delimitare e nostre osservazioni.

– Prima di tutto Internet non sostituisce la stampa scritta e audiovisiva, ma si aggiunge ad essa, esercitando degli effetti di ristrutturazione del campo di produzione dell’ informazione. I media preesistenti ad esempio, non solo aprono dei siti sul web ma la pubblicità per alcuni siti passa per la stampa scritta o audiovisiva esistente.

– Poi la potenza di questi mezzi di comunicazione dipende dal numero di quelli che vi accedono. La televisione è diventata potente progressivamente, a mano a mano che gli spettatori aumentavano. Lo stesso vale per internet. Si stima, per il 2008, nel 60% il numero delle persone che professionalmente o in privato possono connettersi a internet.

– Infine, e conviene non dimenticarlo, gli usi di internet sono molto differenziati e obbediscono alle leggi generali della diffusione culturale.

Questi usi dipendono da fattori culturali e sociali che invitano a non sopravvalutare gli usi legati alla produzione-consumo di informazioni. Di fronte a entusiasmi democratici che virano rapidamente alla pura e semplice ideologia (internet per tutti che risolverebbe tutti i problemi), bisogna ricordare che i mezzi materiali, il tempo disponibile e le disposizioni sociali sono distribuiti in maniera ineguale e diversa e che la tecnologia, in più, tende a creare lo scarto fra i più adatti a servirsene e quelli che dominano male lo strumento. La “frattura digitale” – cioè il gap crescente fra gli ambienti sociali in questo campo – non viene riassorbita dall’ aumento del tasso di strumentazione. Resta che gli usi che vengono inventati in continuazione, anche se non sono di interesse di tutti gli internauti, prefigurano dei cambiamenti di più vasta ampiezza che si può tentare di individuare.    

 

Web 2.0

Una produzione-diffusione dell’ informazione profondamente modificata

Internet presenta delle possibilità tecniche nuove e specifiche. In primo luogo, il costo della comunicazione su internet è basso e, in più, costantemente decrescente, cosa che rende materialmente accessibile al maggior numero di persone la possibilità di creare e/o di consumare online una pubblicazione (che sia un sito o un blog). Una pubblicazione online su internet non costa che il tempo e la competenza di quelli che la fanno, mentre una pubblicazione su carta ha un costo di fabbricazione (carta e stampa) e un costo di diffusione (fra il 30 e il 40% del prezzo di copertina) rilevanti al punto da prevedere un investimento iniziale non trascurabile, che basta a scoraggiare la maggior parte dei progetti editoriali. La diffusione su internet si distingue, inoltre, dalla diffusione aleatoria dei supporti su carta, che dipende dalla buona volontà e dalla politica dei distributori oppure dall’ efficacia di una rete di appassionati e di militanti che alimentano regolarmente alcune librerie specializzate o propongono direttamente le loro pubblicazioni in ogni occasione (conferenze, dibattiti, manifestazioni, ecc.).

Questa facilità di comunicare si traduce nella esplosione delle email (i giornalisti sanno bene quanto aumenti il numero delle email che ricevono mentre la posta tradizionale tende a scomparire) e nella moltiplicazione dei siti, la cui messa in rete grazie ai link e agli ipertesti permette di andare molto velocemente da un sito all’ altro o di connettersi a una data-base che si accresce in maniera esponenziale su internet. Si possono trovare oggi su tutti gli argomenti, in maniera quasi istantanea, delle informazioni su tutto. Internet è diventata una memoria e un archivio senza pari che, sempre di più, è accessibile rapidamente grazie ai motori di ricerca. Questo mezzo consente tutti i formati (scritto, video, sonoro), cosa che per la critica dei media, ne fa un uno strumento utile a livello della messa online ma anche della raccolta di testi e di programmi radiotelevisivi (archivio provvisorio e accessibile gratuitamente delle trasmissioni, postcast, ecc), visto che uno dei problemi maggiori della critica dei media è poter arrestare il flusso continuo dell’ informazione per farne l’ analisi. Con “internet 2.0”, che permette l’ interattività, la circolazione dei messaggi tende a intensificarsi e a permettere dei commenti e delle reazioni in feed-back, colmando la frattura emittente/ricevente.    

Ma sono la stessa ricezione e lo stesso consumo di informazioni a cambiare. Internet dà luogo a del “consumo à la carte” fra i vari siti. Ognuno si costruisce il suo percorso sul net in funzione dei suo interessi e delle sue richieste (al contrario dei giornali stampati che ogni giorno spiegano qual è l’ informazione del giorno. D’ altronde è possibile consultare i siti di vari giornali e farsi la propria rassegna stampa e comparare le informazioni di giornali diversi, attenuando la cattura del lettore da parte d un solo giornale. La pagina internet è strutturata diversamente da quella stampata, senza quella gerarchizzazione dell’ informazione dei giornali scritti e con una varietà di titoli sui quali l’ internauta può cliccare per leggere l’ articolo di sua scelta.  

Il ruolo e le pratiche del giornalismo si trasformano. Internet scombussola le logiche di produzione. Dei siti autonomi alimentati da appassionati, spesso molto competenti nel loro campo, creano dei veri media, che fanno concorrenza alla stampa scritta e audiovisiva: che non può ignorarli. I giornalisti professionisti, di conseguenza, tendono a perdere il loro monopolio della distribuzione dell’ informazione, cioè il privilegio di decidere quello che deve essere pubblicato e messo quindi al centro della discussione nello spazio pubblico. Ma perdono anche il loro potere di censura, spesso molto più efficace della censura che viene esercitata su di loro.
In effetti, i media possono far sapere che sono stati censurati (cosa che finisce per fare pubblicità a quello che è stato sottoposto a censura, che quindi non viene perduto) mentre la censura che essi esercitano (specialmente per quanto riguarda le rettifiche e i diritti di replica) è invisibile. Ormai, però, è possibile far sapere sulla rete quello che i giornali hanno censurato (o, a torto o a ragione, hanno rifiutato di pubblicare). 

Il carattere istantaneo e libero della pubblicazione online accelera la produzione dell’ informazione, che si tende oggi a fare quasi in diretta. Questa accelerazione non è senza conseguenze, conoscendo gli effetti che l’ informazione su un avvenimento può avere sull’ avvenimento stesso e i suoi seguiti, dal momento che interviene non su un fatto passato su cui non è più possibile interagire, ma su qualcosa che sta accadendo (per esempio un video  su un intervento della polizia che contraddice la versione della polizia stessa; i video sulle manifestazioni in Birmania che fanno conoscere alla comunità internazionale la repressione in corso, ecc.).

Un giornale online non è la versione cartacea in PDF, perché il carattere immateriale del giornale chiama a un aggiornamento permanente, a una reattività costante. I giornalisti sono costantemente davanti ai loro monitor a trattare le informazioni, a consultare i siti, ecc. Il circuito della produzione non è più quello della stampa scritta (universo centralizzato attorno al redattore capo che decide quello che deve essere pubblicato, in che forma, con quale titolo e in quale posizione): è un universo decentralizzato, con uno spazio illimitato (a differenza del giornale cartaceo), ciascun giornalista lavora in maniera autonoma (perché bisogna far presto e non si può aspettare la riunione di redazione). Alcuni giornalisti hanno creato il loro blog che tende a diventare una sorta di piccolo giornale con i vantaggi della rete: immediatezza, libertà di scelta degli argomenti, libertà di tono, ecc.

Detto questo si coninciano già a porre diversi problemi:

– Nell’ universo vastissimo di internet un posto crescente viene assegnato ai fornitori di accesso, ma soprattutto ai motori di ricerca. Il funzionamento di Google per il momento, perché questo è il suo interesse, non stravolge troppo i dati di riferimento. Ma le minacce che la pubblicità fa pesare sul sistema non sono trascurabili (è stato per esempio segnalato, ma per ora resta un aneddoto, che “madeleine” rinvia per ora al produttore di un dolce e non all’ opera di Proust, ma perché si vorrebbe che un motore di ricerca a vocazione universale soddisfacesse prioritariamente i lettori di Proust?). Se dei siti come quello di Acrimed, per esempio, arrivano in prima pagina per una serie di argomenti (cosa che corrisponde al suo contenuto e al numero delle connessioni al sito), niente dice che continuerà ad essere così, tenendo conto delle pressioni crescenti della pubblicità e dei capitali in gioco.

– I tentativi che puntano a costruire dei “media globali” (di cui Internet sarebbe uno dei principali vettori) contro i media tradizionali (come TF1 per esempio) rischiano di rivelarsi troppo potenti: internet non è uno spazio liberato. Certo, di fronte al rafforzamento con grossi mezzi dei siti dei media classici e ai tentativi di costituire dei “media globali”, si moltiplicano i siti di informazione (come Agoravox, Rue89, Bakchich, Médiapart, ecc.). In questa competizione niente assicura che i secondi saranno i vincitori. Niente assicura che i progetti partecipativi e interattivi, quale che sia la sincerità – a volte incerta – dei loro autori, non verranno minati (se non lo sono già) e progressivamente assorbiti da logiche commerciali e obblighi di redditività: votati, di conseguenza, a sparire o a riciclarsi.

– La moltiplicazione dei supporti non solo non è una garanzia di qualità delle informazioni, ma essa trasforma e aggrava i problemi della loro verifica. Pertanto, affermare, come si sente ancora spesso, che su internet le “voci” e la disinformazione sarebbero onnipresenti, significa non solo invocare un età dell’ oro degli altri media che non è mai esistita, ma difendere una riconversione del giornalismo professionale che è ben lontano dall’ aver dato tutte le sue possibilità, nel momento stesso in cui il suo quasi-monopolio della produzione dell’ informazione è stato profondamente scosso.

Ragione di più per informare sull’ informazione (il suo contenuto e le condizioni della sua produzione): su internet come dovunque, conformemente agli obbiettivi di Acrimed.

Patrick Champagne

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