Il modello ad inviti e l’ esperto di birra, nuovi esperimenti di “Giornalismo 2.0”

| 25 aprile 2008 | Tag:

Il logo del sito Falliti i siti di citizen journalism vecchio stampo – tutti solo dal basso ma senza grande qualità -, nascono nuove iniziative sullo stile “pro-am”, con la saldatura di professionismo e passione – Steve Outing, uno dei principali teorizzatori del giornalismo dal basso, analizza il fallimento del Journalism 1.0 e segnala nuovi esperimenti, che puntano sull’ uso intelligente delle risorse delle comunità locali e sulle potenzialità degli argomenti di nicchia – I Thought Leader, un “approccio ibrido” di blogging e giornalismo tradizionale, e gli Examiner, una sorta di blogger-corrispondenti locali di nicchia

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da Steve Outing
(How to Create Killer Niche Web Sites Without Hiring,
Editor&Publisher)

Il trucco per avere successo coi giornali è aggiungere alla tradizionale funzione di raccolta di notizie e informazioni (ancora vitale, naturalmente), nuovi servizi di nicchia con una profondità di analisi non riscontrabile altrove e che consentano di costruire segmenti di lettori affezionati. Come fare?

Steve Outing

Steve Outing – pioniere dei media online, giornalista/editorialista e imprenditore nel settore del CJ – dà una risposta secca: con iniziative di giornalismo pro-am (professionisti-e-appassionati).
 

’Il Citizen Journalism 2.0′?

Le iniziative di citizen journalism degli anni scorsi – dai siti in cui ci si limitava a mettere a disposizione degli strumenti con cui gli utenti potevano pubblicare quello che volevano a iniziative come Backfence.com, dove notizie e altri contenuti venivano discussi dalle comunità – sono risultate di basso livello qualitativo e quei siti non sono riusciti a conquistare un numero di lettori tale da sostenerli economicamente.


E lo stesso Outing ha incontrato questi problemi con una sua iniziativa del 2006-2007, Enthusiast Group, un modello di giornalismo dal basso applicator allo sport, come lui stesso ha documentato su Editor & Publisher. (Vedi anche Lsdi, Il Citizen Journalism è morto, il futuro è il Giornalismo degli esperti).

A questo punto, dice Outing, la strada è avviare delle iniziative che possano combinare le nobili intenzioni del movimento del “citizen journalism” con i saperi professionale. Qualcosa che si potrebbe chiamare Citizen Journalism 2.0.

Dove potrebbe esserci un ambio di ruolo per i giornalisti professionali, dal tradizionale lavoro di cronaca e di redazione al reclutamento, supervisione, guida ed editing dei materiali prodotti dai membri di una comunità riuniti nella nuova forma del giornalismo “pro-am”. 

Outing fa riferimento in questo articolo a due iniziative: a Thought Leader, dal Mail & Guardian del SudAfrica, e agli Examiners dell’ Examiner.com negli Usa –  che secondo lui “sembrano promettere in termini di capacità di gestione delle potenzialità di una comunità di produrre contenuti rilevanti mantenendo il controllo editoriale sulla qualità”.
 

Thought Leader: l’ approccio ad invito
  
Si tratta di un sito del giornale sudafricano chiamato appunto Thought Leader, che raccoglie editoriali, saggi e interventi di membri selezionati della comunità. Il sito sembra come quelle pagine di giornali dedicate interamente a editoriali e opinioni, ma la differenza è che non si tratta di opinionisti o collaboratori del giornale, ma di cittadini della comunità.

Chi scrive sul sito produce “post” piuttosto che editoriali, anche se a volte gli interventi potrebbero riempire lo spazio degli editoriali dei giornali,  ma come “blogger” piuttosto che come “editorialisti” sono liberi contribuire col ritmo e nei giorni che preferiscono.
Tutti i contributi vengono comunque “passati” dai redattori di M&G e anche gli eventuali commenti dei lettori vengono controllati prima di essere pubblicati.

Gli scrittori hanno alcune indicazioni, come ad esempio scrivere di problemi e non usare il sito per affrontare cose personali.  

Matthew Buckland, general manager di Mail & Guardian Online, descrive Thought Leader come "un insieme di giornalisti, commentatori, esperti economici, accademici, politici e scrittori emergenti che scrivono sulla stessa piattaforma su problemi generali o di settore. Si tratta di una sorta di UGC (User generated content, ndr) che viene però da un ristretto e selezionato network di utenti”.

Finora l’ esperimento sembra avere successo. Buckland afferma che in sei mesi Thought Leader è ora la sezione del sito di M&G con le migliori performance e che raccoglie qualcosa come 1/5 di tutto il traffico.
 
E il bello è che tutto questo è stato realizzato con un budget pari a zero.

Buckland spiega che finora gli autori non sono stati pagati ma che in futuro probabilmente riceveranno una percentuale sui ricavi della pubblicità.

Anche i costi della redazioni sono minimi.

E sulla base della positive esperienza di Thought Leader, il giornale presto lancerà dei siti  basati sullo stesso modello: Tech Leader,  Business Leader, Media Leader e Sports Leader.

Secondo Buckland questo “approccio ibrido” di blogging e giornalismo tradizionale è una strada intelligente per aziende giornalistiche che cercano di espandersi nella copertura di determinati settori. "I giornali sono dei fornitori di contenuti di qualità. Questa è la loro unica caratteristica, che li differenzia nel mondo caotico dell’ online che consente a tutti di essere scrittori, giornalisti o fotografi. Ma nello stesso tempo i giornali non possono ignorare il potere dei media dei cittadini e i contenuti creati dai lettori.

“Io penso che questo approccio ibrido come il  modello Thought Leader – aggiunge Buckland – sia un compromesso perfetto. Essenzialmente esso tiene insieme il meglio dei due formati: blog, ma con un redattore che fa il lavoro di editing e che modera. E’ una strada che, fra blog e citizen media, i giornali possono imboccare senza abbandonare la loro funzione centrale di raccolta e controllo della qualità editoriale. E’ la strada con cui i giornali possono imbrigliare le intelligenze della comunità in maniera intelligente”.
 

Ed ecco gli “Examiners”

Il logo di Examiner.com

Examiner.com, il network di siti di informazione posseduto dal miliardario Philip Anschutz, ha lanciato una nuova iniziativa, che lavora seguendo gli stessi concetti del giornalismo pro-am. Ha sede a Denver (Colorado) e ha 60 siti web (molti dei quali non sono collegati a giornali che operano in quel mercato) e sta progettando un nuovo programma di reclutamento di uno staff di "Examiners" che coprano le proprie comunità. Il concetto è in pieno dispiegamento sui siti che coprono Denver, Seattle e Baltimore.

Un Examiner è una persona a contratto che copre specifici settori della sua comunità. Al  Denver Examiner.com, per esempio, ci sono degli Examiners che seguono i Denver Broncos (la squadra di foot-ball), la University of Colorado, la politica , la birra  e la scena gay, fra le altre cose.

Il sito di Denver ha un insieme di Examiners locali che scrivono per esso. Ci sono anche 15 Examiners nazionali che seguono settori più ampi (celebrità, educazione, Internet buzz, ecc.) e che lavorano per tutti i siti di Examiner.com.

Potrebbe sembrare un sacco di manodopera, ma come lavoratori a contratto, gli Examiner sono impiegati a part time e vengono pagati in base alle pagine (viste) realizzate con i loro contributi. Essere un Examiner è come essere una "guida" per About.com, che usa un’ ampia rete di persone a contratto per produrre contenuti su argomenti di settore. La differenza principale è che gli Examiners funzionano come dei quasi-cronisti, visto che in alcuni casi coprono delle notizie, mentre le guide di About.com sono dei fornitori di materiali dei loro settori più che dei giornalisti.

Gli Examiners sono prima di tutto dei blogger, anche se vengono incoraggiati ad andare oltre il semplice scrivere e ad esprimersi usando radio e video.

Il CEO di Examiner.com, Michael Sherrod, dice che l’ idea è di reclutare un gruppo di persone intelligenti per coprire una comunità  da varie angolazioni. Alcuni degli Examiner assunti fino ad ora erano dei blogger noti nella loro comunità. E anche alcuni giornalisti professionisti collaborano col sito per raggranellare qualche soldo extra ed esprimersi nei settori di cui sono appassionati (e che però non confliggono con il loro normale lavoro). Gli altri sono studenti, accademici, piccolo imprenditori, leader della comunità, ecc.  

Una differenza chiave con i collaboratori di Thought Leader è che gli Examiner vengono pagati e non c’ è nessuna intenzione di prendere gente che collabora gratis, dice Sherrod. L’ azienda sta ancora definendo i parametri per i compensi ma per ora viene utilizzato il modello “un tot a pagine viste”, che sembra il migliore.

Sherrod sta cercando di capire come fare a reclutare più Examiner in ogni città e nello stesso tempo compensarne il lavoro. Nel sito di Denver, per esempio, ora c’ è un solo Examiner che si occupa dell’ Università del Colorado. Ma ce ne vorrebbero di più per coprire tutta la comunità universitaria, da pagare per numero di pagine viste.

L’ aspetto pro-am del modello Examiner è nella infrastruttura di supporto editoriale. Ciascuna città avrà un direttore dei contenuti di quella città che sovrintenderà a un gruppo di Examiner. Negli uffici centrali di Denver ci sarà poi un responsabile regionale che coordinerà i siti di varie città.  

Sherrod sostiene che il modello Examiner.com non è una sorta di concorrente dei tradizionali siti informativi, ma piuttosto un diverso tipo di mezzo locale che attira una diversa audience. Non sono sicuro di questo – dice Outing -, visto che la rete di siti ha anche una copertura informativa internazionale e nazionale e quindi potrebbe servire anche come fonte di informazione primaria.

Ma l’ aspetto più interessante è piuttosto il fatto che questo modello è una strada per approfondire l’ informazione di nicchia senza grandi spese. E per superare il problema della bassa qualità dei contenuti che sorgeva con i modelli di citizen journalism 1.0

Il valore della qualità

E’ chiaro che i giornali devono cambiare – dice Outing -. Devono cambiare di più e più in profondità. Devono poter utilizzare tutte le opportunità offerte da internet per fare informazione e sfruttare le nicchie che esistono in ciascuna comunità. E farlo diminuendo gli organici.

Queste e altre simili forme di giornalismo pro-am o di Giornalismo 2.0 possono indicare la strada di come fare di più con meno, facendo leva sull’ influenza del blogging intelligente e sui media dei cittadini per offrire pubblicamente un contenuto di qualità, non robaccia non filtrata. Ugualmente inportante, restituiscono qualcosa ai membri della comunità che scelgono di partecipare.

Queste iniziative – conclude Outing – non vogliono sostituire il giornalismo tradizionale, ma diventarne complementari. E, cosa ancora più importante, forse esse possono anche far arrivare sul tavolo qualche nuovo e inatteso ricavo in più.

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