Il futuro della rete è (per lo più) nelle nostre mani…

| 24 maggio 2008 | Tag:,

Il logo del Berkman Center Una due giorni di incontri e di dibattiti ad Harvard per i 10 anni di attività del Berkman Center for Internet & Society – La rete ha davanti anche molte ombre: il dilagare di spam e malware, la iper-diffusa sorveglianza tecnologica, la proprietà che i provider ritengono di UGC e dati personali – Ed ha avuto anche “molte opportunità perdute” – Ma i prossimi 10 anni saranno intensi e interessanti quanto i primi 10

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di Bernardo Parrella

(da http://bernyblog.wordpress.com/)

A 10 anni dalla sua nascita, si è tenuta nei giorni scorsi  alla Harvard Law School una due giorni per fare il punto sull’ attività del Berkman Center for Internet & Society (il Centro di studi sul cyberspazio fondato presso l’ università di Harvard per seguire e analizzare lo sviluppo della rete), e  la sessione plenaria di chiusura si è concentrata sui prossimi 10 anni di lavoro.

Con un’ampia serie di suggerimenti: collaborazioni più strette con altre entità, a partire da quelle europee; quant’è egalitaria di fatto la rete? quante le voci effettivamente online?; rilanciare su privacy e proprietà intellettuale; ameremo ancora internet da qui a 10 anni, quando un altro miliardo di persone sarà online?; la reale penetrazione della open society in paesi quali Russia, Iran, Cina; e via di seguito.
Il tutto sempre con fare modesto e pacato, senza lanciarsi in metafore altisonanti e dando spazio alle opinioni di ciascuno, come nello stile del Berkman in questi decennio. Come ha chiuso Terry Fisher: “Continuando a porsi domande scottanti ma senza arroganza, facendo sul serio ma senza mai prendersi troppo sul serio”. Cosa non da poco, visto il can-can mediatico che continua a girare dentro e fuori Internet.
Jay-Z (alias Jonathan Zittrain) che insieme a un gruppo di fellows ha offerto un’ampia preview, con annesso feedback collegiale, di Herdict, progetto partecipativo di prossimo lancio mirato a misurare blocchi e censure dei siti web. Basterà installare un plug-in sul proprio PC onde monitorare periodicamente siti e pagine per poi riportare eventuali problemi di accesso. Ampliamento collaborativo del lavoro descritto nel recente volume Access Denied: The Practice and Policy of Global Internet Filtering nonché strumento pratico per consentire agli utenti di “prendere in mano il futuro della Rete”, come annotava lo stesso Jay-Z.

Laboratorio sperimentale aperto, nuovo modo di guardare il mondo, piattaforma su cui innestare innovazioni e rilanci. I pilastri dei primi 10 anni di attività del Berkman Center erano stati esplicitati al meglio nella prima giornata della conferenza alla Harvard Law School. Un percorso che, oltre a produrre una serie di analisi condensate in tre importanti volumi in uscita in questo periodo, ha variamente alimentato una serie di progetti a latere i cui migliori sono poi sfociati in note iniziative quali Creative Commons, Center for Citizen Media o Global Voices.

Successi che, hanno ribadito in rapida successione Elena Kagan (rettore della HLS), Terry Fischer (direttore del Berman) e Charles Nesson (co-fondatore), non fanno altro che dare ulteriore spinta verso indagini a tutto campo più che necessarie nell’attuale scenario al bivio tra Internet e società. È stato poi Jonathan Zittrain, sul cui volume fresco di stampa ruota in sostanza l’intero evento, a dare la svolta decisiva alla prima giornata. “Rischiamo di perdere la generatività che è stata cuore della Rete per come la conosciamo”, ha spiegato Zittrain, “perchè stiamo dando per scontate caratteristiche come creatività, apertura e sharing che invece vengono minacciate dal ritorno ai sistemi chiusi tipo iPhone e Facebook”.

Andando in parte controcorrente rispetto ai trend esaltati soprattutto tra high-tech e media mainstream, Zittrain ha ricordato il dilagare di spam e malware, la iper-diffusa sorveglianza tecnologica, la proprietà che i provider ritengono di UGC e dati personali. Per illustrare come “l’attuale traiettoria di internet va pericolosamente incarnando le molte opportunità perdute”.

Un quadro frastagliato e da non prendere con le molle, dove però non mancano certo possibilità di ripresa: “Esempi come Wikipedia dimostrano comunque le potenzialità delle tecnologie generative nonché la forza di un collettivo capace di evitare gli eccessi e gli abusi dell’apertura senza vigilanza”, ha concluso Zittrain. Tipico food for thought, oltre che incitamento all’azione di ciascuno e di tutti, senza voler lasciare il futuro nelle mani dei gatekeeper di turno nè dare nulla per scontato. Un intervento ispirato e condito da molto humour, coinvolgendo al meglio la platea che ha risposto con viva partecipazione. Proprio a dimostrare che, almeno in certi ambienti, c’è sempre molta voglia di riflettere e darsi da fare.

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