I giornali non sono più il centro del mondo: la nuova ecosfera dell’ informazione

| 26 aprile 2008 | Tag:, ,

Jeff Jarvis Jeff Jarvis (foto) analizza in un ampio articolo su Buzz Machine, il suo blog, come “la stampa” sia diventata in realtà una sfera (press-sphere) in cui è vertiginosamente cresciuta la complessità del sistema informativo – Una notazione chiave: il processo diventa molto più significativo del prodotto perché un articolo, su qualsiasi mezzo di informazione, è soltanto un segmento di una linea, un passaggio dell’ intero processo, e quel processo continuerà anche dopo la pubblicazione

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di Jeff Jarvis
(The press becomes the press-sphere,
Buzzmachine.com,
traduzione di Maria Itri)

Uno dei problemi che recentemente ho notato in molte discussioni sul futuro dell’informazione è che sono spesso troppo “stampa-centriche”. Si concentrano sui giornali come se questi fossero il centro del mondo,  come se la stessa informazione, le notizie dipendessero da questo, come se risolvere i problemi della stampa significasse risolvere quelli dell’informazione.

Questo non è l’ecosistema dell’informazione oggi.  Siamo di fronte ad una nuova importante strutturazione dei media e ci sono molti modi differenti di analizzarla. E fino a quando non lo capiremo, non credo che inizieremo a creare nuovi modelli per l’informazione.
Questi disegni semplicistici qui sotto sono un tentativo per iniziare a illustrare il nuovo ecosistema dell’informazione e dei media.

Iniziamo, ovviamente, con la situazione di partenza: le notizie attraverso il filtro della stampa arrivano a noi con poche altre alternative:
Schema Jarvis 1

Questo modello è sostituito oggi da una sfera dell’informazione in cui una qualsiasi di numerose fonti può, grazie ai link, aggiungere elementi ad un articolo e soddisfare il bisogno o il desiderio di notizie e informazioni. La stampa può essere coinvolta direttamente e può creare una servizio. Ma noi potremmo averlo trovato anche grazie ad una segnalazione (“se la notizia è importante, mi troverà”). In entrambi in casi si potrebbe avere fatto riferimento alla fonte materiale di un’azienda o di un sito governativo – che oggi giocano un ruolo informativo nel raccontare il complesso del servizio giornalistico. I testimoni possono avere un ruolo diretto nel processo. Il contesto potrebbe arrivare attraverso i link agli archivi. Le cronache degli osservatori potrebbero aggiungere nuove prospettive. Tutti questi elementi arricchiscono l’informazione.

Schema Jarvis 2

Se invece mettiamo la sfera pubblica al centro dell’universo – che è come dovrebbero essere disegnati questi grafici e come il mondo dovrebbe essere visto, come ognuno di noi lo vede – vediamo quante scelte  abbiamo davanti: la stampa, certo, ma anche i nostri pari, gli altri media, le fonti originali, i link, le aziende, il governo. Queste sono tutte informazioni  e noi interagiamo con esse con gli strumenti che abbiamo a disposizione.

E, ancora, la stampa si pone in una relazione diversa con il mondo attorno.

Schema Jarvis 3

Questo cambia il giudizio su un determinato servizio. L’ idea che entrino le informazioni ed esca un articolo – foto e testo entrano e il giornale esce – nasce dal fatto che c’ è effettivamente un risultato materiale della produzione e della distribuzione, ovviamente. Una storia però ora non inizia e non finisce mai. Ma ad un certo punto dello svolgimento di una vicenda, un giornalista (che lavora in posto qualsiasi) può avere l’ idea e mettere in moto qualsiasi genere di nuovo input. Ma la storia stessa – in qualsiasi mezzo di informazione – è soltanto un frammento di una linea, un passaggio dell’ intero processo, e quel processo continuerà anche dopo la pubblicazione.

Schema Jarvis 4
Mentre stavo parlando con i colleghi del Guardian della loro nuova redazione, ho visto una scritta sull’informazione in rilievo: nella stampa, il processo porta al prodotto, in Rete il processo è il prodotto. Questo ha un impatto su come i giornalisti vedono loro stessi e le loro relazioni con il pubblico. Questo mette in discussione l’organizzazione principale delle redazioni. Solitamente sono organizzate in sezioni – cronaca, economia, sport etc.- o funzioni – redattore, inviato, grafico etc. Anche dopo l’arrivo della rete siamo stati organizzati attorno ai media-cartaceo, online, ecc.

Ma in questa nuova ecologia, penso che le redazioni avranno bisogno di essere organizzate attorno ad argomenti o storie perché la nozione di sezione è sorpassata come il Sistema decimale Dewey . Le storie e gli argomenti diventano molecole che attraggono atomi: giornalisti, testimoni, commentatori e così via aggiungendo differenti elementi per una comprensione maggiore. Chi li fa avvicinare? Non è quasi mai il giornalista. Per ora è il lettore.

Schema Jarvis 5
Certo, questi non sono gli unici cambiamenti nell’architettura dell’informazione.

La settimana scorsa ho partecipato ad una discussione su questi cambiamenti all’Università di New York, che includeva queste idee:
*  La separazione del contenuto dalla presentazione delle pagine Internet significa che il design, la navigazione, il brand e il medium può cambiare e non è necessariamente controllato da un grafico.
*  Anche i feed hanno un impatto – e posso possono ridurre l’importanza – sul packaging  e sulla scala di piorità
*  I reportage dei testimoni riducono a loro volta le possibilità di confezionare le informazioni
*  I links traformano i nostri lettori nei nostri distributori
* Gli aggregatori e i links diventano le nostre nuove edicole
* L’ottimizzazione dei motori di ricerca ci motiva a creare  archivi e rendere i servizi giornalistici più permanenti
* I motori di ricerca riducono il potere delle testate
* Noi ci consideriamo non come proprietari di un contenuto o distributori ma come membri di una rete

(…)

Questi sono i cambiamenti fondamentali sui quali è costruita l’informazione e il mondo che ruota intorno a questa. Per questo parlare dei giornali come se questi rappresentassero tutta l’informazione è limitare la discussione. È una questione molto più complessa. È molto più significativo il processo del prodotto. Non ha limiti di fonti, distributori, commentatori e prospettive.

Quando ripenseremo a questa ecologia dell’informazione, saremo in una posizione migliore per programmare il futuro.

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