Gennaio ‘’nero’’ in Usa, ondata di tagli

| 17 gennaio 2008 |


Meno 86 addetti al Seattle Times, 25 sceneggiatori licenziati alla Disney e oltre 600 esuberi annunciati alla McGraw-Hill – Il settore dei media degli Stati Uniti sta registrando un’ondata di licenziamenti, annunciati o messi in atto, molto preoccupante – E’ un ulteriore segno che il 2008 sarà un anno di cambiamento

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di Matteo Bosco Bortolaso

New York – Dalla magica fabbrica dei sogni di Hollywood ai giornali di Chicago e Seattle, passando per gli autori di manuali della McGraw-Hill: nei giorni scorsi il settore dei media degli Stati Uniti ha registrato un’ondata di licenziamenti, annunciati o messi in atto, alquanto preoccupante. E’ un ulteriore segno che il 2008 sarà un anno di cambiamento.

Seattle Times

La Seattle Times Corporation, società che pubblica il Seattle Times, ha annunciato che licenzierà 86 persone per via dei problemi finanziari e con lo scopo di mantenere la proprietà familiare. Buon parte dei tagli riguarderanno il dipartimento che si occupa della distribuzione del giornale.

Il quotidiano, di proprietà in maggioranza della famiglia Blethen, recentemente ha dovuto varare una serie di cambiamenti strutturali per fronteggiare ricavi sempre minori dalla pubblicità. Pur avendo una redazione separata rispetto a quella del Seattle Post-Intelligencer (P-I), con l’altro giornale della città condivide – come stabilito da un accordo di partnership – diverse funzioni chiave come la distribuzione, la pubblicità, la stampa. La McClatchy possiede il 49,5% del Times, mentre il P-I fa parte della Hearst Corporation.

“Il nostro scopo è mantenere e rafforzare le operazioni di base riducendo i costi, per andare a pari con i minori ricavi”, ha spiegato Corey Digiacinto, portavoce della Seattle Times Corporation. “Trovare questo equilibrio è fondamentale per la nostra sopravvivenza – continua la Digiacinto – dobbiamo ridurre i nostri costi strutturali in modo tale da essere capaci di investire sui ricavi futuri”. La portavoce aggiunge che l’azienda seguirà cinque linee guida: mantenere la missione di servizio pubblico, focalizzandosi sulle famiglie; mantenere gli investimenti chiave per il futuro, con particolare attenzione all’online e ai prodotti di nicchia; ridurre parte della distribuzione per aumentare gli investimenti; concentrarsi sulle operazioni basilari dell’azienda; ottimizzare funzioni e processi.

Verranno licenziati almeno 14 impiegati nella distribuzione e saranno ridotti gli orari per altri 18, i quali – secondo quanto ha dichiarato il sindacato Pacific Northwest Newspaper Guild – non potranno più godere dei benefici sanitari. Il sindacato rappresenta 630 persone al Times, di cui 250 impiegate nella redazione. La gilda, inoltre, rappresenta 140 persone al P-I.

Secondo quanto ha dichiarato Liz Brown, una responsabile della gilda, il primo round di licenziamenti prenderà corpo in febbraio, il secondo in luglio. “Il Times – aggiunge – sta chiaramente cercando di avere il massimo dalla distribuzione con un gruppo di persone più piccolo: insomma, più lavoro per le persone che non saranno licenziate”.

“Anche se stiamo riducendo il numero attuale di contratti per la distribuzione – ribatte indirettamente la Giacinto – gli abbonati che ricevono il giornale a casa non dovrebbero sentire l’effetto di questo cambiamento”.

D’altro canto le riduzioni erano state annunciate dall’editore del Seattle Times Frank Blethem, che aveva spedito una nota ai dipendenti sulla drammatica situazione finanziaria del giornale. L’azienda deve affrontare “una dolorosa riduzione”, aveva scritto Blethen.
“Qualunque tipo di riduzione è troppo per chi viene lasciato a casa”, commenta Yoko Kuramoto-Eidsmoe, redattore del Times e presidente della gilda.

Disney e Warner Bros

Dopo settimane ai ferri corti tra major hollywoodiane e autori, la Disney ha deciso di troncare i contratti con venticinque sceneggiatori e produttori impiegati dallo studio. Tra questi c’è anche Larry Charles, che lavorava alla sitcom della Hbo Curb Your Entusiashm, e altri colleghi che scrivevano per Scrubs, Project Greenlight, What about Brian.

Alla Warner Bros lo scenario potrebbe essere ancora peggiore: in gioco ci potrebbero essere i posti di addirittura un migliaio di impiegati, che rischiano di rimanere senza lavoro al termine dello scontro, che non accettano più i contratti e hanno fermato l’industria dei sogni, mettendo in forse addirittura la cerimonia degli Oscar.

Nei giorni scorsi sono fioccati una serie di avvisi per i dipendenti: è il primo segno concreto che lo sciopero dell’associazione degli autori statunitensi (la Writers Guild Association o WGA), iniziato il 5 novembre scorso, potrebbe lasciare molti lavoratori a casa, ben più dei venticinque licenziati dalla Disney.

Una portavoce della Warner Bros non si è voluta sbottonare sul numero di lavoratori che hanno ricevuto i foglietti rosa di avviso, ma ha sottolineato che la legge obbliga l’azienda a notificare i suoi impiegati. L’obbligo è sancito dal dipartimento del lavoro di Washington attraverso le worker adjustment and retraining notification regulations (o più semplicemente Warn, come vegono chiamati gli avvisi).

“Abbiamo mandato le notifiche perchè, in certe circostanze, la legge federale e quella della California richiedono ai datori di lavoro di avvisare di possibili cambiamenti nello staff – ha spiegato la portavoce Stacey Hoppe – visto il prolungamento stop voluto dal sindacato, alcune divisioni dello studio dovranno licenziare alcuni lavoratori. Ci dispiace per l’impatto sui nostri impiegati e speriamo che possano tornare al lavoro una volta che lo sciopero finirà”.

Chi ha ricevuto le notifiche? Soprattutto addetti alla manutenzione, i quali spiegano che i foglietti sono stati spediti il 12 novembre scorso: chi li riceve potrebbe essere licenziato dopo 60 giorni dalla notifica.

Quello della Warner Bros, di proprietà della Time Warner, non è un caso isolato: la Fox, per alcuni dipendenti, ha cominciato a non pagare più gli straordinari, mentre i dirigenti di altri studios stanno rivedendo con attenzione le voci di spesa per lavorare al risparmio.

Insomma, nonostante piccoli segnali di apertura su singoli casi come il comico della notte David Letterman o l’attore Tom Cruise, lo sciopero – che tra qualche giorno sarà durato tre mesi – potrebbe lasciare per strada molte vittime.

Alla fine di uno scontro simile nel 1998, che durò ben cinque mesi, diversi dipendenti furono licenziati dagli studios.

McGraw-Hill

Anche la McGraw-Hill, che controlla BusinessWeek �e l’agenzia di rating Standar&Poor’s,� ha annunciato tagli per 611 persone, pari al 3% della forza lavoro. La McGraw-Hill pubblica manuali e riviste. I tagli sono stati annunciati il giorno dopo che Moody’s, principale concorrente di Standard&Poor’s, ha reso pubblico un taglio di 275 posti di lavoro. Entrambe le agenzie di rating devono affrontare la non florida situazione della finanza globale. La S&P perde così 172 dipendenti, mentre la divisione di McGraw-Hill che si occupa di manuali licenzia 304 persone.

Nei tagli di personale sono coinvolti anche 114 giornalisti e impiegati che lavoravano a riviste come Business Week Aviation Week. L’azienda ha licenziato anche 21 dipendenti che si occupavano di attività di gestione interna.

“Ridurre lo staff non è mai una decisione semplice, ma noi crediamo di aver preso delle decisioni che rafforzeranno la nostra organizzazione, migliorando la nostra capacità di servire i nostri clienti”.

Successivamente la McGraw-Hill ha annunciato che potrebbe taglaiare anche più dei 611 posti precedentemente annunciati. “Pensiamo che sia una cosa misurata e prudente adottare una seconda serie di tagli – ha detto Harold McGraw agli investitori della Citigroup – e siamo preparati anche ad una terza serie se sarà necessario”.

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