Due nuovi progetti per Global Voices

| 3 luglio 2008 | Tag:,

Global Voices Si tratta di Advocacy, che sostiene campagne contro la censura, e Rising Voices, che promuove l’inclusione e la partecipazione attraverso iniziative di sensibilizzazione e di formazione – Concluso a Budapest il Summit 2008

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Continua a crescere Global Voices Online, – il progetto lanciato nel 2004 da Ethan Zuckermann e Rebecca McKinnon con il supporto del Berkman Center all’ Harvard University, e oggi ente no-profit indipendente  -,  sia come numero di lingue “parlate”, sia come iniziative collaterali.

Nella due giorni del Summit 2008 che si è tenuto qualche giorno fa a Budapest, oltre a registrare l’ avvio della edizione italiana , che porta a 15 le versioni linguistiche, sono stati illustrati due nuovi progetti:  Advocacy, che sostiene campagne contro la censura, e Rising Voices, che promuove l’inclusione e la partecipazione attraverso iniziative di sensibilizzazione e di formazione in loco.

Ne dà notizia Eleonora Pantò – una delle coordinatrici della edizione italiana di GVO, presente fra l’ altro a Budapest  – con un articolo su politicaesocietà.blogosfere.it.

Tante – racconta Eleonora Pantò – le storie intrecciatesi durante il Summit, tante le suggestioni: dall’India, dove alcune ragazze hanno creato un sito in cui aggiungono sulla mappa della città i luoghi dove sono state molestate, alla storia di un quartiere di Medellin, Colombia, dove l’attivismo di giovani locali è sfociato nel progetto Hiperbarrio onde superare, grazie alla riuscita combinazione tra testo, video e foto, le tipiche forme di marginalizzazione di uno dei quartieri più a rischio della città.

Nel corso degli incontri a Budapest, sono stati preannunciati altri progetti sul territorio, mentre Zuckermann, in chiusura del Summit, è tornato sugli aspetti cruciali dell’intero progetto, ricordando: "Tre anni fa Global Voices era un piccolo sito, oggi è una community di vaste proporzioni: canadesi trapiantati in Cina, indiani che vivono a Londra, arabi che studiano in Giappone, quasi tutti nati in un Paese e che per ragioni varie vivono altrove, sempre in base all’idea che ‘global’ non è solo un concetto economico". Mescolando al meglio la forza e la passione dei citizen media di tutto il mondo.

Un’ ampia sintesi dei lavori è consultabile anche su visionpost.

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