Dal giornalismo al “churnalism”, produzione di massa di ignoranza

| 7 febbraio 2008 | Tag:,

Giornali britannici Una ricerca dell’ Università di Cardiff ha accertato che l’ 80% degli articoli dei giornali di qualità del Regno Unito sono prevalentemente fatti riciclando notizie di agenzia o comunicati stampa – E che alcuni giornalisti ora producono materialmente almeno tre volte in più di quanto facessero 20 anni fa

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Quasi l’ 80% degli articoli pubblicati sui giornali nazionali di qualità del Regno Unito sono in buona parte fatti riciclando notizie di agenzia o comunicati stampa. E’ uno dei risultati di una recente ricerca realizzata dal Dipartimento di giornalismo dell’ Università di Cardiff, secondo cui – tra l’ altro – alcuni giornalisti britannici producono attualmente almeno tre volte in più di quanto facessero loro o i loro colleghi 20 anni fa.

La ricerca – spiega un articolo su Press.gazette.com – ha rilevato che la maggioranza dei servizi contenuti nei giornali nazionali britannici sono realizzati in gran parte con materiali forniti da Uffici stampa o agenzie. In particolare sarebbero queste le proporzioni: The Times, 69 per cento; The Daily Telegraph, 68 per cento; Daily Mail, 66 ; The Independent, 65,  e The Guardian, 52 per cento.

Criticando aspramente quello che definisce “churnalism”*, Nik Davies, un esperto di media del Guardian,  dice: “Ora più che in passato, siamo coinvolti in una produzione di massa di ignoranza perché le corporation e gli amministratori hanno tagliato gli organici, aumentato I nostri ritmi di lavoro e ci hanno definitivamente incatenato ai nostri desk”.


The Telegraph, Guardian e Times non hanno voluto commentare la ricerca, mentre PressGazette ha raccolto le reazioni nelle redazioni del Daily Mail e dell’ Independent che comunque, riporta Nicolas Kayser-Bril sull’ Observatoir des médias sono state del tipo:  « Ah, ma noi no, noi non siamo così, forse gli altri».

Il “poco di giornalismo che produce la stampa”, commenta ancora Kaiser-Bril, “deriva dunque dal forte aumento del numero di articoli che il giornalista deve produrre. Risultato: del personale qualificato viene pagato per fare del copia-e-incolla e produrre articoli mediocri. Così Ci perdono tutti: i giornalisti, che non hanno più il tempo di fare il loro vero lavoro e agli editori che si ritrovano con tonnellate di invenduto”.

Una volta di più questo esempio mostra che il problema della stampa non si limita a internet. Il web ha semplicemente messo fine all’ oligopolio che gli assicurava dei margini di profitto indebiti. L’ arrivo della concorrenza online mette i media tradizionali di fronte alle loro contraddizioni. Il contenuto che essi producono è semplicemente non competitivo.

Unico problema: per cambiare modello e mentalità (cosa per cui sembra ci voglia molto tempo, stando a questa  testimonianza di Howard Owens) ci vogliono soldi. Molti soldi. I giornali britannici ne ancora ancora un po’, visto che i tassi di profitto sono ancora vicini al 10%. In Francia – conclude Kaiser-Bril – il compito si annuncia più arduo. E da noi in Italia?

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* Da “churn out”, “produrre in grande quantità”. Vedi anche “Churnalism”, in Freemania,“The difference between journalism and churnalism” (Guardian).

La ricerca (eng) è scaricabile qui : http://www.cf.ac.uk/jomec/library/doc_lib/Quality_Independence_British_Journalism.pdf.

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