Da Davos nuove previsioni sulla ‘’morte’’ dei giornali

| 30 gennaio 2008 | Tag:

La sfera di cristallo In un forum si è parlato come data del 2014 – Un articolo di FollowTheMedia analizza ironicamente la situazione, rilevando comunque che se i giornali si lasciano scappare il predominio sulla cronaca locale, bisognerà cominciare a chiedersi non più ‘’se’’, ma ‘’quando’’ quella previsione si avvererà

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di Philip M. Stone
(da FollowTheMedia)

Ci risiamo! Tornano le previsioni sulla data della presunta scomparsa dei giornali di carta.

Questa volta se ne è parlato al World Economic Forum (WEF), nel corso di un dibattito sul futuro a cui hanno partecipato fra gli altri Paul Saffo, della Stanford, e Peter Schwartz, presidente di Global Business Network, è stata suggerita la data del 2014.

Ma sin da quando internet è diventato una grande potenza abbiamo ascoltato predizioni sulla fine della stampa e così non c’ è bisogno di fare attenzione ad altre predizioni. Giusto?

Dipende dal senso che si dà alle parole, rileva Stone. Al Wef dell’ anno scorso ci fu la famosa indicazione che il presidente della New York Times Company, Arthur Sulzberger, dette al quotidiano israeliano Haaretz. “I really don’t know whether we’ll be printing the Times in five years, and you know what? I don’t care either.�? (“«Non so davvero se stamperemo il Times fra cinque anni, e sa che cosa? Neppure mi interessa») . Che provocò una grande quantità di allarmi e pianti tanto che Sulzberger fu poi costretto a spiegarsi con i suoi collaboratori e dipendenti. Precisando che avrebbe continuato ad investire nel giornale di carta, naturalmente, e che quei cinque anni erano il tempo necessario per fare in modo che tutto l’ apparato online potesse reggersi da solo sul piano della redditività.
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Comunque, al di là di tutto, la previsione su una possibile ‘’morte’’ del giornale tradizionale resta e la vera, reale domanda da porsi guardando nella sfera di cristallo è soltanto: ‘’quando?’’.

(segue)

Rebekah Wade, direttore del Sun (gruppo Murdoch) – il tabloid più diffuso dell’ UK – crede che ci vorranno almeno 15 anni perché i ricavi di internet diventino significativi quanto quelli di un giornale cartaceo. Lo ha confermato al Comitato sui media della Camera dei Lord che il fatturato della parte online del Sun diventerà significativa in un tempo che va “dai 14 ai 15 anni�?.
Nonostante i giornali possano vantarsi di registrare dei forti incrementi nel traffico e nei ricavi da internert, Wade ha ricordato al Comitato che la base di partenza recente era zero e che i ricavi dei prodotti a stampa erano significativamente più rilevanti di quelli di Internet.

‘’Noi abbiamo un serie di proiezioni e di obbiettivi che vogliamo raggiungere e finora li stiamo raggiungendo. A lungo termine non posso però essere più precisa e dire quale percentuale può venire dall’ online. Ma possono solo dire che essa sarà significativa in 14-15 anni. Ora come ora è il giornale (di carta) a fare soldi’’.

Ma ha ammesso che internet porta nuovi lettori ai giornali, soprattutto lettori giovanni. ‘’Circa il 70% dei 300.000 lettori unici (Sun Internet) hanno meno di 35 anni. E’ veramente diverso dal giornale. Online stiamo portando giovani lettori al mondo del Sun. Questa è la nostra strategia’’, ha spiegato.

Il dibattito sul ‘’quando’’ piuttosto che sul ‘’se’’ ha avuto un incremento di interesse questa settimana per un articolo sul Washington Post intitolato: “Does The News Matter To Anyone Anymore�? (Le notizie non interessano più nessuno). Ne è autore un ex giornalista del Baltimore Sun, David Simon, attualmente direttore esecutivo della serie HBO “The Wire�?, che nel suo episodio finale mostra le battaglie che devono combattere i giornali attualmente. Il suo articolo sul WP colpisce in particolare per un paragrafo in cui si racconta come una grande testata come il Baltimore Sun è stata trasformata dal grande giornale che era una volta in quello che è oggi. E per qualche veterano della stampa ci potrebbero essere vari altri nomi al posto di quello del Sun.

In uno dei commenti di questo tenore, quello di Alex Alben del Seattle Times, ci veniva ricordata la predizione catastrofica ‘’sul futuro dei giornali’’ fornita a un Forum alla Columbia University nel 1996 da Mike Slade, CEO della Starwave Corporation. Era il tempo in cui Internet aveva appena cominciato a funzionare ed erano buoni cnque anni prima che qualcuno sentisse parlare di Craigslist. Il punto di vista di Slade era che il modello giornale era in pericolo:

“• Ben la metà dei contenuti di un giornale in un dato giorno sono forniti da altri, come i lanci dell’ Associated Press o i fumetti e le opinioni delle vare syndication;
“• L’ altra metà del prodotto è realizzaato concretamente da 50-100 persone con galloni giornalistici;
“• Una percentuale relativamente piccola della popolazione di una determinate area metropolitana è abbonata a un giornale;
“• I giornali fanno conto sulla piccola pubblicità, che un giorno verrà soppiantata da quella gratuita sull’ online�?

Il suo consiglio: costruire un modello economico difendibile, ma l’ industria editoriale non stava a sentire e ora ne sta pagando i costi.

Quello che va ancora a favore dei giornali è che la gente desidera davvero molto l’ informazione in questo mondo digitale. Le piattaforme possono essere diverse, ma vogliono notizie e i giornali stanno cercando di trovare la loro nicchia in questo mondo ultra-sfaccettato. Il problema è che con i continui tagli degli addetti i giornali finiscono per indebolire quello che gli analisti ritengono sia la loro chance principale: dominare nel campo della copertura della cronaca locale.

E’ con questa prospettiva in testa che si capisce bene che cosa il Chicago Tribune sta facendo con i suoi siti di informazione iper-locale che vanno a coprire altre 21 comunità. Chi meglio di chi ci vive può sapere che cosa accade localmente?
Il messaggio è quindi molto chiaro: o i giornali riescono a dominare nel campo della cronaca locale e iper-locale, oppure, ancora una volta, qualcuno mangerà la loro fetta di torta e quelle infauste predizioni potrebbero diventare molto più realistiche di quanto chiunque di noi potesse pensare.

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