Agoravox, un giornalismo complementare a quello professionale

| 4 ottobre 2008 | Tag:

Il logo Presentata a Roma l’ inchiesta su Camorra e rifiuti – In un mese il sito ha registrato 25.000 lettori e conta 320 reporter cittadini e quasi 1.000 articoli pubblicati – I progetti per il futuro

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Sei mesi di ricerche, tre gruppi di cittadini-reporter e due giornalisti professionisti che hanno coordinato il lavoro. E’ frutto di questo impegno l’ inchiesta partecipativa su Camorra e rifiuti con cui ieri si è presentata ufficialmente al pubblico AgoravoxItalia, la sezione italiana di  AgoraVox, la testata creata in Francia da Carlo Revelli con la collaborazione di Joel de Rosnay e diventata presto uno dei principali siti di giornalismo partecipativo in Europa.

La presentazione dell’ inchiesta – che si è tenuta a Roma nel Nuovo Cinema Aquila, una sala che il Comune di Roma ha espropriato tempo fa alla Banda della Magliana – ha dato modo a Revelli e a Francesco Piccinini, manager di Agoravox Italia, di fare il punto sul progetto e di annunciare le linee di sviluppo del sito.

L’ idea di base rimane quella di occupare “uno spazio che non è alternativo ma complementare al giornalismo professionale”, come ha sottolineato Piccinini, allargando la partecipazione dal basso ma affinando sempre di più i processi di controllo, sia attraverso dei software specifici che con l’ intervento dei “moderatori” e poi, in ultima analisi, di una redazione professionale.

I numeri sono incoraggianti, secondo Piccinini: in un mese il sito ha registrato 25.000 lettori e conta 320 reporter cittadini e quasi 1.000 articoli pubblicati.

I progetti, oltre alle inchieste partecipative, prevedono un uso più frequente di dirette – analoga a quella fatta in occasione dell’ ultima manifestazione di protesta a Chiaiano -, la realizzazione di una serie di rubriche quotidiane, e la realizzazione di una sorta di canale di informazione da quello che Piccinini ha definito “Fronte Meridionale”. L’ idea è di fare una rete di tutti i blog che si occupano delle crisi del sud Italia per dare un’ idea non episodica ma globale dei problemi del Mezzogiorno.  

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