In un articolo su infodem.it Beppe Lopez denuncia la vicenda di alcune emittenti private finanziate dallo Stato “con trucchi e sotterfugi grotteschi e scandalosi, ai danni di tutte le altre radio. Con tanti saluti alla promozione del pluralismo e della libera concorrenza di mercato” - Ma chi ha sentito parlare di "movimenti politici" come 'Roma idee' o 'A viva voce'?
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“Si facciano pure i tagli dei fondi per l’editoria – anzi si debbono fare! – ma lo si faccia con un minimo di dignità e di logica, eliminando le costose, indebite rendite parassitarie e i numerosi e imbrogli e raggiri tuttora consentiti”. E’ così che Beppe Lopez, giornalista e scrittore, autore del libro “La casta dei giornali” (ed. Stampa alternativa), conclude su infodem.it – il sito da lui diretto – una nuova denuncia contro una delle tante storture delle norme sul finanziamento pubblico delle testate giornalistiche.
Questa volta al centro della sua analisi sono alcune radio, in particolare “quelle sei radio più uguali delle altre”, finanziate in quanto sedicenti “organi di partiti politici rappresentati in Parlamento”. Finanziate – spiega Lopez nella sua analisi – “con trucchi e sotterfugi grotteschi e scandalosi, ai
Sei radio “più uguali” delle altre
In un articolo su infodem.it Beppe Lopez denuncia la vicenda di alcune emittenti private finanziate dallo Stato “con trucchi e sotterfugi grotteschi e scandalosi, ai danni di tutte le altre radio. Con tanti saluti alla promozione del pluralismo e della libera concorrenza di mercato” - Ma chi ha sentito parlare di "movimenti politici" come 'Roma idee' o 'A viva voce'?
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“Si facciano pure i tagli dei fondi per l’editoria – anzi si debbono fare! – ma lo si faccia con un minimo di dignità e di logica, eliminando le costose, indebite rendite parassitarie e i numerosi e imbrogli e raggiri tuttora consentiti”. E’ così che Beppe Lopez, giornalista e scrittore, autore del libro “La casta dei giornali” (ed. Stampa alternativa), conclude su infodem.it – il sito da lui diretto – una nuova denuncia contro una delle tante storture delle norme sul finanziamento pubblico delle testate giornalistiche.
Questa volta al centro della sua analisi sono alcune radio, in particolare “quelle sei radio più uguali delle altre”, finanziate in quanto sedicenti “organi di partiti politici rappresentati in Parlamento”. Finanziate – spiega Lopez nella sua analisi – “con trucchi e sotterfugi grotteschi e scandalosi, ai
Il web sui sistemi mobili può rafforzare la readership dei giornali
I siti web dei giornali realizzati specificamente per il “mobile” possono aiutare a rafforzare la readership dei giornai locali. E Verve Wireless, che già serve le edizioni per i cellulari dell’ Associated Press e dei giornali del gruppo MacClatchy, sta offrendo la tecnologia per farlo.
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"E’ importante e intelligente per i giornali attrezzarsi per il fenomeno-mobile e non commettere l’ errore che avevano fatto aspettando troppo a lungo prima di abbacciare internet”, dice Greg Sterling, un analista del mobile Web per Opus Research.
Art Howe, direttore generale di Verve, spiega che l’ infornazione locale attirerà sempre la gente, anche se non è su carta. Tuttavia – rileva Editor’s weblog - per essere più funzionali i siti online per il “mobile” non devono essere “Internet lite".
(continua...)
Solo una notizia su 10 nei media Usa riguarda l’ estero
Secondo lo studio, che è stato realizzato analizzando 48 meda fra i più popolari degli Stati Uniti, la Cina è stata la nazione più visibile fra i media americani, con il 16,6% delle notizie, seguita da Irak (7,6%) e poi dalla Birmania (7,2%). Seguono Pakistan (5,3%), Zimbabwe (5,2%), Israele (5,2%), Palestina (4,4%), Afghanistan (3,9%) e Iran (2,6%).
La Russia, si lamenta la Novosti, è soltanto alla 12° posizione, con l’ 1,9% delle notizie, dopo Cuba (2,2%) e prima del Libano (1,6%).
Un americano su 5 guarda la tv sul web
Uno studio della Integrated Media Measurement , secondo cui il 50% delle persone che guardano la tv online "sembra aver cominciato ad usare il pc come un sostituto della tv"
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Un telespettatore americano su cinque guarda i programmi della prima serata online anziché in televisione, in particolare se è donna e lavora. Ne dà notizia la Reuters.
I dati sono al centro di uno studio di Integrated Media Measurement (Immi), una società Usa che si occupa dell'analisi del rapporto tra esposizione ai contenuti dei media e comportamento dei consumatori.
Il 50% delle persone che guardano la tv via Web "sembra aver cominciato ad usare il pc come un sostituto della tv", spiega Imm. L' altra metà usa Internet per guardare i programmi che non è riuscita a vedere alla tv, o per riguardarne alcuni spezzoni.
(continua...)
Le notizie locali? Clicca sulla piantina della città e le trovi zona per zona
Il Chicago Tribune stringe un accordo con EveryBlock per geolocalizzare i suoi articoli - Una mappa aggiornata con la “geografia” delle notizie delle ultime 48 ore - Un esperimento che coinvolgerà altri quotidiani
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Accedere agli articoli attraverso le piantine dei luoghi a cui le vicende fanno riferimento. Il processo di personalizzazione dell’ informazione, che secondo alcuni osservatori può essere una chiave del successo soprattutto nel campo dei giornali locali, passa anche attraverso la « geolocalizzazione ». Il Chicago Tribune, di cui avevamo già parlato qualche settimana fa (vedi Lsdi, Personalizzare l' informazione, una chiave per il successo ), ha raggiunto ora un accordo con EveryBlock - un sito che funziona come "filtro geografico" per le centinaia di notizie e infrmazioni che vengono prodotte ogni giorno nei grandi centri urbani - per consentire ai lettori scegliere e raggiungere gli articoli attraverso una cartina geografica.
Lo segnala Philippe Couve sul suo blog, Samsa.fr , spiegando che il sito è ancora in beta (fase sperimentale). Il titolo è
Giornali: perché non lasciare a Google la diffusione dei contenuti e concentrarsi sul giornalismo?
Ipotesi per una nuova economia delle redazioni del futuro
Cedere a Google (che ne sarebbe felice…) quello in cui è già campione sull' online e concentrarsi invece su quello che i giornali sanno fare meglio, e cioè il giornalismo – I principali siti francesi che si occupano di media raccolgono e rilanciano la “provocazione” di Jeff Jarvis:“Che resterà domani ai giornalisti? L' investigazione soprattutto. Ma questa costa caro. Da qui l’ interesse a economizzare sul resto, trovando semmai anche qualche mecenate per il giornalismo d’ inchiesta” - Un elenco di quello che si dovrebbe togliere nelle redazioni e di quello su cui bisognerebbe invece investire – L’ importanza delle rubriche
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E se si lasciasse a Google la diffusione dei contenuti dei giornali? “Se fosse così i gruppi editoriali potrebbero concentrarsi su quello che sanno fare di più: il giornalismo”.
E’ questo – dice Benoit Raphael in una riflessione sulla “nuova economia” delle redazioni del futuro - il nuovo sasso nella palude lanciato da Jeff Jarvis, il noto giornalista e blogger Usa specializzato in nuovi media e direttore della cattedra di giornalismo interattivo all’ Università della Città di
La stampa trascura le potenzialità giornalistiche dei data-base
Un concorso per valorizzare miliardi di dati del governo UK è stato finora disertato dagli organi di stampa – Eppure i lettori amano le statistiche e i data-base come aveva scoperto il Gruppo Gannett (Usa) nel 2006
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Il governo britannico ha l’ intenzione di rendere publiche tonnellate di dati accumulati negli anni scorsi nei campi della giustizia, dell’ educazione e della salute, e ha lanciato un concorso destinando 20.000 sterline a chi immaginerà qualche sistema innovativo per valorizzare questo immenso materiale incrociando i dati a disposizione. Ma nessun organo di stampa per ora ha presentato un progetto.
La gara – intitolata « Show us a better way » - si concluderà a settembre quando i dati verranno consegnati al vincitore.
L’ ambizione per il momento è piuttosto modesta – nota Nicolas Kayser-Bril sul suo blog, Windowonthemedia – visto che i candidati devono semplicemente rispondere a due domande: Describe your idea. How does it work and who does it help? e What information or services do you need?

Il 16 giugno è uscito il suo ultimo numero (nella foto la copertina) e in una lunga e amara intervista a Vildana Selimbegović, di DANI, il direttore responsabile , Viktor Ivančić, spiega perché il Feral è morto. Di eutanasia - ammette -, ma anche di censura – E racconta amareggiato il boicottaggio dell’ industria pubblicitaria e il silenzio dei giornalisti croati
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Secondo una recente ricerca di Médiamétrie i francesi consumano sempre più media.