La realizzazione di varie campagne, anche per colossi come GM, Microsoft e Banca d’ America, si sposta dalla Silicon Valley in paesi come Costa Rica, Bulgaria o Ucraina – A causa della complessità di alcune campagne, della ricerca di nuovi talenti ma anche di risparmi fino al 50% - Un articolo su Visionpost
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Alcune grandi campagne pubblicitarie online, che fino a poco tempo venivano progettate e prodotte nel cuore della Silicon Valley o a New York, cominciano ad essere realizzate fuori dalla California e dagli Stati Uniti.
Lo segnala Emanuela Di Pasqua in un articolo su Visionpost, citando il caso di campagne studiate per aziende come la General Motors, Microsoft e la Banca d'America.
Il fenomeno sarebbe dovuto a una “crescente attenzione ai costi” dovuta anche alla tendenza a “costruire campagne pubblicitarie per il web sempre più intricate, che richiedono molto lavoro per raggiungere una pluralità di siti con diverse varianti dello stesso messaggio pubblicitario. E questo nuovo volto dell' advertising, sempre più labour-intensive – rileva Di Pasqua -, ha spostato
Nel prossimo biennio, secondo una ricerca presentata qualche giorno fa, si confermerà la stessa percentuale di aumento in atto dal 2002 – La crescita è stata favorita dal 2006 soprattutto dalla spinta di internet, che in alcuni periodi ha raggiunto ritmi di aumento del 65% e che nel 2010 dovrebbe raggiungere il 5% del mercato pubblicitario del paese
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Su Fotografia&informazione un articolo sulla vicenda di alcune foto che sarebbero state erroneamente fatte passare per immagini delle vittime di Hiroshima – Marginalità, funzione decorativa, subalternità del lavoro fotografico: in un episodio relativo a un errore di attribuzione si delineano due diverse culture del sapere iconografico
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Ritirando l’ offerta di acquisto su Newsday, il boss australiano dei media ha evitato forse una durissima battaglia legale sulle norme anticoncentrazione – O forse è stato costretto a rinunciare per la mancanza di denaro dovuta alle ingenti spese per accaparrarsi il Wsj - Ma gli analisti si chiedono anche a chi giovi questa rinuncia e che intenzioni abbia l’ acquirente, la Cablevision, che non possiede altri giornali e di conseguenza non avrà grandi vantaggi in operazioni di accorpamento
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Una due giorni di incontri e di dibattiti ad Harvard per i 10 anni di attività del Berkman Center for Internet & Society – La rete ha davanti anche molte ombre: il dilagare di spam e malware, la iper-diffusa sorveglianza tecnologica, la proprietà che i provider ritengono di UGC e dati personali - Ed ha avuto anche “molte opportunità perdute” - Ma i prossimi 10 anni saranno intensi e interessanti quanto i primi 10
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di Bernardo Parrella
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In Gran Bretagna, terra pionieristica per quanto riguarda l’abbattimento della “verticalizzazione” dei rapporti tra istituzioni e cittadini, è stata lanciata in questi giorni l’ennesima iniziativa di stampo democraticamente “orizzontale”: il question time on-line
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di Andrea Fama
Il seppur zoppicante Premier inglese Gordon Brown ha appena annunciato il lancio di quella che è una trasposizione multimediale del question time ordinario, che si tiene alla Camera dei Comuni e durante il quale i deputati pongono domande alle quali il Primo Ministro è obbligato a rispondere. La grande novità è che in questo caso le domande saranno poste direttamente dai cittadini, che le caricheranno sotto forma di video clip collegandosi alla sessione Ask the PM (“Chiedi al Primo Ministro”) del sito YouTube, e saranno poi gli stessi utenti a votare le domande più interessanti da girare al Premier.
I temi caldi di questo nuovo forum on-line, ha annunciato Brown, spazieranno dalla globalizzazione ai servizi pubblici locali, dal cambiamento climatico all’occupazione, e se da un lato si parla di una “democrazia diretta” per la prima volta promossa da un Premier - mentre dai banchi dell’opposizione si grida all’appropriazione indebita di un’idea già avanzata dal leader dei conservatori, poco importa,
“Russia Unita” ha annunciato che non voterà l’ emendamento presentato da un attivista filoputiniano che prevedeva la possibilità di chiudere un giornale in caso di presunta diffamazione e contro cui avevano duramente protestato i giornalisti indipendenti, che si erano appellati anche all’ opinione pubblica internazionale – Alla prima lettura avevano votato a favore dell'emendamento la schiacciante maggioranza dei deputati, 399 - Un solo voto contrario - Un clima fortemente censorio e punitivo nei confronti della libertà di espressione
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Un’ analisi di eMarketer – Anche gli stessi giornalisti usano i blog più per ascoltare l' opinione pubblica o controllare la concorrenza, che come fonti di informazione
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