Un aggregatore di canali tematici gestiti autonomamente da giornalisti che in un anno ha raggiunto 700.000 lettori unici mensili – I singoli siti sui vari argomenti sono totalmente indipendenti fra loro e vengono gestiti direttamente dai giornalisti-editori che li curano e che sono anche legittimi proprietari dei siti stessi - Il Network “autofinanzia la nascita di nuovi canali con il 50% dei proventi pubblicitari, che per il restante 50% vanno al giornalista”
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Aggregatore di notizie e di informazioni attraverso l’ aggregazione di giornalisti-editori di se stessi.
E’ il Social network portal (Ecomatrix.it) , un esperimento di micro-editoria online che, dopo oltre un anno di attività, ha raggiunto nel mese di maggio i 700.000 lettori unici.Non una testata unitaria e più o meno centralizzata e gerarchizzata (funzioni che anche negli esperimenti più spinti di giornalismo dal basso continuano ad esistere per dare coerenza editoriale al prodotto), ma uno spazio editoriale online in cui confluiscono una serie di canali totalmente indipendenti fra loro e gestiti direttamente dai giornalisti-editori che li curano e che sono anche legittimi proprietari dei siti stessi.(continua...)
I giornali hanno aumentato il loro share degli investimenti pubblicitari dal 13,6% del 2006 al 14% del 2007, nonostante il calo nella diffusione.
E’ The Capital Times, che non viene più stampato e si può sfogliare soltanto sul sito internet - “Sentiamo che il nostro pubblico si è rimpicciolito e che non siamo più abbastanza rilevanti”, ammette l’ editore – “Stiamo solo andando un po’ più avanti e un po’ più veloci degli altri, ma il trend generale si sta registrando ovunque”
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Peter Phillips, docente di Sociologia all’ Università di Sonoma, dopo aver viaggiato nell’ isola in lungo e in largo, invitato dall’ Unione dei giornalisti cubani, e aver visitato decine di redazioni, racconta in un articolo su Mediachannel che “tutti i giornalisti incontrati hanno detto di avere la completa libertà di scrivere o registrare qualsiasi storia essi vogliano” – Insomma, “un quadro distante anni luce dal sistema stalinista dei media descritto spesso dagli interessi Usa”
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Alle Assise internazionali del giornalismo di Lille Benoit Raphael ha trovato un clima cupo sulla situazione della professione, un’ atmosfera di vera e propria “angoscia esistenziale” – Ma anche se alcune funzioni del giornalista stanno scomparendo, internet ne sta portando altre – Non ha più il monopolio della mediazione informativa, perde il ruolo di testimone della notizia e di analista, ma conserva ad esempio il ruolo di verifica e contestualizzazione, quello di investigazione e, soprattutto, la funzione di rendere accessibile a tutti il flusso di informazioni che la rete diffonde
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Una carta per la qualità dell’ informazione; un organismo di mediazione e regolazione per proteggere le buone pratiche giornalistiche; il riconoscimento giuridico delle redazioni. Sono i tre filoni di intervento individuati nel corso delle Assise internazionali del giornalismo che si sono svolte a Lille dal 21 al 23 maggio con la partecipazione di oltre 700 persone.
Carte aziendali, garanti dei lettori, e altre iniziative prese a livello delle singole testate non sono sufficienti di fronte alla complessità del funzionamento del sistema mediatico – spiega 
I media come “cornice portatile” in cui infilarsi per “tornare a casa” nei momenti di spaesamento – Una tesi di un ricercatore della Iulm - Il caso della BBC, che non avrebbe più una funzione di integrazione culturale nei confronti delle ultime ondate migratorie, spinte così a rifugiarsi sempre di più nei media dei paesi d’ origine
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Lo sostiene un intervento su Business Week, secondo cui la crescita enorme dei profitti del motore di ricerca non si tradurrà in “danaro a sostegno del lavoro, spesso rischioso, dei giornalisti che vanno sul campo a cercare notizie - Google poi, secondo il magazine, “uccide l’ innovazione" anche perché "promuove la cultura del tutto gratis”, che sarebbe assolutamente “nichilista”
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