L’ industria dei giornali ha registrato nel 2007 il più grave calo dei ricavi pubblicitari in più di 50 anni. Lo rileva Editors&publishers, citando i dati diffusi dalla Newspaper Association of America, secondo cui la diminuzione è stata pari al 9.4% (42 miliardi di dollari) rispetto al 2006.
Si tratta del dato negativo peggiore da quando (nel 1950) la NAA cominciò a misurare gli investimenti pubblicitari.
Un calo leggermente meno vistoso si era registrato nel 2001, con un 9% in meno.
I ricavi della pubblicità online sono aumentati del 18.8 per cento, con un netto rallentamento della crescita, che nei tre anni precedenti era stata sempre dell’ ordine del 30%.
Gli investimenti pubblicitari online comunque costituiscono solo il 7,5% dei ricavi pubblicitari complessivi dei giornali nel 2007, confermando che ci vorranno ancora anni prima che la pubblicità online raggiunga quella del settore stampa.
(Vedi anche l’ articolo del New York Times)
Due magazine, People e OK!, hanno comprato a suon di milioni le foto esclusive dei gemelli dell' atrice americana, mentre la maggior parte dei quotidiani Usa non può permettersi i 1.000-2.000 dollari necessari per assicurarsi un proprio inviato sui voli giornalieri dei candidati alle presidenziali – Una amara analisi di Philip Stone su FollowTheMedia -Neanche USAToday, il quotidiano più diffuso a livello nazionale, copre l’evento giorno per giorno, e la lista dei principali quotidiani metropolitani che risultano assenti è scandalosa e dolorosa al contempo, in quanto prova ulteriore di come i tagli al bilancio e al personale stiano minando la produzione giornalistica di così tante testate
----------
Una analisi della situazione di blocco di molte redazioni francesi di fronte alla Rete, che ha molti punto di contatto con quella italiana – Le cause? Pregiudizi su internet, che molti ancora considerano l’ immondezzaio dell’ informazione, età e paure dei capiredattori, ignoranza dei “padroni” dei siti, baronie interne, problemi sindacali, ecc. – In questo quadro, secondo Benoit Raphael, “le strategie globali sono spesso paralizzanti e hanno poche possibilità di ottenere successo. I piccoli progetti invece sono spesso la soluzione migliore, a condizione, naturalmente, di non affrontarli come dei progetti “piccoli”. Cioè: poco costosi, poco rischiosi…”
----------
I dati di Free Daily Newspapers, la newletter curata da Piet Bakker, uno dei maggiori esperti di free press – La Spagna guida la classifica con 23 testate free, mentre in Germania le quattro testate che c’ erano nel 2005 oggi hanno chiuso tutte – A livello mondiale 228 testate in 55 paesi, con 43,53 milioni di copie di diffusione
----------
Il numero di testate di giornali gratuiti in Europa è cresciuto da 2 a 125 fra il 1995 e il 2008.
E’ uno dei dati contenuti nell’ ultimo numero di Free Daily Newspapers, la newletter curata da Piet Bakker, uno dei maggiori esperti di free press.
La Spagna è il paese che guida la classifica, con 23 testate diverse nel 2008 (ma già nel 2005 era in testa).
In Germania invece c’ erano quattro testate nel 2000 ma hanno chiuso tutte.
Negli Stati Uniti quotidiani gratuiti vengono pubblicati in 19 Stati: erano 5 nel 1995, 6 nel 2000 e 15 nel 2005.
Il numero di testate è cresciuto dai 12 del 2005 a oltre 50 nel 2008.
California, Colorado e New Hampshire hanno il maggior numero di gratuiti.
In Asia i quotidiani gratuiti sono cresciuti da 3
----------
Dodici miliardi di dollari nel 2005, 16 nel 2006, e oltre 18 miliardi di dollari nel 2008. Questa la spesa per la pubblicità sui siti web degli Stati Uniti nell’ ultimo triennio. Lo rileva WR Hambrecht + Co, secondo quanto riporta
Su
Diverse organizzazioni giornalistiche dell’ Est europeo stanno collaborando alla realizzazione di un Progetto di inchiesta sul Crimine organizzato e la corruzione (Organized Crime and Corruption Reporting Project, OCCRP), per aiutare gli abitanti della regione a capire meglio come il crimine organizzato influisce sulla loro vita.
Un ampio dibattito, anche molto critico, in Francia dopo l’ avvio di Médiapart.fr - La partecipazione – dice ad esempio Philippe Couve – non consiste nel far fare ad altri il lavoro dei giornalisti, ma nell’ apertura e nella collaborazione attiva fra redazione e non-giornalisti - E’ per questo – aggiunge - che io preferisco il termine di co-giornalismo – I cinque punti di Benoit Raphael – I falsi miraggi della partecipazione
----------
Se in poco tempo il “citizen journalism” reale, quello realmente praticato, di Dan Gillmor con Bayosphere* , si rivela meno scintillante di quello raccontato**, e il dubbio sulla praticabilità e, soprattutto, sulla resa del giornalismo fatto dai e con i cittadini continua a rafforzarsi, c’ è chi, pur con qualche distinguo, continua a ritenere che, alla fin fine, non ci si può non credere.