Multimediale, ma fino a un certo punto…

| 21 novembre 2007 |


Anche il giornalismo multimediale ha i suoi limiti, spiega Ben Hammersley in una intervista a Samsa News – ‘’Una cosa è saper dominare tutti i ferri del mestiere, un’ altra è pretendere che un giornalista possa usarne più di due contemporaneamente per lo stesso servizio”

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Trentun anni, lavora alla BBC (non nel salone di una redazione, ma in posti per nulla facili come Afganistán, Iran, Birmania o Turchia), è autore di vari libri tecnici e di guide per programmatori e viene considerato uno degli uomini che hanno reso popolare il format RSS . E’ Ben Hammersley , indicato anche come il prototipo del giornalista multimediale, visto che può esprimersi con tutti gli strumenti: web, blog, videoclips su You Tube, foto su Flickr, Twitter, del.icio.us, Google Maps…

Ma nonostante questo Ben Hammersley è convinto che l’ esercizio del giornalismo multimediale abbia anche i suoi limiti. Che una cosa è dominare i ferri del mestiere – e quanto meglio è possibile – e un’ altra è pretendere che lo stesso redattore possa maneggiarne più di due nello stesso tempo.

Sono delle conclusioni a cui Ben è arrivato in maniera sperimentale.

In una intervista pubblicata su Samsa News (fr), il blog di Philippe Couve, gli è stata posta questa domanda: ‘’Ma è possibile fare tutto questo contemporaneamente? Foto, video, blog, twitter e reportage? E’ mai possibile lavorare correttamente facendo tutto questo?’’.
Risposta: “No … No. Per essere onesti, l’ abbiamo fatto perché volevano sapere se era possibile. Ho lavorato come giornalista multimediale in molti paesi. Sono stato in Afghanistan (tre volte), in Iran, Birmania, dove ho fatto alcune volte i testi e le immagini e altre volte testi e radio. Ho fatto due cose in una volta sola. Lavorare per due mezzi di informazione allo stesso tempo è possibile. E ‘difficile, ma si può fare. (…) Tuttavia, quando si vogliono fare tre cose in una volta – e ci sono persone che lo credono possibile, quelli che dicono ‘spediamo un giornalista con una videocamera leggera, gli strumenti per la radio e un pc portatile e potrà fare tutto’ -, ecco, questo non è possibile. Abbiamo tentato, ma non va. E troppo lavoro. Non è che la gente non sia in grado di farlo – ci sono molti giornalisti che potrebbero farlo – ma è che non c’ è il tempo per farlo’’.

Hammersley fa anche un’altra importante conclusione: non tutte le tecnologie possono servire per tutto. Ad esempio, l’uso di reti sociali: “Se parli della situazione politica in una determinata città, in Francia,” dice Hammersley, “allora si può trovare persone in questa città che hanno precisi dati e informazioni. Ma se si programma un reportage su un tema più generale – ad esempio Sarkozy – le informazioni ottenute tramite reti sociali non servono a nulla. Infatti, al di là di un certo livello, la qualità delle informazioni è cattiva, perché le risposte delle persone non sono direttamente collegate al tema. Non funziona molto bene a livello locale.

E aggiunge:”Affrontare il problema israelo-palestinese con le reti sociali è creare semplicemente problemi più grossi”.

Nella immagine, una caricatura del giornalista multimedia usata dalla Newspaper Association of America per una campagna in difesa dei giornali cartacei.

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