LA RIDONDANZA (E LA PIGRIZIA) DEI GIORNALI ONLINE

| 1 ottobre 2007 |


Troppi concorrenti per una audience globale – Più i giornali fanno l’ errore di eliminare le redazioni o i corrispondenti locali e più essi cadono nella trappola della ridondanza, senza più niente di speciale da offrire – Un articolo del vicepresidente del network PodShow

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di John C. Dvorak
(esperto di nuove tecnologie e vicepresidente del network Podshow )

(da marketwatch)

Molti esperti sostengono che il più grande ostacolo che i giornali hanno davanti sia la transizione dalla stampa all’ online. In realtà molti di loro hanno già fatto questa transizione, e molti non riescono a fare in modo che il modello online funzioni tanto bene da sostituire appieno il modello a stampa. Non ci riusciranno mai. Il motivo è semplice: in un mondo online ci sono troppi giornali. Cosa che ci porta al concetto di ridondanza.

Una ricerca su Google News dimostra l’ ampiezza del problema. Una vicenda di un qualche interesse può avere fra i 1.000 e i 2.000 link da altrettanti siti di informazione.
Molto spesso quelle 1.000-2.000 notizie sono lo stesso articolo trasmesso da Associated Press o Reuters. In casi rari, c’ è qualche materiale aggiunto raccolto dai cronisti locali.

Più i giornali fanno l’ errore di eliminare le redazioni o i corrispondenti locali e più essi cadono nella trappola della ridondanza, senza più niente di speciale da offrire. Non ci sono più corrispondenti dall’ estero. A stento c’ è qualche stringer sul posto di qualche avvenimento dell’ ultima ora.

Gli unici giornali o testate che possono sperare di sopravvivere sono quelli che riusciranno ad avere dei contenuti originali a disposizione soltanto sui loro siti web. Le iniziative che si basano di più su materiali accessibili a tutti saranno in balia dei capricci della gente – di quelli a cui non interessa dove può leggere una storia particolare, anche se è esattamente lo stesso articolo con lo stesso attacco. E questo dimostra che le redazioni locali raramente si sforzano per lo meno di riscrivere gli attacchi noiosi che spesso hanno le notizie di agenzia. Vi posso assicurare che la gente lo nota.

Alcuni anni fa, questo modello sciatto funzionava. Le agenzie erano abituate a fornire ai giornali una gamma di notizie e articoli che i redattori locali potevano utilizzare per rianimare un po’ il loro menù. In seguito molti editori hanno pensato che potevano risparmiare prendendo materiali dalle agenzie e riducendo i contenuti editoriali originali.

Una volta arrivato su internet questo modello era la morte, dal momento che la rete rivelava che molti giornali non avevano praticamente niente di nuovo o di originale. Il fatto che gente di tutto il paese si abboni al New York Times, piuttosto che a un giornale locale, la dice lunga.

I siti web sono minacciati nello stesso modo dei giornali di carta – con una o forse due edizioni al giorno, invece che con un flusso continuo di aggiornamenti sulle notizie del giorno. Una volta che un lettore si imbatte in un sito stantio, non c’ è verso di recuperarlo.

E perché dovrebbe farlo? Ci sono ora moltissimi siti di informazione fra cui scegliere. E dunque ci sono troppi giornali.

La scena è cambiata: dai mini-monopoli si è passati a un ambiente superaffollato e ipercompetitivo.
Ora tutti i giornali sono globali e devono competere globalmente, che lo vogliano o meno. Questo tipo di concorrenza non può che portare a crisi, ristrutturazioni e successivi consolidamenti. Un processo che dovrà andare sempre più veloce per evitare che l’ emorragia peggiori.

Molto importante, le società editoriali devono capire questo dilemma. Non credo che lo capiscono.

Ma sono sicuro che possono farlo.

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