La donna che ha ritrovato il suo nome attraverso il giornalismo partecipativo

| 26 ottobre 2007 |


La testimonianza di Kim Hye Won, 47 anni, casalinga, vincitrice del Premio OhMyNews quale migliore cittadina-giornalista – Un articolo alla settimana per OhMyNews, fra soddisfazioni e umiliazioni- Il primo articolo si intitolava: “Mio marito è depresso, mio figlio sta facendo i compiti e io sono inquieta”.
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Benoit Raphael ha raccolto sul suo blog la testimonianza di una donna coreana, casalinga, che due anni fa aveva ottenuto il Premio come migliore cittadina-giornalista di OhMyNews, il notissimo giornale online coreano che ha fatto del citizen-journalism la sua missione.

Si tratta di una testimonianza non recente che il giornalista francese ha scoperto ora e che, secondo lui, ‘’sposta il dibattito sui cosiddetti media partecipativi di fronte alla loro vera scommessa: non trasformare i cittadini in giornalisti, ma far confluire (e quindi automatizzare) l’ esperienza e le testimonianze dei lettori all’ interno della fabbrica dell’ informazione. Non semplice, certo’’.

‘’So che il percorso di Ohmynews, il giornale coreano che ha aperto la via del giornalismo partecipativo nel 2000, è da inquadrare nel contesto politico molto particolare della Corea del Sud’’, aggiunge Raphael, ‘’ma trovo questa testimonianza sempre molto attuale, nel momento in cui ci si interroga ancora (e a volte a ragione) sulla pertinenza dell’ informazione partecipativa’’.

Si chiama Kim Hye Won, è casalinga, aveva 45 anni (nel 2005). E il suo primo articolo su Ohmynews si intitolava: “Mio marito è depresso, mio figlio sta facendo i compiti e io sono inquieta”.

Nel 2005, Kim Hye Won ha vinto il Premio quale migliore cittadina-giornalista di Ohmynews.

“Le donne coreane perdono il loro nome dopo il matrimonio’’, scrive Kim sul sito di Time magazine. “Le si indica spesso dicendo ‘è la donna di…’ oppure ‘è la madre di…’ Io ho finalmente ritrovato il mio nome attraverso OhMyNews.”

E qualcosa in più dice anche sul sito internazionale di OhMyNews, sempre con molta umiltà ed emozione:

“Sono diventata una casalinga/giornalista che ha fato il suo cammino nel mondo”.

Quando ha scoperto il sito Ohmynews, vi ha trovato delle ‘’storie di vita’’ :
“Attraverso questi articoli ho ascoltato storie di fiori raccontate da qualcuno che vive in campagna, il ritorno alla terra di un nuovo contadino, un padre inquieto per l’ educazione di suo figlio e una figlia che si occupa di sua madre vecchia. Erano le storie dei nostri vicini, come quelli che incrociamo ogni giorno’’.

Per tre anni, Kim ha scritto un articolo alla settimana, ricavato dalle storie che fanno il suo quotidiano: suo figlio chedona il sangue per un biglietto del cinema, il libro dei racconti di famiglia di sua madre attraverso cui Kim ritrova l’ amore che una madre ha voluto ai suoi bambini…’’

Kim spiega di avere molto sofferto del complesso della mancanza di professionalità e che a volte le è stato rimproverata la mancanza di spessore dei suoi articoli. ‘’Mi sono sentita spesso umiliata, mortificata, ma ho continuato’’.

E, “piuttosto che dirmi che sono una giornalista (che fa delle interviste) preferisco dirmi che io ascolto (e raccolgo) le conversazioni dei miei vicini’’.

Oggi, “non so ancora che cosa sono i media’’ ma ‘’lavorerò con la gente, come una giornalista-cittadina, che ascolta le storie come una cittadina e col punto di vista di una cittadina”.

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