Il Citizen Journalism è morto, il futuro è il Giornalismo degli esperti

| 24 dicembre 2007 |


La realtà, con la chiusura ad esempio di siti come Backfence.com, sta spegnendo gli entusiasmi sul giornalismo fatto dal basso e molti analisti rimettono al centro il ruolo della professionalità – Le ammissioni di Steve Outing e Steve Boriss – Un violentissimo attacco del NY Times contro Jeff Jarvis

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Il Citizen journalism è in forti difficoltà e potrebbe morire per mano degli stessi cittadini. Lo prevedono un numero crescente di analisti, secondo quanto afferma Leah McBride su sfnblog.com , il blog di Shaping the future of Newspapers.

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di Leah McBride

La moda si è sgonfiata per la povertà della scrittura e la povertà dei contenuti, notevolmente inferiore ai materiali prodotti dagli esperti, dicono. Per dirlo senza mezzi termini, se uno ha bisogno di una informazione su una vicenda, preferirebbe rivolgersi alle opinioni approfondite di un esperto, oppure alle meditazioni piene di strafalcioni di qualche ragazzetto che se ne sta seduto nel suo scantinato?

Steve Boriss, direttore associato del Center for the Application of Information Technology alla Washington University di St. Louis ha annunciato sul suo blog qualche giorno fa che ‘’il citizen journalism è morto. Il futuro è del giornalismo esperto’’.

Steve Outing, uno che si autodefinisce un pioniere dei media online, giornalista/editorialista e imprenditore nel settore del CJ, è arrivato alla conclusione che affidarsi in maniera prioritaria a quello che scrivono gli utenti è un errore e lo ha spiegato in uno suo commento su Editor & Publisher . L’ azienda di Outing, la Enthusiast Group, nata sulla base del lavoro di cinque siti web dedicate al giornalismo dal basso (‘’grassroots media’’), ha chiuso a novembre. E Outing ha scritto a proposito della chiusura che bisogna impedire ad altre aziende di ‘’andare verso quella difficilissima direzione’’.

L’ apparato web dell’ Enthusiast Group includeva un sito dedicato al climbing, ad esempio, in cui un esperto controllava una gran massa di materiale prodotto dagli utenti.

“Guardando indietro, penso che abbiamo provato ad affidarci troppo massicciamente ai contenuti sottoposti dagli utenti (USC, ndr) – osserva Outing -. Anche se una parte di essi erano realmente interessanti, l’ esperienza complessiva è stata debole se comparata, che so, a un magazine specializzato sul climbing o il mountain bikini realizzato con contenuti di qualità professionale… Non sto dicendo che l’ user-submitted content non sia utile, voglio essere chiaro. Sto dicendo che secondo me non è eccessivamente affidabile. E quindi hai bisogno di filtrare e chiarire il meglio, minimizzando la visibilità della roba mediocre’’.
Boriss, che insegna ‘’Future of the News’’ alla Washington University, si è allontanato ancora di più dal citizen journalism, che, scrive, ‘’non è dopo tutto un movimento reale’’.

Scrive in particolare Boriss:

Il problema con il Citizen Journalism è che si tenta di forzare le notizie a essere quello che erano prima. Anzi ora peggio di prima. Il CJ finisce per assumere lo stesso senso di stantio, la stessa taglia unica, di centrosinistra, lo stesso modello di tono autoritario che i cittadini avevano rifiutato, e ci aggiunge grandi quantità di materiali provenienti da ‘’amatori’’ che non hanno una particolare esperienza di cronaca, di redazione e di scrittura.
Irrealisticamente – aggiunge Boriss – , ci si aspetta gente che non sia ‘’perdente’’ in questo lavoro (…). E così il CJ sembra soddisfare i bisogni fantasiosi di giornalisti spaventati dal lavoro, ma non i bisogni reali del lettore normale, che desidera leggere subito materiale di qualità senza che gli si chieda nessun aiuto.

Il sito iperlocale Backfence.com ha chiuso l’ estate scorsa ‘’a causa di questioni private’’, non per divergenze fra I fondatori. Ma tra i co-fondatori, Matt Potts ha spiegato di non essere d’ accordo con la tesi di Boriss secondo cui il CJ sarebbe moribondo, e crede anzi che un modello economico simile a quello di Backfence possa aver succeso in futuro.

“Il magico dei siti iperlocali, siano essi Backfence, altri siti, Yahoo Groups o blog locali, è che essi forniscono un luogo di discussione, un forum ai membri di una comunità per condividere e discutere quello che sta succedendo in città. L’ importante di una buona conversazione online è che può essere più ricca, profonda e interessante del giornalismo tradizionale. Nei fatti, il ruolo dei giornalisti in questo processo è sovrastimato, tranne forse che dagli stessi giornalisti!’’, rileva Potts dopo la chiusura di Backfence.

“I contenuti iperlocali sono la realtà. Basta con questa ipercritica continua. Ci puoi scommettere sopra. Per i membri della comunità che in questo momento vivono determinati problemi, ciò è di vitale importanza. E’ precisamente questo contenuto concreto, e la conversazione attorno ad esso, che assicura la vita ai siti iperlocali’’.

I server di Backfence stanno continuando a lavorare, ma non sono stati aggiunti contenuti.

Outing ha citato Backfence e YourHub.com (una iniziativa analoga avviata da E.W. Scripps e ancora funzionante) nel suo editoriale su E&P, notando che i contenuti di entrambi i siti siano troppo leggeri e consistano principalmente di comunicati stampa inviati da grppi locali o annunci di iniziative’’.

Nel caso di Backfence, “lo staff contribuiva al contenuto, ma spesso sugli stessi temi. C’ erano delle cose importanti ma ai miei occhi la maggior parte di esse mi sembravano monotone’’, ha spiegato. ‘’Come siti finali, non penso che Backfence o YourHub possano funzionare. Neanche i siti della mia azienda funzionano, e per questo ho capito che vanno aggiunti agli ingredienti dei contenuti a più alto livello professionale. Questione di qualità’’.

Per il futuro, Boriss sta riflettendo. Il modello che dovrebbe funzionare dovrà combinare il ‘’talento degli esperti classici del web con quelli che hanno la capacità di aggregare ed editare il loro materiale per soddisfare gli utenti’’. DailyKos.com è un esempio di come questo modello sta già funzionando, ha aggiunto.
“I cittadini saranno i clienti, i cronisti saranno gli esperti e l’ editing sarà di competenza del centro della testata’’, scrive Boriss. “Il giornalismo esperto è il nostro futuro, non perché esso sia buono per i giornalisti ma perché lo sarà per i consumatori di informazione” *.

(ndr) Tra l’ altro Boriss, qualche giorno dopo aver scritto queste note ha dovuto prendere le difese del ‘’citizen journalism’’ o almeno respingere la ‘’guerra civile gratuita’’ e ‘’futile’’ scatenata all’ interno della comunità giornalistica americana dal direttore esecutivo del New York Times, Bill Keller, contro Jeff Jarvis, uno dei principali analisti di CJ **.

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*Le posizioni di Boriss (eng) su thefutureofnews.com (qui e qui ).

** Ecco l’ articolo di Boriss, sempre sul suo blog thefutureofnews.com,

In un sorprendente discorso, il direttore esecutivo del New York Times Bill Keller ha lanciato una ‘’guerra’’ civile gratuita all’ interno della comunità giornalistica con un grosso attacco critico contro il lavoro di Jeff Jarvis, una persona molto capace e piena di talento che si sta preoccupando molto seriamente di salvare i Vecchi Media dall’ estinzione. In maniera assolutamente distorta Keller ha accusato Jarvis di avere sostenuto che tutti i bloggers erano dei “Citizen Journalists” e che avrebbero rimpiazzato presto i mainstream media. Keller infine ha concluso questo suo infervorato stravolgimento, dichiarando altezzosamente che nessun ‘’principiante’’ potrebbe mai competere in nessuna parte del mondo con ‘’l’ esercito di cronisti esperti nella descrizione dei fatti’’ che fa capo al NYT, né con ‘’i suoi rigorosi standard’’ e ‘’codici di accuratezza e di correttezza’’.

Ma, diversamente da Jeff Jarvis nella sua autodifesa, io vorrei difendere la verità soltanto con due argomenti apparentemente minori e ‘’leggeri’’. La definizione originale e corretta di ‘’blog’’ (ex ‘’web logs’’) si riferiva a un sito che presentava le informazioni in un ordine cronologico contrario. Questo format ha in gran parte sostituito i richiami delle notizie dei Vecchi media. Un princpiante chiamato Matt Drudge ha poi provato che un blogger può raggiungere un traffico online superiore a quello del NY Times. In più, Matt Drudge può scavare in un set di fonti di informazione intorno al mondo più ampio del rinomato esercito di reporter esperti del Times (…..).

Ed è venuto il momento di denunciare il bluff del ‘’giornalismo di verifica’’ che Keller invoca come standard del NY Times nel suo intervento. In alcune delle ultime cose che sono state prodotte sul giornalismo moderno, gli ‘’Elements of Journalism” di Kovach e Rosenstiel, abbiamo imparato che quando ai giornalisti viene chiesto dove abbiano imparato i concetti di verifica, ‘’la risposta era in maniera schiacciante: provando e sbagliando, da me stesso o da qualche collega e raramente nelle scuole di giornalismo o attraverso i propri direttori’’. In altre parole tutti sembrano avere il proprio metodo di verifica, inclusi, possiamo dire per quanto riguarda il NY Times, l’ apologista di Stalin Walter Duranty e l’ inventore Jayson Blair.

Jeff Jarvis ha ragione quando dice che il futuro del giornalismo è il network – dove sbaglia è sul chi farà questa connessione. A mio modo di vedere ci saranno esperti specializzati che creeranno delle storie e ciascuno di essi sarà collegato con una serie di entità separate che aggregheranno redazionalmente queste storie per i lettori. Giusto, mediamente nessun cittadino e nessun cronista è un esperto di questo tipo né i tradizionali redattori sono degli aggregatori. E tra l’ altro i Vecchi Media resistono al cambiamento, anche quando viene da alleati come Jeff Jarvis. Il NY Times ha incontrato i suoi reali nemici e sono proprio lui stesso.

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