I MAINSTREAM MEDIA DIVENTANO ‘’GIOCATORI DI NICCHIA’’?

| 16 marzo 2007 |

Pubblicato dal Project for Excellence in Journalism l’ edizione 2007 di The State of the News Media – Un numero crescente di testate Usa è alla ricerca del proprio ‘’brand’’ e ridefinisce la propria forza di mercato – Una fase caratterizzata da ambizioni ridotte – Il giornalismo appare più titubante che mai sul da farsi, tra ventate d’ottimismo e incertezze continue, alle prese con quella che si delinea come “una trasformazione epocale, simile all’invenzione della stessa macchina da stampa” – Ma il ruolo della redazione rimane sostanziale come fondamenta e pilastro degli scenari futuri

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(b. p.) – È stata appena diffuso lo State of the News Media 2007, quarta edizione del rapporto annuale sulla salute e lo stato del giornalismo statunitense curata dal Project for Excellence in Journalism di Washington DC. La ricerca, che stampata integralmente supererebbe le 700 pagine, ha indagato a fondo e in maniera specifica le aree più importanti del settore, dai quotidiani alle radio, dai network Tv a siti web e progetti di citizen media. Il tutto con l’ obiettivo di identificare i trend in atto, segnalare mancanze e problemi all’ orizzonte e, più in generale, fornire un’ utile risorsa a cittadini, ricercatori e giornalisti.

Il rapido mutamento dell’informazione sembra cedere il passo a una fase caratterizzata da ambizioni ridotte. Con il declino generalizzato dei media mainstream, questi hanno preso a ridefinire la penetrazione tra il pubblico e la forza di mercato. Un numero crescente di testate è alla ricerca del proprio “brand” o “franchise” intorno a cui creare audience. Diventando, in un certo senso, dei “giocatori di nicchia” e operando scelte assai più precise su quali tematiche coprire e per quale pubblico.

Per alcuni, ad esempio, il nuovo brand è l’iper-localismo, predicato dal Wall Street Journal e con il Boston Globe che richiama a casa i corrispondenti esteri, per altri sono i commentari e le opinioni (meglio se di nomi noti quali Lou Dobbs o Keith Olbermann). Per una rampante schiera di siti Web significa coinvolgere i comuni cittadini, con l’integrazione di varie forme di citizen media.

Eppure, sostengono gli editori del Project for Excellence in Journalism, le conseguenze di questo restringimento del focus editoriale comportano una serie di rischi non ancora ben considerati dall’industria. Anche perchè la storia recente del giornalismo Usa è stata contrassegnata da prudenza e continuità, piuttosto che innovazione ed esperimenti-e quindi servirà “gente rinnegata e temeraria per uscir fuori dal solito sentiero e aprire nuove direzioni”.

Nel 2007 il giornalismo in senso lato appare dunque più titubante che mai sul da farsi, tra ventate d’ottimismo e incertezze continue, alle prese con quella che si delinea come “una trasformazione epocale, simile all’invenzione della stessa macchina da stampa”. Ma proprio per questo, il ruolo della redazione rimane sostanziale come fondamenta e pilastro degli scenari futuri. Mentre al contempo “fare giornalismo” è divenuto sempre più arduo e richiede nuove visioni: le news sono soltanto una minima parte del mix informativo, la gente s’informa su e tramite piattaforme diverse, la stampa non è più il gatekeeper su quel che passa o meno nella sfera pubblica. E con la tipica reazione lenta di redattori e testate, non a caso alcuni degli esperimenti più interessanti arrivano dall’esterno (tipo Global Voices, che mescola reporter volontari da ogni parte del mondo con editor professionali).

Rispetto al rapporto dello scorso anno, lo State of the News Media 2007 segnala in sostanza tre punti: sembra che i problemi siano peggiorati, la direzione presa da lettori e inserzionisti si è fatta più chiara, l’industria sta sperimentando più seriamente con le nuove tecnologie.

E con l’accelerarsi della trasformazione complessiva, si fa più urgente la questione cruciale: l’industria dell’informazione ha una visione forte abbastanza per il domani, i leader e le capacità per portarla avanti attirando e coinvolgendo il pubblico? La risposta, chiude il rapporto, sta nella rifioritura del giornalismo e in nuove strategie di business – anzi, meglio: nella loro crescita affiancata e parallela.

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