Dan Rather: giornalisti senza coraggio e ammanicati col potere

| 13 marzo 2007 |

Keynote d’eccezione l’altro giorno alla kermesse culturale South by Southwest Interactive in corso di svolgimento ad Austin, Texas. Dan Rather, noto giornalista e pilastro di CBS per decenni, prima di dimettersi per aver trasmesso e difeso un documentario del 2004 in cui Bush veniva accusato di lunghe assenze durante il servizio militare (poi smentite dalle autorità). Intervenendo sull’attuale stato della professione, Rather ha detto che troppi giornalisti hanno «perso coraggio e capacità» diventando «cagnolini lecconi del potere piuttosto che mastini». Pur senza tirarsi indietro da simili critiche anche a personali e insistendo sul potenziale di Internet per «portare al meglio l’informazione direttamente alla gente», Rather ha puntualizzato a lungo la connivenza tra potere e giornalismo in Usa: «Il nesso tra giornalisti potenti e pezzi grossi del governo e delle corporation si è fatto troppo ravvicinato». Concludendo sulla centralità e sugli influssi dell’informazione per tutti gli americani, come nel caso della guerra in Iraq spesso percepita come assai distante complici i grandi media: «Quel che accade nelle strade di Baghdad o Kabul è importante anche per Main Street».

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