Chiarezza d’intenti e voglia di crescere

| 14 gennaio 2007 |

Il Web 2.0 e lo scenario italianoIl testo che segue è l’introduzione ai case studies realizzati per il convegno Il Web 2.0 e lo scenario italiano: a che punto siamo? Il dossier completo, curato da Antonella Beccaria e contenente dettagliate interviste, è disponibile in formato pdf (765Kb). Come anche la relazione di Bernardo Parrella, Web 2.0 e informazione: dalla ridondanza alla “next big thing (108Kb). Altro materiale si andrà ad aggiungere nei prossimi giorni, tutto rilasciato sotto licenza Creative Commons (by-nc-nd 2.5).

Chiarezza d’intenti e voglia di crescere

La socialità è la base e la collaborazione è lo strumento. Il fine sono la condivisione e l’accrescimento del patrimonio di informazioni. Se i concetti fondamentali si contano sulle dita di una mano (del resto si chiama chiarezza d’intenti), le idee sono limpide e i contenuti proposti eterogenei. Questo viaggio nel mondo di alcuni progetti italiani che oggi vengono etichettati web 2.0 dimostra una serie di asserzioni: intanto che la creatività non manca così come non mancano le competenze che portano, nel giro di poco tempo, a lanciare progetti attraverso cui raccogliere nel giro di poco tempo centinaia di utenti.

Ciò che manca, forse, a leggere le risposte alle interviste che seguono, sono i capitali o, meglio, interlocutori finanziari con cui interfacciarsi per dare al lavoro quel giusto fiato economico che permetterebbe di remunerare investimenti finora a esclusivo carico degli autori. E di remunerarsi, se fosse possibile lavorare a piani di più o meno largo respiro come è avvenuto e avviene ancora all’estero (in primis negli Stati Uniti, ma – più vicino – anche in Francia o in Gran Bretagna).

Sta di fatto che, quattrini o meno, tra le realtà che si passano la parola nelle pagine successive c’è la consapevolezza di ciò che si sta costruendo così come non difettano le analisi sul panorama che le circonda. Appena sotto, a conclusione di questa breve introduzione, sono riportati alcuni dei concetti emersi nelle interviste: per dare un’idea delle motivazioni che hanno spinto i diversi autori a creare il proprio progetto.

I progetti

I blog senza log – No Blogs

“Abbiamo ritenuto più importante garantire il flusso di comunicazione, cercando di comunicare chiaramente ai nostri utenti che però gli unici depositari della propria privacy e della propria sicurezza non possono che essere loro stessi”.
Il collettivo di NoBlogs, info[at]autistici.org

La formula “persone + contenuti” – Scrive.it

“Decentralizzare per condividere! Viva il sitarello che parla di vino, quello che parla di cani, quello che parla di ristoranti. Viva poi l’aggregazione dei TUOI dati del vino, dei TUOI dati sui cani, dei TUOI dati sui ristoranti… questa informazione disomogenea sarà il TUO web-DNA”.
Claudio Cicali, claudio.cicali[at]gmail.com

Un’ottica meta-editoriale – MoltoMondiale

“Dobbiamo fare in modo che gli strumenti diventino figli dei contenuti e non viceversa. Dobbiamo fare in modo che diffusione diventi sinonimo di libertà”.
Miki Fossati, m3zz0m0nd0[at]gmail.com

Anche la democrazia si nutre – 2Spaghi.it

“L’inizio di un processo di trasformazione della comunicazione e dei media stessi porterà inevitabilmente alla creazione di mezzi di comunicazione sociali”. Marco Palazzo, marco[at]duespaghi.it

Un microfono per tutti – Fai Notizia

“Quando infine il web 2.0 sarà integrato nei siti e nei processi produttivi, decisionali e informativi dei soggetti istituzionali, allora credo inizierà ad avvenire qualcosa di molto rilevante per la vita dei cittadini, non soltanto la minoranza che partecipa assiduamente online”.
Diego Galli, diego.galli[at]radioradicale.it

Memorie di esperienze – Codewitch

“L’aspetto sociale del web sia destinato a diventare sempre più determinante, specie con il crescere ed il perfezionarsi delle conoscenze sull’intelligenza delle masse e le sue applicazioni”.
Riccardo Cambiassi, r.cambiassi[at]gmail.com

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