Cadrà il divieto per un editore di possedere un giornale e una tv sullo stesso mercato Usa

| 14 novembre 2007 |


Kevin Martin, il presidente della FCC, con un articolo sul New York Times, dà informalmente il via libera a una radicale modifica delle norme sulla proprietà dei media – Una decisione entro il 18 dicembre”

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‘’I giornali moriranno se non facciamo niente per rafforzare la salute dell’ industria editoriale’’.

Lo sostiene Kevin Martin, presidente della Federal Communications Commission, in un commento pubblicato dal New York Times che ha avuto una grandissima eco negli Stati Uniti, aggiungendo che la FCC, la commissione che regola il mercato dei media negli Usa, ‘’dovrebbe modificare’’ le norme che impediscono a un editore di possedere contemporaneamente un giornale e una emittente radio-tv nello stesso mercato.

Secondo Martin, in particolare, un’ azienda che possiede un giornale in una delle 20 maggiori città del paese dovrebbe poter gestire anche una tv o una stazione radio nello stesso ambito. Attualmente questo è vietato. In ogni caso, secondo Martin, il giornale non potrebbe rilevare una delle quattro maggiori televisioni della propria comunità e, in più, ciascun soggetto dovrebbe mantenere la propria indipendenza editoriale.

Il tema è di grande attualità in questi giorni negli Stati Uniti dopo la pubblicazione di un sondaggio secondo cui più della metà dei cittadini americani
pensa che dovrebbe essere impedito a un editore di possedere sia un giornale che un canale tv sullo stesso mercato.

Il sondaggio è stato condotto da Media and Democracy Coalition, un gruppo in difesa dei diritti dei consumatori.

Lo studio era stato pubblicato lo stesso giorno in cui la FCC aveva tenuto un meeting pubblico sul tema della proprietà nei media: il presidente della Fcc Kevin Martin dovrebbe decidere entro il 18 dicembre se “ammorbidire” o no le norme che restringono il numero di asset che una compagnia dei media può possedere su uno stesso mercato. E il suo intervento sul NYT fa prevedere che prevarrà la prima ipotesi.

In molte città – spiega Kevin Martin sul quotidiano newyorkese – i giornali sono una specie in via di estinzione da proteggere. Almeno 300 quotidiani hanno chiuso negli ultimi 30 anni. E quelli che sopravvivono sono impegnati in una lotta finanziaria continua. La diffusione è in declino in maniera costante da 10 anni e in media ciascun giornale ha perso il 2,6% solo negli ultimi sei mesi.


I giornali
– prosegue Martin – sono stati colpiti da tagli rilevanti dei ricavi pubblicitari, che pesano per circa il 75% del loro fatturato. Il loro peso sul mercato delle inserzioni è calato ogni anno per l’ ultimo decennio, mentre la pubblicità online è cresciuta in maniera notevole.
Al centro di tutti questi fatti e di questi dati c’ è la realtà innegabile che il mercato dei media è cambiato considerevolmente negli ultimi 30 anni. Nel 1975 la tv via cavo raggiungeva meno del 15% delle casde e quella satellitare non esisteva. Oggi, al contrario, meno del 15% delle case non sono abbonate a qualche emittente tv via cavo o satellite. E internet comne noi la conosciamo oggi nel 1975 non c’ era. Ora, quasi un terzo degli americani si informano regolarmente via internet.

Se non facciamo niente per sostenere la salute dei giornali, li vedremo boccheggiare e morire. Senza giornali saremo meno informati sulle nostre comunità e avremo meno strumenti per esprimere i nostri pensieri in maniera indipendente e da vari punti di vista. La sfida è di ritrovare la stabilità economica dei giornali preservando al tempo stesso il valore chiave della diversità delle voci e la fiducia nelle risorse locali del mercato dei media.

Il testo integrale (eng) dell’ articolo di Kevin Martin è qui .

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