Monthly Archives: dicembre 2007

Il Citizen Journalism è morto, il futuro è il Giornalismo degli esperti

24 dicembre 2007

La realtà, con la chiusura ad esempio di siti come Backfence.com, sta spegnendo gli entusiasmi sul giornalismo fatto dal basso e molti analisti rimettono al centro il ruolo della professionalità – Le ammissioni di Steve Outing e Steve Boriss – Un violentissimo attacco del NY Times contro Jeff Jarvis

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Il Citizen journalism è in forti difficoltà e potrebbe morire per mano degli stessi cittadini. Lo prevedono un numero crescente di analisti, secondo quanto afferma Leah McBride su sfnblog.com , il blog di Shaping the future of Newspapers.

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di Leah McBride

La moda si è sgonfiata per la povertà della scrittura e la povertà dei contenuti, notevolmente inferiore ai materiali prodotti dagli esperti, dicono. Per dirlo senza mezzi termini, se uno ha bisogno di una informazione su una vicenda, preferirebbe rivolgersi alle opinioni approfondite di un esperto, oppure alle meditazioni piene di strafalcioni di qualche ragazzetto che se ne sta seduto nel suo scantinato?

Steve Boriss, direttore associato del Center for the Application of Information Technology alla Washington University di St. Louis ha annunciato sul suo blog qualche giorno

Lo chiameremo…giornalismo ordinario?

24 dicembre 2007

Il giornalismo è più ampio dell’ insieme dei giornalisti e molti non professionisti ora contribuiscono direttamente alla produzione di informazione di qualità – Questa novità fondamentale della rete porta uno studioso francese, Denis Ruellan (nella foto), a formulare il concetto di ‘’ordinario’’, nel senso che una parte del giornalismo può essere fatto anche da non-professionali e che intorno all’ atto del giornalismo aumentano le attività di supporto – Un articolo di Sophie Falguères

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Internauti non giornalisti-professionisti contribuiscono direttamente alla produzione dell’ informazione di attualità.

E’ questa, in estrema sintesi, la novità che caratterizza la rete, al di là dei tanti diversi dispositivi con cui si sperimenta e si costruisce in questi anni il ‘’giornalismo dal basso’’, partecipativo, ecc.

Della questione – che da un paio di anni è al centro di un robusto interesse, sia pratico che teorico, nel mondo del giornalismo professionale ma, soprattutto, nella cosiddetta blogosfera – non sono invece in molti ad occuparsi nell’ ambito dell’ Università, se non marginalmente o occasionalmente.

Con l’ eccezione di Denis Ruellan, professore di Scienze dell’ Informazione e della Comunicazione e ricercatore

Ora le foto usate anche come stencil

24 dicembre 2007

Su Fotografia&informazione Marco Capovilla denuncia l’ utilizzo sempre più ‘’riempitivo’’, ‘’decorativo’’ delle immagini, fino a farle sembrare come dei semplici fregi – Il caso di ‘’Repubblica’’

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di Marco Capovilla
( Fotografia&Informazione )

I colleghi di Fotografia&informazione spesso stigmatizziamo nella rubrica Osservatorio i comportamenti, che sembrano oramai inestirpabili, della stampa nostrana, nella quale le fotografie sono utilizzate come generiche illustrazioni, o come riempitivi, oppure come macchie di colore.

La Repubblica, secondo quotidiano nazionale per diffusione e campione indiscusso in questi usi poco edificanti della fotografia nel campo giornalistico, ancora una volta ha voluto sorprenderci, riuscendoci.

Domenica 9 dicembre – racconta Marco Capovilla in questo articolo, che riproduciamo quasi integralmente - è apparsa una doppia pagina in cui la fotografia ha fatto un salto di statuto che mai ci saremmo aspettati, né, tantomeno, augurati: dimenticata la sua funzione informativa, archiviata per un momento quella più banalmente illustrativa, superata perfino quella semplicemente decorativa, è diventata, nell’economia della doppia pagina, un vero e proprio fregio. Un fregio, sì, come quegli ornamenti architettonici con andamento orizzontale che allietano e illeggiadriscono le pareti, a volte troppo serie e cupe, di vecchi palazzi nobiliari. O forse

Comincia l’’era Murdoch al WSJ

23 dicembre 2007

La famiglia Bancroft dopo 105 anni di controllo della società editrice se ne va insieme all’ indipendenza del prestigioso quotidiano economico-finanziario –Murdoch sta cominciando a distillare la nuova filosofia e promette ‘’standard ancora più alti’’, ma una trentina di ‘’veterani’’ dovrebbero lasciare e si parla già di ‘’enorme cambiamento culturale’’ - Della testata resterà soltanto la parola ‘’Journal’’?

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di Matteo Bosco Bortolaso

New York - La settimana scorsa gli azionisti della Dow Jones hanno benedetto la presa di potere di Rupert Murdoch, il capo di News Corporation. La famiglia Bancroft, dopo 105 anni di controllo della societ� editrice del Wall Street Journal, saluta e se ne va assieme all’ indipendenza del prestigioso quotidiano economico-finanziario considerato una Bibbia dagli addetti ai lavori. Comincia l’era Murdoch, portatrice di interrogativi e incertezze tra cronisti e lettori.

Negli ultimi mesi, Murdoch – che aveva comprato la Dow Jones per oltre cinque miliardi di dollari – aveva preso un ufficio all’interno dell’azienda, cominciando a illustrare le sue idee e a corteggiare personalmente quei reporter che potrebbero passare alla concorrenza. Articoli pi� corti, pi� politica (con

Free press: nel 2007 una crescita ‘’modesta’’

23 dicembre 2007

La diffusione ha raggiunto i 42 milioni di copie ma l’ aumento globale è stato ‘’solo’’ del 13% - E le previsioni per il 2008 sono altrettanto modeste – E’ il quadro che emerge dalla newsletter ‘’Free Daily Newspapers (FDN), curata dall’ esperto olandese Piet Bakker

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La circolazione dei quotidiani gratuiti ha raggiunto nel 2007 il tetto dei 42 milioni di copie. Quest’ anno, tuttavia, ha mostrato anche un calo della crescita nella diffusione globale (13%). Solo nel 1996 (8%) e nel 2003 (10%) l’ incremento era stato minore.

Lo rileva Piet Bakker nell’ ultimo numero della newsletter ‘’Free daily newspapers’’, che l’ esperto olandese cura insieme al sito www.newspaperinnovation.com .

A meno che non si aprano nuovi mercati (Germania? Cina? India?), aggiunge Bakker, anche per il 2008 la crescita sarà modesta. Ma nonostante tutto una crescita a due cifre è ancora piuttosto impressionante.

Il 2007 ha registrato un consistente numero di chiusure, a cominciare da Metro polacco, dopo sei anni di Guerra pubblicitaria con l’ editore Agora e finendo con il City Göteburg da parte di Bonnier.

Più di una dozzina di testate (30 edizioni) hanno chiuso i battenti quest’

Crescono del 19% in Europa le connessioni ‘’a banda larga’’

23 dicembre 2007

I dati sui primi 5 paesi europei nell’ ultima newsletter di e-Media Institute - In testa la Germania (circa 18,7 milioni), seguita da Gran Bretagna (15,5 milioni) e Francia (14,8 milioni). Più staccate invece Italia, con poco meno di 10 milioni di connessioni broadband, e Spagna (circa 7,7 milioni) ---------------

Alla fine di settembre 2007, nei cinque principali Paesi europei si contavano complessivamente circa 66,5 milioni di connessioni Internet “a banda larga” su rete fissa. Rispetto alla fine del 2006, quando erano circa 56 milioni, le linee broadband sono cresciute di circa 10 milioni (+ 19%).

I dati sono contenuti nella ultima newsletter di e-media institute , secondo cui ‘’la DSL si conferma, di gran lunga, la tecnologia più diffusa per l’accesso, con circa 60 milioni di connessioni a settembre 2007 (il 90% circa del totale)’’.

La classifica dei Paesi per numero di linee “a banda larga” vede in testa la Germania (circa 18,7 milioni), seguita da Gran Bretagna (15,5 milioni) e Francia (14,8 milioni). Più staccate invece Italia, con poco meno di 10 milioni di connessioni broadband, e Spagna (circa 7,7 milioni).

La Germania – suggerisce la newsletter – ‘’è anche il primo

Tv: in Irlanda il canone salito dell’’80% dal 2000

23 dicembre 2007

Incrementi significativi anche in Norvegia, Finlandia e Svezia – Uno studio di e-Media Institute - In Finlandia si studia la possibilità di criptare i canali pubblici su digitale terrestre per contrastare l’ evasione del canone --------------

Secondo uno studio condotto da e-Media Institute, sono i telespettatori irlandesi quelli che hanno visto un incremento piu' sostanzioso del valore del canone radiotelevisivo, quasi dell'80%, tra il 2000 e il 2007.

Nello stesso periodo, il canone ha registrato incrementi significativi anche in Norvegia (+ 30%), Finlandia (+ 26%) e Svezia (+ 19%). In Francia e in Svizzera il canone e' viceversa rimasto pressoche' invariato negli ultimi sette anni. Islanda, Danimarca, Svizzera, Norvegia, Austria sono i Paesi in cui il canone tocca le quote piu' elevate, superando i 250 Euro.

Nel 2007, i telespettatori italiani hanno pagato 104 Euro, il canone piu' basso in Europa Occidentale e anche fra quelli cresciuti meno. Tuttavia, l'operatore di servizio pubblico italiano è quello che ha un introito pubblicitario fra i più elevati in Europa. Alcuni Paesi come Olanda, Portogallo Spagna e Lussemburgo non hanno mai avuto un canone televisivo o questo e' stato abolito in passato.

Intanto il Governo finlandese – annuncia sempre l’

Il giornalismo impegnato paga ma solo a livello sociale

23 dicembre 2007

Licenziato insieme a tre altri colleghi, per la crisi del suo giornale (il Chicago Reader), un reporter che aveva scoperto e denunciato le torture inflitte dalla polizia a quattro ex dead men walking – Le riflessioni di un editorialista del New York Times che ha denunciato la vicenda

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New York - Il giornalismo impegnato paga, ma solo a livello sociale. I soldi si guadagnano in altra maniera. Cos� sentenzia David Carr sulla rubrica The Media Equation del New York Times. Difficile non pensarla altrimenti, dopo aver letto la triste storia che racconta.

Qualche giorno fa, la citt� di Chicago ha deciso di pagare venti milioni di dollari come risarcimento a quattro ex dead men walking che erano stati condannati a morte dopo essere stati torturati dalla polizia e quindi incolpati di crimini di cui non avevano colpa.

Molti altri hanno raccontato episodi parimenti raccapriccianti: negli anni Settanta e Ottanta alcuni agenti hanno colpito con guide telefoniche i detenuti per poi cercare di soffocarli con fogli di plastica e far sputare una confessione di colpevolezza.

John Conroy, giornalista

Il modello economico dell’’editoria online si orienta sempre di più verso un taglio partecipativo ma mostra ancora fragilità

21 dicembre 2007

Una intervista con Emmanuel Parody, direttore editoriale del polo online Business News e autore di Ecosphère – Non ci si può basare solo sulla pubblicità – Verso una ristrutturazione globale dei gruppi editoriali

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Il modello economico che sta dietro l’ attività editoriale online si va orientando sempre di più verso l’ esperienza partecipativa, ma conserva ancora una certa fragilità strutturale. Ne è convinto Emmanuel Parody*, uno dei principali esperti del mondo del web, che cura fra l’ altro ecosphère.wordpress.com, uno dei blog più interessanti sull’ universo dei nuovi media.

Come è molto interessante il taglio dell' elaborazione di Parody perché, anche per la sua esperienza di direzione editoriale e giornalistica, l' uomo è poco incline all’ ebbrezza ideologica e alla predicazione e molto attento invece alle questioni delle basi economiche dei nuovi media. E’ importante perché, soprattutto all’ inizio di nuovi cicli e nuovi processi di produzione, l’ euforia spesso nasconde le ‘’lacrime e il sangue’’ dei tanti che, per qualche trionfatore, restano sconfitti sul terreno.

Ma ecco l’ intervista.

Giornali contro o insieme a Facebook?

20 dicembre 2007

Secondo Jeff Jarvis i social network come Facebook, Myspace, ecc., non vanno visti come dei concorrenti che strappano lettori giovani ai giornali – Anzi dovrebbe essere proprio compito dei giornali allargare la propria funzione sociale di aiuto alle rispettive comunità – Un articolo su buzzmachine

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di Jeff Jarvis

Intanto in Svezia…. Il nuovo direttore dell’ Aftonbladet dice che hanno imparato nel corso di una riunione di focus group che la loro maggiore competizione per il momento è con Facebook.

Ho avuto qualche conversazione su questi temi con alcuni dei miei studenti di imprenditoria in occasione di un dibattito su quello che si potrebbe definire propriamente impresa giornalistica. Cioè la variante ‘business’ nel dibattito sul che cos’ è il giornalismo. Io obbiettavo che il vero problema è: qual è il ruolo della istituzione giornalismo all’ interno della comunità? E’ soltanto meramente quella di informare oppure è anche quella di organizzare (che, non in maniera casuale, è la convinzione del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg: tenere insieme la tua comunità con una elegante organizzazione)?

E’ un servizio sociale quella parte dell’ organizzazione giornalistica che aiuta gli sportivi a livello locale a organizzarsi? E