Secondo il Comitato Internazionale per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), le vittime tra i giornalisti iracheni che collaborano con testate internazionali sono il triplo di quelle tra i reporter stranieri con cui questi collaborano – Un articolo di Peacereporter ---------------
‘’Negli ultimi due anni – rileva in un articolo su Peacereporter Naoki Tomasin - , il livello della sicurezza per i cronisti internazionali in Iraq è crollato, rendendo quasi impossibile il mestiere di raccontare la guerra e i suoi effetti. Per i corrispondenti stranieri, facilmente riconoscibili tra la popolazione irachena, muoversi per le strade di Baghdad fuori dalla blindatissima Zona Verde è ormai una missione suicida. Così, quasi tutte le principali testate internazionali hanno iniziato ad avvalersi della collaborazone di cronisti locali, in gergo stringer. Senza il loro lavoro oscuro non si avrebbero notizie di prima mano su quel che accade nel paese. Da quando la guerra è diventata anche un massacro settario, però, anche i giornalisti locali si sono trovati ad affrontare un pericolo cresente, sia di finire coinvolti in attentati esplosivi, sia di essere rapiti con l'accusa di collaborare con l'occidente’’. Stringers Un collaboratore della Reuters ha raccontato al magazine statunitense Mother
Lo ha bandito una Fondazione Usa – 50.000 $ per il miglior articolo che saprà identificare leaders inetti, politiche sbagliate e pasticci burocratici prima che essi conducano a disastri –Una combinazione di giornalismo investigativo e giornalismo di analisi
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