WEB 2.0: SOLO UN’ ILLUSIONE L’ INTELLIGENZA COLLETTIVA?

| 29 ottobre 2006 |


Incrociando i dati delle principali piattaforme collaborative si scopre che sul web prevalgono ‘’the wisdom of the few’’, l’ intelligenza dei pochi, e l’ ineguaglianza partecipativa – Un articolo di Nicola Bruno su apogeonline





Documento senza titolo

———————–
Ma davvero collettiva l’ intelligenza del web 2.0? Se lo chiede, in un articolo su apogeonline, Nicola Bruno, riferendosi alla ‘’ottimistica e spesso tronfale retorica della partecipazione’’ che ‘’aleggia sul microcosmo dei social media’’.

In realt, osserva Bruno, ‘’ogni 100 partecipanti, uno solo contribuisce attivamente con i suoi contenuti, 10 fanno il minimo indispensabile e 89 stanno a guardare’’. E c’ gi chi alla utopia dell’ ‘’intelligenza collettiva’’ contrappone la presunta realt del ‘’the wisdom of the few’’, l’ intelligenza dei pochi.

Si tratta di Michael Arrington, l’autore di Techcrunch , che – osserva Bruno -, incrociando i dati di alcuni tra i pi popolari servizi user-powered (digg, YouTube, Wikipedia) ‘’ha trovato un modello esplicativo e predittivo nella cosiddetta regola dell’1% o “1:10:89”, secondo la quale su 100 utenti di una piattaforma ad architettura partecipativa

  • solo 1 contribuisce attivamente con propri contenuti;
  • 10 partecipano di tanto in tanto alle attivit minime della vita di community (commento, ranking, tagging);
  • i restanti 89 fruiscono passivamente’’.

Si tratta di un’evidenza ancora non supportata da dati empirici – rileva Bruno – , bench trovi una sua legittimazione in diverse analisi della teoria economica e della psicologia sociale. In particolare quest’ultima ha dato ampio risalto al fenomeno della participation inequality all’interno delle dinamiche di gruppo. E cio: non tutti gli individui contribuiscono in prima persona ai processi collettivi; spesso solo un’esigua minoranza determina i comportamenti di una grande maggioranza silente e inattiva. quanto Pareto aveva sintetizzato nella legge 80/20 secondo cui l’80% degli effetti spesso determinato dal 20% delle cause.

(…)

Ma, consapevole che l’ineguaglianza partecipativa c’ e ci sar sempre, – osserva ancora Bruno -Jacob Nielsen, uno storico critico della rete, non stigmatizza l’universo dei social media: se i “nascosti” vogliono collaborare possono sempre farlo.

La sfida semmai un’altra, suggerisce: stringere la forbice dell’attuale divario e riuscire a coinvolgere di pi il 10% di utenti gi orientati alla partecipazione.


Leggi anche:

I commenti sono chiusi.