UNA SEDE RAI IN AFRICA? UNA BUONA NOTIZIA MA DEVE CAMBIARE TUTTA L’ OTTICA DEL GIORNALISMO ITALIANO

| 2 febbraio 2006 |


‘’Dobbiamo imparare a rapportarci in modo corretto con tutto il Sud del mondo”, commenta Jean-Leonard Touadi su Redattore sociale
Da http://redattoresociale.it

MILANO – “La prossima apertura di una nuova sede Rai in Africa è una buona notizia”. Jean Leonard Touadi, giornalista di origine congolese e autore della trasmissione Rai “Un mondo a colori”, commenta per Redattore sociale la novità annunciata giovedì scorso dal Direttore generale della Rai, Alfredo Meocci, durante un incontro con i rappresentanti di Usigrai, Tavola della pace, Coordinamento nazionale enti locali per la pace e delle riviste missionarie. “E’ una notizia che va nella giusta direzione: tutti noi ci siamo sempre lamentati del fatto che tutto un continente come l’Africa, sia nella sua parte settentrionale che nella parte subsahariana, non fosse coperto dalla Rai”. Ma, secondo Touadi, c’ è bisogno di cambiare totalmente l’ ottica culturale e organizzativa della macchin a giornalistica del nostro paese per ‘’rapportarsi in modo corretto con il sud del pianeta’’.

“Uno degli ultimi eventi dell’attualità che ci ha fatto capire questa mancanza è il terremoto che ha colpito la regione dei grandi laghi (avvenuto il 5 dicembre scorso; ndr) -spiega Touadi-. Il sisma ha colpito tutto il Congo, che è un paese grande come l’Europa occidentale, insieme a Ruanda, Burundi, Tanzania e Kenya: quarantott’ore dopo non avevamo una sola immagine di quello che era successo, non una casa distrutta, non un muro crepato. E’ stato un blackout incredibile, giustificato dal fatto che non ci sono corrispondenti Rai in Africa. L’agenzia Misna ci informa attraverso la rete dei missionari, ma è un lavoro di supplenza che non può essere la normalità per la realtà africana”. Una supplenza che verrà rafforzata dalla futura presenza della Rai che, si augura Touadi, “dovrebbe essere la prima pietra di una struttura più organica e capillare, in grado di dare un’idea dell’Africa con le sue diversità geopolitiche, che corrisponda alla vita articolata e complessa di questo continente”.

Tuttavia, secondo Touadi, il problema del vuoto informativo non riguarda solo l’Africa: “abbiamo il problema globale di rapportarci in modo corretto con il resto del mondo, soprattutto con il sud del pianeta -dice il giornalista-. C’è un’urgenza, prima di tutto culturale poi giornalistico-organizzativa, di cambiare mentalità rispetto agli altri, che non sono solo un’appendice di ciò che noi viviamo, ma realtà con la loro consistenza che meritano di essere trattate per quello che sono e non solo in rapporto alle nostre esigenze e percezioni. Noi stiamo maturando una consapevolezza della fluidità dei confini materiali che però stenta a diventare una presa di coscienza reale, in grado di determinare prassi e modalità di rapporto che tengano conto del fatto che la differenza che continuiamo a considerare tra noi e loro si sta facendo sempre più labile”.

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