TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE VERSO IL WEB 2.0

| 9 novembre 2006 |

‘’A bigger bang’’, un ‘’big bang’’ ancora più grande – Un corposo dossier del Guardian sul web2.0 prefigura una ‘’seconda corsa all’ oro di internet’’ – Le interviste agli autori delle principali invenzioni che stanno portando al nuovo web, da Wikipedia a Technorati, da Flickr a Feedburner

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a cura di

Antonella Beccaria e Bernardo Parrella

Il quotidiano inglese The Guardian, nell’edizione Weekend di Sabato 4 novembre 200, ha pubblicato un corposo inserto speciale sul Web 2.0: “A
bigger bang”
.

Curata da John Lanchester, l’indagine delinea il quadro dell’universo virtuale in costruzione continua, muovendo da un cruciale assunto: «La seconda corsa all’oro di internet è in piena animazione, e stavolta riguarda nient’altro che persone reali che creano, producono e mettono in mostra le proprie vite ed opinioni». Un ‘big bang’ più grande di quello che ha dato vita all’universo reale. E dove si continua a crescere di pari passo alla rete stessa. Grazie anche a «imprenditori scaltri e fortunati che hanno demolito l’internet del passato per costruirne una completamente nuova».

Alcuni di essi vengono intervistati nell’ inserto del Guardian: gli ideatori di Flickr, Technorati, Netvibes, Last.fm, WordPress, Wikipedia, Odeo, Bebo, Writely, Digg, Craiglist, del.icio.us e Feedburner.

L’articolo centrale parte dall’acquisto, nel luglio 2005, di MySpace da parte di Rupert Murdoch per 580 milioni di dollari: l’assenza totale di entrate e di un business model aveva portato molti a ritenere quella mossa l’ennesimo bidone rifilato a Murdoch. Stavolta però il futuro gli sta dando ragione, e tanti dobloni. Il boom di MySpace suggerisce analoghe evoluzioni per la tecnologia e internet. Basta dare un’occhiata alla blogosfera, insiste Lanchester:

«Nessuno avrebbe potuto immaginare la straordinaria, incredibile, esponenziale quantità di blog che vengono scritti (non intendo dire letti). Una cifra che ultimi tre anni è raddoppiata ogni sei mesi: oggi, al 31 luglio, esistono oltre 50 milioni di blog su internet; ogni giorno vengono creati 175.000 nuovi blog-due al secondo. Le lingue dominanti (la classifica varia leggermente da mese a mese) sono cinese, giapponese, inglese. Ogni giorno vengono pubblicati 1,6 milioni di post sui blog».

Da qui si passa ad illustrare la forza del cosiddetto “user-created content”, del modello cooperativo nella creazione e diffusione di informazioni di ogni tipo-impostosi proprio grazie alle cavalcate di Wikipedia, Digg, Flickr, del.icio.us. Un fenomeno di proporzioni talmente ampie da generare una sorta di “panico morale”, dove così tante persone sono visualizzabili e contattabili, pronte a comunicare all’unisono.

L’emergere dunque di un «forte senso di intrusione» quando si scorrono le pagine personali altrui su MySpace, ma anche la creazione collettiva di «una cosa nuova». E se talvolta il rischio è quello di trovarsi da soli e isolati davanti al monitor del computer, in una angolo qualsiasi del mondo, online continueremo ad avere una vita sociale e a sentirci più collegati agli altri. Come le lame di una forbice, si tratta di elementi inscindibili delle ore, della vita che giovani (e meno giovani) vanno trascorrendo sempre più nel pianeta digitale. E questa panoramica, conclude l’articolo del Guardian,
«è la nostra prima occhiata a quel che vorranno coloro che crescono con la Rete».

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Il Guardian, nel suo dossier, ha intervistato una serie di personaggi che hanno compiuto una rivoluzione più o meno importante del web, ognuno a proprio modo. C’è chi ha costruito un’enciclopedia libera, chi ha consentito a ognuno di avere un blog in quattro semplici click del mouse e chi invece ha edificato colossi della musica, della fotografia o dell’informatica user-centered. Se, come nel caso della vendita di YouTube, c’è chi teme il gonfiarsi una nuova bolla speculativa che prima o poi scoppierà in faccia a qualcuno, i casi che il giornale britannico ha preso in considerazione di numeri concreti ne posso sgranare a iosa – in quanto a utenti, contenuti multimediali, contatti, download. Oltre a una mini-storia del progetto, gli intervistati tentano di rispondere a tre domande, apparentemente semplici: Cos’è il web 2.0? E la loro grande idea? Dove si nasconde la «next big thing online»?

Wikipedia,
Jimmy Wales

Ci si aspetta che tradisca un certo senso di meraviglia per il modo in cui il suo sito ha ridisegnato il terreno dell’umana conoscenza. Ma in pratica ciò si avvicina molto a quel che Jimmy Wales ha avuto in mente da sempre.

Audio:
Estratti dell’intervista con Jilly Wales (7MB, 15:13)

Blogger/Odeo,
Evan Williams

Nel 1999, Evan William e gli amici Meg Hourihan e Paul Baush iniziarono a scrivere un blog. Ma trovarono il processo macchinoso e così buttarono giù qualche riga di codice per renderlo più semplice. Lo chiamarono Blogger.

WordPress,
Matt Mullenweg

Matt Mullenweg iniziò a smanettare con l’open source per sviluppare WordPress, una serie di applicazioni libere per gestire autonomamente la pubblicazione su web con funzioni tipografiche chiare e intelligenti che hanno attratto l’elite della blogosfera.

Bebo,
Michael e Xochi Birch

Bebo, come MySpace, fornisce ai suoi oltre 23 mila utenti una specie di protesi della propria
personalità: una pagina con un profilo attraverso cui aggiornare il proprio diario, inviare fotografie, inserire musica e video autoprodotti.

Audio:
Estratti dall’intervista con i fondatori di Bebo (6.5MB, 13:53)

Writely,
Sam Schillace

Prendere un’idea pre-esistente e migliorarla è un’operazione ben più che scoraggiante, soprattutto quando il leader del settore è un enorme bestione della stazza di Microsoft Word.

Digg,
Kevin Rose

Kevin Rose, ventinovenne incredibilmente scanzonato, gestisce Digg, uno di quei rari siti che ha scommesso maggiormente sull’intuizione che fare informazione fosse un compito che i lettori avrebbero potuto svolgere meglio.

Craigslist,
Craig Newmark e Jim Buckmaster

Per un uomo il cui contributo alla società consiste in una serie di scarni siti per i piccoli annunci di compravendita, Craig Newmark sembra attirare una straordinaria venerazione.

Audio:
Eestratti dell’intervista con Craig Newmark (5.8MB, 12:27)

Last.fm,
Martin Stiksel

Lanciato nel 2002 da Stiksel e Felix Miller come emittente radiofonica online e sito comunitario per appassionati di musica, il team sentì parlare di un progetto chiamato Audioscrobbler, sviluppato da uno studente di informatica, Richard Jones, e unirono le forze per creare il servizio musicale a tutto tondo di oggi.

Del.icio.us,
Joshua Schachter

Come parecchie storie di successo nel Web 2.0, Del.icio.us nacque come elegante soluzione a un problema incontrato dal suo ideatore.

Audio:
Estratti dell’intervista con Joshua Schacter (3.5MB, 7:17)

Feed
Burner, Dick Costolo

Sapete che cosa sono i feed RSS? Bene, Dick Costolo ritine che presto inizierete a usarli ogni giorno.

Netvibes,
Tariq Krim

Kim iniziò con un blog francese dedicato all’emergente “MP3 generation”. In sette anni, sostiene, il suo principale blog musicale attrae più lettori del suo vecchio giornale, La Tribune.

Audio:
Estratti dell’intervista con Tariq Krim (7:22)

Technorati,
David L. Sifry

Chiacchierone e bizzarro, un vulcano di energia e ambizione: se è mai esistito un imprenditore informatico, è David Sifry.

Flickr,
Caterina Fake e Stewart Butterfield

Per un’intera generazione, Flickr è diventato semplicemente ciò che si può fare con le fotografie. Il risultato è che Flickr è cresciuto trasformandosi in un’istantanea del pianeta, gigantesca e in aggiornamento costante.

Audio:
Estratti dell’intervista con i fondatori di Flickr (11:21)

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