“Sui media non si media”

| 24 novembre 2006 |

«Il cosiddetto mainstream informativo-comunicativo […] è essenziale, a nostro avviso, che lo si guardi, lo si critichi, lo si analizzi, lo si studi da tutte le parti possibili e immaginabili, tranne dalla prospettiva ufficiale che esso propone e impone, quando, descrivendo se stesso, si traveste da rappresentazione della realtà. Poiché già sappiamo che essa è falsa». Giulietto Chiesa non si dilunga nella presentazione di aideM – Rivista di critica della comunicazione (Chiementi Editore), trimestrale al debutto che dirige insieme a Adalberto Minucci. Va al sodo per descrivere l’obiettivo della pubblicazione: smontare ogni genere di contenuto informativo per interpretarlo in base alle logiche politiche ed economiche che stanno alla base.

Sul primo numero, si legge sul sito della rivista che verrà presentata il 29 novembre a Bruxelles e sarà in libreria dal 7 dicembre, si parlerà di riforma del servizio radiotelevisivo, della direttiva TV senza frontiere su concorrenza e mercati editoriali, frequenze, inattendibilità dell’Auditel e stranezze nella raccolta pubblicitaria. Nell’esprimere un augurio all’iniziativa di Chiesa e Minucci, ne va espresso anche un altro per i lettori: quello di indagare pure l’informazione che si è iniziato a fare in rete, quell’informazione frutto del citizen journalism, per usare un’espressione che torna sempre più frequentemente, e offrire un’ulteriore chiave di interpretazione per “leggere” la crisi del giornalismo tradizionale anche a fronte di una richiesta di maggiore affidabilità e trasparenza dell’informazione. Richiesta divenuta improcrastinabile al punto che i cittadini, la loro informazione, hanno già da tempo iniziato a farsela da sé.

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