‘REPORTER DIFFUSO’ DIVENTA ANCHE UNA TESI DI LAUREA

| 17 settembre 2006 |

La tesi si intitola ‘’Reporter diffuso. Come è cambiato il mondo del giornalismo negli anni delle evoluzioni tecnologiche-digitali’’ e analizza le ‘’radicali trasformazioni del rapporto di produzione-fruizione delle informazioni prodotte dallo sviluppo dei nuovi media’’





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L’11 settembre ha segnato una svolta nel mondo dell’informazione, nella prima ora dopo gli attentati l’80% delle informazioni hanno un’origine amatoriale.

Questa considerazione – tratta dalla presentazione di ”Reporter diffuso”, il programma di Skytg24 in onda il sabato mattina su Sky – è alla base della tesi con cui Aberto Berlini, un giovane studente di Scienze della comunicazione all’ Università di Urbino, ha affrontato in maniera analitica lo sviluppo del cosiddetto ‘’citizen journalism’’ e con cui si laureerà ai primi di ottobre col professor Giovanni Boccia Artieri*

La tesi si intitola proprio ‘’Reporter diffuso. Come è cambiato il mondo del giornalismo negli anni delle evoluzioni tecnologiche-digitali’’ e analizza le ‘’radicali trasformazioni del rapporto di produzione-fruizione delle informazioni prodotte dallo sviluppo dei nuovi media’’.

 

Secondo una recente analisi del Media Center – osserva Berlini nei materiali per la conclusione della tesi (consultabili qui) – nel 2021 i cittadini produrranno “il 50% delle notizie attraverso il Peer-To-Peer, entrando in chiara competizione con i tradizionali produttori di notizie”.

Il superamento qualitativo del format “Real TV” ha prodotto la nascita e lo sviluppo di nuove modalità del fare informazione. L’evoluzione dei cosiddetti giornalismi possibili va molto al di là del solo aspetto professionale o industriale.

La fine del Giornalismo e la sua articolazione in una miriade di giornalismi diversificati è ormai un dato di fatto. Nel mondo del giornalismo professionale e dell’industria editoriale ci si sta chiedendo quale contributo possano fornire le mille sfaccettature del giornalismo partecipativo al sistema dell’informazione tradizionale.

Si tratta di capire quale peso avranno sulla cultura di base della società e quali trasformazioni indurranno nella struttura del mondo contemporaneo.

L’influenza delle nuove tecniche digitali ha prodotto un rinnovamento radicale all’insegna della pluralità delle fonti e del pluralismo dell’emittenza. Le frequenze digitali hanno ampliato lo spettro dei possibili editori di canali radiofonici e televisivi, senza contare la promozione di Internet al rango di media di massa. Sarà la fine del dualismo tutto italiano tra Rai e Mediaset per il monopolio dell’informazione? Potranno i blogger diventare gli outsider della partita? In palio c’è un bene e un diritto sancito dalla costituzione, ma prima ancora dal buon senso. Una cittadinanza migliore necessità di una informazione quanto più slegata dai legami di potere e tanto più vicina al cittadino, tale da comprenderne le esigenze, i problemi.

Il nuovo mondo potrà essere popolato di cittadini e non di sudditi, ma ciò dipenderà da come verranno usate le potenzialità democratiche offerte dalle nuove tecnologie. La società digitale rappresenta un’occasione di sviluppo irrinunciabile: la realtà di una comunità connessa, in grado di autorganizzarsi, di comunicare in maniera aperta, senza la possibilità di apporvi censure. Utopia o realtà del prossimo decennio?’’.

Che è proprio una delle domande chiave intorno a cui si muove Lsdi e il blog ”giornalismi possibili’’.

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 * Giovanni Boccia Artieri, presidente del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione e studioso dei ‘’media-mondo’’, a cui ha dedicato un libro e un blog .

 



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