NON BASTA ‘RIDECORARE’ I GIORNALI PER AUMENTARE LE VENDITE

| 13 novembre 2006 |

Cambiare il design è il risultato finale di un processo di rifondazione di un giornale. Non l’ inizio. Non la soluzione ai suoi problemi – Lo mostrano alcune tabelle realizzate da Mark Friesen, giornalista visuale in un quotidiano di Portland e animatore del sito newsdesigner.com – Un articolo di Jeff Mignon su Mediacafé
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di Jeff Mignon
(da mediacafè ).

Cambiare il design è il risultato finale di un processo di rifondazione di un giornale. Non l’ inizio. Non la soluzione ai suoi problemi. Da anni i quotidiani cambiano la loro formula grafica, senza veramente toccare il loro taglio editoriale e, soprattutto, il loro modo di fare giornalismo.
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Non si può distinguere la sua forma dalla sua natura . L’ una non va senza l’ altra. Quando un giornale va male, non è, prioritariamente, la sua forma che va male. E’ il suo ‘’taglio’’. Il soggetto che tratta. Il modo con cui lo tratta. Il design non cambia niente a tutto questo. Il design esprime un cambio di politica editoriale, di organizzazione della redazione e di modo di fare giornalismo.

Quando un giornale va male è la sua strategia editoriale che va male. E’ il suo ‘’posizionamento’’. La sua offerta di servizi ai lettori csì come agli inserzionisti. Non il colore o la grandezza delle foto.

Attenzione. Da giornalista visuale considero il design dei giornali come uno degli elementi determinanti della loro riuscita commerciale. Ma UNO degli elementi. Non l’ elemento principale. Notate, en passant, che parlo di giornalismo visuale. Un concetto che, insieme a pochi altri, ho cercato da anni di introdurre in Francia per finirla con i direttori artistici o i decoratori di giornali. Senza successo comunque.

Il visuale è un mestiere dell’ informazione. E’ un modo di informare. Chiede di essere affidato a degli specialisti dell’ informazione… visuale. Non a dei pittori!

E’ tempo che la stampa si impadronisca di questa idea e sviluppi il giornalismo visuale. E’ tempo che le scuole di giornalismo sviluppino dei corsi dedicati al giornalismo visuale, sul modello del Poynter Institut, negli USA. La migliore scuola di giornalismo al mondo.

La stampa quotidiana (…) ha bisogno di queste competenze. Di questi pensatori a più dimensioni – texto, informazione visiva, navigazione – che sono i giornalisti visuali. E ne ha ancora più bisogno per il futuro, che va verso il multimedia. E ne hanno ancora di più quei giornalisti che riscrivono le notizie di agenzia.

Perché, ecco la decorazione e i suoi risultati sul sito newsdesigner.com . Mark Friesen, giornalista visuale in un quotidiano di Portland e animatore del sito, ha realizzato una serie di grafici che mostrano i dati della diffusione di alcuni importanti giornali che sono stati ridisegnati, in GB e Usa. Potrete notare la differenze di risultati fra certi giornali britannici, come il Guardian, che ha rivisto la sua strategia, e la stampa americana, che si contenta di ridecorare, a parte lo Star-Tribune. A voi giudicare.

(Le tabelle sono anche qui ).

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