MAGNASCHI (ANSA):
IL FOTOGIORNALISMO STA EMERGENDO

| 28 gennaio 2006 |


Pierluigi Magnaschi

Secondo il direttore dell’Ansa, nei prossimi anni si rafforzerà il ruolo e
la cultura della fotografia – Ma i giornalisti di fotografia&informazione protestano per la decisione dell’ Ansa di eliminare le didascalie dalle foto pubblicate in un libro edito dall’ agenzia

(dal bollettino del Gsgiv, Gruppo di specializzazione dei giornalisti dell’informazione visiva)

Sempre più cultura dell’informazione visiva nei giornali italiani ed enorme
crescita del fotoreportage soprattutto sul piano della qualità. Queste le
previsioni fatte da un personaggio che sicuramente conosce bene giornali e
mercato dell’informazione: Pierluigi Magnaschi, direttore dell’ Ansa che ,
oltre ad essere la numero uno delle agenzie giornalistiche italiane, è pure
la seconda azionista dell’agenzia europea Epa.

Le valutazioni di Magnaschi sono state fatte in un’intervista rilasciata al
“Ducato”, quotidiano online dell’Istituto per la formazione al giornalismo
dell’Università di Urbino.

Il direttore dell’Ansa, nonostante il suo ottimismo per il futuro del
settore, non si è però sbilanciato nel fare dichiarazioni su eventuali
progetti di potenziamento del dipartimento fotografico della sua agenzia,
svicolando soprattutto davanti a domande sugli organici attuali dell’Ansa.
Risposte non date che per certo non soddisferanno i colleghi fotoreporter
che, spesso da anni e anni, lavorano a tempo pieno nelle redazioni
dell’agenzia con regole d’ingaggio che nulla hanno a che vedere con il
contratto nazionale di lavoro giornalistico e che non assicurano alcun
genere di tutela e di prospettiva professionale.

L’intervista fa parte di un’inchiesta
molto più ampia con al centro un interrogativo sicuramente di tutto
rispetto: le fotografie giornalistiche possono parlare da sole? L’autrice
è Monica Nardini, allieva della Scuola di giornalismo di Urbino, che ha
preso spunto per il suo lavoro dal fatto che, a fine anno, proprio l’Ansa
era stata al centro di alcune critiche perché aveva deciso di pubblicare,
totalmente senza didascalie, le seicento immagini di un volume fotografico
sui più importanti avvenimenti del 2005 da regalare ai suoi clienti più
fedeli.

Una mia foto – spiega Fabiano Avancini in una lettera aperta su fotoinfo – la cui la scarna didascalia può essere: 1992 – Vinckovci – Croatia – protezioni di sabbia all’ingresso dell’Ospedale.

Sapere che quella era l’entrata di un luogo di cura, regala una lettura diversa dei fori di proiettile e di tutta l’immagine, credo. La didascalia aggiunge le parole, non le toglie.

Prese di posizione e disappunti erano partiti in particolare da alcuni
colleghi dell’associazione “fotografia&informazione”, i quali, rigorosamente
schierati sul principio che il lettore ha diritto alle didascalie, avevano
polemizzato con Giovanni Valentini di Repubblica che, sul numero del 17
dicembre, nella sua rubrica “Il Sabato del Villaggio”, aveva applaudito la
decisione dell’Ansa scrivendo ” la caratteristica più originale del libro è
che le foto non hanno didascalie. Parlano da sole, senza spiegazioni o
commenti. E’ una scelta coraggiosa che fa leva evidentemente sulla forza e
sulla qualità delle immagini”.

L’intervista a Magnaschi e l’inchiesta di Monica Nardini è qui .

Qui invece la polemica dei giornalisti di fotoinfo sulle affermazioni di Valentini.

Qui, infine, una nota sul volume dell’ Ansa.

(a cura di amedeo vergani)

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