IFEX: DAL MONDO

| 12 febbraio 2006 |


Forze Usa implicate nell’ uccisione di un giornalista iracheno – Libia. Human rights watch chiede riforme urgenti – Messico: giornalisti indagano sugli assassini di loro colleghi – Un dossier denuncia la crescita della ”censura soft” – Iwpr lancia un programma radio per il Turkmenistan

1- FORZE USA IMPLICATE
NELL’ UCCISIONE DI UN GIORNALISTA IRACHENO

Reporters sans frontières (RSF), la Federazione internazionale dei giornalisti e il Committee to protect jurnalistes(CPJ) hanno chiesto all’ esercito Usa di indagare sulla morte di un reporter iracheno che stava seguendo a Ramadi degli scontri fra le truppe americane e un gruppo di insorti sunniti. Il 24 gennaio Mahmood Za’al, corrispondente dell’ emittente televisiva irachena ‘’Bagdad Tv’’ è stato ucciso, secondo il Cpj, mentre stava realizzando un reportage su un attacco condotto da alcuni guerriglieri contro due edifici controllati dalle truppe Usa. Alcuni testinìmoni hanno raccontato che Za’al è stato ammazzato da colpi sparati dall’ aviazione, ricostruzione che smentisce le autorità americane. Secondo la Ifj le truppe Usa avevano interrogato il giornalista un quarto d’ ora prima che egli venisse ucciso.

« Bagdad TV » fa capo al Partito islamico iracheno, il più importante gruppo politico del paese.

Vedi:
– RSF : http://www.rsf.org/article.php3?id_article=16289
– CPJ : http://www.cpj.org/news/2006/mideast/iraq25jan06na.html ; http://www.cpj.org/news/2006/mideast/iraq30jan06na.html
– FIJ : http://www.ifj.org/default.asp?Index=3678&Language=EN

2 – LIBIA: HUMAN RIGHTS WATCH
ESIGE RIFORME URGENTI

Il governo libico ha preso importanti misure nei mesi scorsi per migliorare i diritti della persona, ma la libertà di espressione e gli altri diritti continuano ad essere gravemente calpestati. Lo afferma Human Rights Watch in un rapporto diffuso la settimana scorsa.
Il governo esercita sui media un controllo strettissimo. Non sono autorizzate le emittenti radiotelevisive private e sono le autorità di governo a pubblicare i giornali più influenti del paese.
Il governo sorveglia e controlla ogni articolo e non permette nessuna critica alle autorità che non sia stata precedentemente approvata.
Le sole fonti informative non censurate sono le trasmissioni tv satellitari e Internet, che da qualche anno vedono crescere la loro popolarità.
Il governo ha arrestato giornalisti e altri cittadini che esprimono punti di vista critici, rileva Human Rights Watch. Il più noto dissidente libico, Fathi al-Jahmi, è detenuto dal marzo 2004 per aver criticato il leader Mouammar Gheddafi in alcune interviste a media stranieri.
Nel gennaio 2005 le forze dei servizi di sicurezza interni hanno arrestato un redattore di Internet, soprannominato `Abd
al-Raziq al-Mansuri, a causa, sembra, delle sue critiche contenute in un sito web ospitato nel Regno Unito. E’ stato condannato a un anno e mezzo di reclusione. Nell’ aprile scorso, Human Rights Watch ha condotto una missione informativa in Libia svolgendo una inchiesta sulla situazione della libertà di stampa, sulle condizioni carcerarie, sui metodi usati nella campagna antiterrorismo, sui diritti delle donne e sui diritti dei migranti e dei rifugiati.

Il rapporto integrale è qui

3 – MESSICO: GIORNALISTI INDAGANO
SUGLI ASSASSINI DI LORO COLLEGHI

Nel corso di un incontro organizzato la settimana scorsa a Nuevo Laredo dalla Società interamericana della stampa
(SIP), alcuni giornalisti messicani hanno annunciato che avvieranno delle indagini congiunte sulle uccisioni di loro colleghi rimaste senza responsabili. Si tratta del ”Progetto Fenix”, che la Sip ha organizzato per fare pressioni sulle autorità messicane affinché siano assicurati alla giustizia gli assassini dei giornalisti.
I redattori di vari giornali metteranno insieme risorse e contatti comuni per indagare sulle vicende che le autorità hanno lasciato in ombra.
Otto giornalisti sono stai uccisi in Messico dal marzo 2004, ricorda la Sip. Almeno cinque di questi delitti sarebbero collegati al crimine organizzato, in particolare al traffico di droga.
Questa situazione ha creato un clima di paura nella stampa messicana, soprattutto lungo il confine con gli Usa, dove il quotidiano El Universal ha calcolato più di 1.000 delitti legati al traffico di droga nei primi nove mesi del 2005, rileva la Sip.

Vedi:
– SIP : http://tinyurl.com/8f8df –
– Rapporto della SIP sul Messico: http://www.sipiapa.org/pulications/informe_mexico2005o.cfm

4 – UN DOSSIER DENUNCIA LA MINACCIA
CRESCENTE DELLA CENSURA SOFT

Un numero crecente di governi nel mondo hanno fatto ricorso a dei metodi più sottili e più sofisticati per controllare i media e sopprimere la critica. Questa situazione produce degli effetti molto poco rassicuranti e molto estesi, comparabili alla violenza contro i giornalisti o alle leggi draconiane in materia di diffamazione.

Lo rileva un rapporto dell’ Open Society Institute intitolato « The Growing Threat of Soft Censorship » [La minaccia crescente della censura soft).
Il dossier documenta il fenomeno in vari paesi dove vengoo sempre più utilizzati strumenti come il ritiro della pubblicità o le pressioni essercitate su tipografie e distributori. In paragone con i metodi più ”tradizionali” – come aggredire o incarcerare i giornalisti o appiccare il fuoco ad abitazioni o alle sedi dei giornali, queste tecniche sono più diffcili da denunciare e dimostrare da parte dei gruppin che difendono la libertà di espressione. Questi metodi non ricevono dalla società civile, dai governi democratici e dalle istituzioni internazionali lo stesso grado di attenzione che esse meritano, rileva l’ OSI.

Il testo integrale del Dossier è qui .

5 – IWPR LANCIA UN PROGRAMMA RADIO PER IL TURKMENISTAN

L’ Institute for War and Peace Reporting IWPR
ha lanciato il 10 febbraio un programma radionofonico di informazione destinato alla popolazione del Turkmenistan, uno dei paesi più chiusi del mondo.
INSIDE VIEW – questo il titolo del programma – è realizzato da giornalisti turkmeni nella loro lingua e viene irradiato nel paese all’ interno della programmazione di Radio Free Europe/Radio Liberty´s regular.

Il Turkmenistan è sotto una rigida dittatura, con una leadership sfuggente e assolutamente priva di profilo internazionale. La vita nel paese è molto rigida per la estrema povertà combinata con una durissima repressione statale e vige il divieto assoluto di accesso all’ informazione indipendente.

La radiotelevisione di stato e la stampa declamano solo i discorsi del presidente e la libertà di espressione è del tutto bandita.

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