GIORNALISTI VIRTUALI IN MEDIORIENTE (IN UN VIDEOGAME)

| 1 novembre 2006 |

‘’Conflitti giobali: Palestina’’, un nuovo gioco di ideazione danese consentirà di analizzare il conflitto israelo-palestinese intervistando personaggi di entrambe le parti – Il gioco è destinato agli studenti delle scuole superiori e verrà realizzato in cinque lingue.
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Analizzare il conflitto fra israeliani e palestinesi attraverso un gioco e assumendo il ruolo dei giornalisti virtuali inviati in Israele e nei territori palestinesi. E’ un videogioco sviluppato in Danimarca e destinato soprattutto agli studenti delle scuole superiori.

“Conflitti globali: Palestina” – questo il nome del videogame -, distribuito da Serious Games Interactive, permetterà ai giocatori, fra l’ altro, di intervistare personaggi di entrambe le fazioni — civili, soldati e militanti. Una volta stabilito di avere ottenuto le informazioni sufficienti, i giornalisti potranno scrivere articoli sul conflitto, che verranno sottoposti al giudizio del videogioco.

“Lo scopo dei giocatori sarà quello di capire che ci sono punti di vista diversi, che la storia può essere raccontata da angolazioni differenti”, ha detto in un’intervista telefonica uno dei creatori del videogame, Simon Egenfeldt-Nielsen, originario di Copenhagen, precisando che spera di vedere distribuito il gioco a marzo nelle scuole superiori europee e forse in tutto il mondo.

All’inizio del gioco i giocatori devono scegliere uno di sei scenari tratti dagli anni di violenze fra israeliani e palestinesi, come attacchi kamikaze, raid israeliani nei territori di Cisgiordania e a Gaza o episodi ad alta tensione ai checkpoint presieduti dall’esercito israeliano. Il reporter virtuale non è obbligato a essere obiettivo.

I giocatori possono scegliere se essere pro-israeliani, pro-palestinesi o giornalisti neutrali mentre si fanno strada nelle diverse scene e “cliccano” sui personaggi. I personaggi hanno risposte programmate, che variano a seconda delle domande del giornalista e di quale fazione il reporter appoggia. Un militante palestinese, per esempio, offrirà più informazioni a un giornalista schierato dalla parte dei palestinesi rispetto a un reporter pro-israeliano. “Il dialogo può essere indirizzato nei binari desiderati”, ha detto Egenfeldt-Nielsen. Negli ultimi 15 anni sono stati lanciati molti videogiochi sui conflitti mediorientali, la maggior parte dei quali implica l’uso della violenza. Un gioco di simulazione del 1990 prodotto da Virgin Interactive, intitolato “Conflitto in Medioriente”, permette di impersonificare il primo ministro israeliano e lanciare potenti attacchi contro i paesi musulmani, come l’Iran, oppure agire per vie diplomatiche o persino lanciare una bomba atomica.

Il nuovo videogioco danese, provato da centinaia di studenti delle superiori in Danimarca prima di essere messo in commercio, sarà tradotto in cinque lingue. Il gioco non tratta di argomenti come la vittoria o la sconfitta. “Non esistono vincitori in questo conflitto”, ha detto Egenfeldt-Nielsen

(fonte: Reuters, via Mytech)

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