GIORNALISMO DI QUALITA’ FINANZIATO DA DONAZIONI

| 3 agosto 2006 |

Jay Rosen
Una esperienza di giornalismo ‘’open source’’ parte negli Usa con un finanziamento sperimentale di 10.000 dollari




Documento senza titolo


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Fare del giornalismo di grande qualità basandosi sulla tecnica ‘’open source’’ e su donazioni e finanziamenti ‘’diffusi’’. E’ la nuova esperienza che sta per nascere negli Usa col nome: NewAssignment.net. E’ stata lanciata dal giornalista e docente Jay Rosen e partirà con un primo finanziamento – 10.000 dollari – del creatore di Craigslist : Craig Newmark.

Come funziona?

Qualcuno – spiega Jeff Mignon su Media Café (http://mediacafe.blogspot.com/) –  propone su NewAssignment.net che venga fatta una inchiesta su un determinato argomento. Dei giornalisti professionisti, legati al sito, analizzano il progetto e, con la partecipazione del pubblico, precisano e articolano meglio l’ idea.

I redattori capo affidano quindi l’ incarico di realizzare quell’ inchiesta a un giornalista che, in maniera costante, sottopone il suo lavoro al pubblico attraverso il sito per indicare dove è arrivato, far convergere tutte le sue informazioni, raccoglierne di nuove e correggere gli eventuali errori commessi.

A questo punto il pubblico potrà decidere se sostenere o meno il lavoro del giornalista, fornendogli le sue conoscenze e  – anche – apportando il suo eventuale sostegno finanziario per un progetto che gli sembra importante da realizzare in maniera qualitativamente alta.

Sarà quindi possibile versare dei contributi finanziari a NewsAssignement, che si porrà come una sorta di associazione non-profit secondo a legge Usa del 1901.

Una questione di fondo: vi saranno donatori a sufficienza per sostenere finanziariamente il lavoro dei giornalisti?

In ogni caso questa esperienza –  aggiunge Mignon – cade in un momento in cui si comincia a parlare sempre più spesso dell’ ipotesi che il giornalismo di qualità possa essere finanziato da associazioni o organismi senza fini di lucro. Perché? Perché qualcuno pensa che non ‘’venderà’’ più.

Ampie spiegazioni sul progetto di Jay Rosen sono qui (sul suo blog  PressThink).

 

* Il giornalismo open source, comunque,  è al centro negli Usa di un intenso dibattito su come trasformare in reportage e inchieste giornalistiche concrete il lavorio di social networks, editing collaborativi, decentramento delle informazioni, citizen journalism… Tutto quella produzione sociale all’ insegna dell’  ‘’Users-Know-More-Than-We-Do Journalism’’

 

Jay Rosen ne aveva parlato tra l’ altro ampiamente nel corso di una delle sessioni di Bloggercon IV che si è tenuta il 23 giugno a San Francisco. (Si può ascoltare la sessione scaricando questo file MP3 file -33 MB, 1 hour 12 minutes). E sull’ argomento molti stanno cercando di capire se il giornalismo open source sia una prospettiva realistica oppure‘’pura anarchia’’.

Su E-media Tidbits di Poynteronline, Amy Gahran sostiene che ‘’questo specifico tipo di giornalismo è particolarmente rivoluzionario perché esso elimina alcuni aspetti basilari della forma e della pratica del giornalismo. Definito anche ‘giornalismo open source’, esso consiste nell’ idea di coinvolgere un ampio numero di persone nella raccolta di determinate informazioni in modo da creare un mosaico collaborativo di notizie e punti di vista’’.

In un post su PressThink in cui riferisce di quella sessione (vedi qui) Jay Rosen spiegava:

Dan Gillmor  ha creato il concetto di lettori che sanno ‘‘more-than-we-do’’, ma non è ancora chiaro come noi possiamo prendere idee tipo conoscenza diffusa, social networks, editing collaborativi, saggezza popolare, giornalismo dei cittadini, decentralizzazione della raccolta di notizie, we media … e trasformarli in inchieste concrete, in reportage che attirano l’ attenzione perché rivelano cose che prima non si sapevano, cioè notizie.
Quindi se i lettori sanno davvero ‘’more-than-we-do’’, se è realmente possibile intercettare questo tipo di conoscenza diffusa e informare un vasto pubblico con essa, allora – aggiunge Rosen – dovremmo essere capaci di realizzare con questi metodi delle storie che eludano le forme più tradizionali del mestiere giornalistico… Vero?
Ma come esattamente? Questa è la domanda e io credo che voi possiate essere parte della risposta.
Non deve essere per forza un argomento di altissimo livello d’ interesse. Forse è meglio partire da vicende locali oppure da argomenti che interessano un pubblico specializzato. Il primo articolo definito ‘’giornalismo open source’’ (vedi:  Andrew Leonard’s 1999 article for Salon ) era dedicato al cyberterrorismo. Fu pubblicato sul Jane’s Intelligence Review, poi su Slash-dot fu ampliato e modificato nelle parti in cui c’ erano errori o menzogne. I lettori sapevano più di quanto Jane sapesse, e la direzione decise che si trattava di una buona cosa.
Bingo. Sette anni dopo stiamo ancora cercando di capire come fare bingo di nuovo.
Ma ci dobbiamo provare (…).

Ed ecco il primo passo, con News.Assignment.net.

**La possibilità che il giornalismo d’ inchiesta possa resistere alle logiche commerciali degli editori attraverso l’ intervento di particolari organizzazioni era stata tra l’ altro ipotizzata da Philip Meyer, autore di The Vanishing newspaper: Saving Journalism in the Information Age (2004) e di Precision Journalism (quarta edizione, 2002), nell’ introduzione a ‘’Trends in Newsroom 2006’’, (pubblicato da Lsdi qui: http://www.lsdi.it/documenti/Lsdi-Tin-finale.pdf).

Negli Stati Uniti- spiega Meyer – , i giornali stanno tagliando i budget e il personale, ma il giornalismo di indagine non è necessariamente la prima cosa ad essere abbandonata. Se i giornali abbandonassero questa importante funzione, altre istituzioni si prenderebbero l’incarico: organizzazioni non governative come il Center for Responsive Politics o il Center for Public Integrity sono diventati leaders nel giornalismo di indagine su scala nazionale; oppure Barry Sussman, un ex direttore del Washington Post che supervisionò l’indagine sul Watergate e ora gestisce un blog che è sia uno stimolo e sia un generatore di idee per i giornalisti investigativi provenienti da tutti i media (http://www.niemanwatchdog.org).

La democrazia è infinitamente inventiva. Se si riuscirà a sfruttare il potere di Internet, il giornalismo investigativo potrebbe svilupparsi in maniera imprevista. Non dobbiamo rimanere sgomenti di fronte all’estrapolazione passiva delle tendenze esistenti. Il futuro può essere quello che ne facciamo.


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