‘GIORNALISMI POSSIBILI’: UN BLOG DI LSDI

| 19 settembre 2006 |

L’obbiettivo è indagare, con un occhio attento sia ai protagonisti che alle loro forme espressive (tecnologiche e filosofiche), le dinamiche trasformative in atto nel mondo del giornalismo e dell’informazione. Mettendo in evidenza i nuovi problemi e le nuove promesse che questa trasformazione pone non solo al giornalismo professionale ma anche e soprattutto alla società nel suo insieme ——————–



giornalismi possibili.  Si chiama così il nuovo blog  – nato all’ interno di lsdi.

L’ obbiettivo è indagare, con un occhio attento sia ai protagonisti che alle loro forme espressive (tecnologiche e filosofiche), le dinamiche trasformative in atto nel mondo del giornalismo e dell’informazione. Mettendo in evidenza i nuovi problemi e le nuove promesse che questa trasformazione pone non solo al giornalismo professionale ma anche e soprattutto alla società nel suo insieme.

È stata ormai travolta la «tradizione secolare (che) accordava ai giornalisti professionisti il privilegio di diffondere una verità testimoniale dei fatti», riprendendo Christian Caujolle su Monde Diplomatique (Mort et résurrection du photojournalisme). E i miliardi di pixel che hanno consegnato al giornalismo internazionale immagini chiave, come quelle delle prigioni di Abu Ghraib o delle catastrofi dello tsunami asiatico, «da quattro o cinque anni si sono aperti un varco in tutti i campi dell’attualità».

Cresce e si allarga il mondo del giornalismo dal basso. Che non è più solo controinformazione o informazione di movimento, ma giornalismo civico, partecipativo, citizen e grassroot journalism, realizzato da cittadini che da destinatari passivi di notizie (da uno a molti) diventano nodi e protagonisti di una sempre più fitta rete di scambio di informazioni (da molti a molti). Nè mancano le previsioni con relativi dati quantitativi: secondo una recente analisi del Media Center, nel 2021, quindi in un futuro neanche tanto lontano, i cittadini arriverebbero a «produrre il 50% delle notizie attraverso il peer-to-peer, entrando in chiara competizione con i tradizionali produttori di notizie».

La fine del Giornalismo e la sua articolazione in una miriade di giornalismi diversificati è ormai un dato di fatto. Da qualche anno anche all’interno delle istituzioni professionali si parla esplicitamente di giornalismi. Un concetto che tra l’altro è diventato la “parola d’ordine” della maggioranza che guida la Fnsi, il sindacato dei giornalisti. Nel mondo del giornalismo professionale e dell’industria editoriale ci si sta chiedendo quale contributo possano fornire—anche in termini economici—le mille sfaccettature del giornalismo partecipativo al sistema dell’informazione tradizionale.

Ma la nascita e lo sviluppo delle nuove modalità del fare informazione—quelli che possiamo chiamare, a ragione, i giornalismi possibili—vanno molto al di là del solo aspetto professionale o industriale. Si tratta di capire quale peso avranno sulla cultura di base della società e quali trasformazioni indurranno nella struttura del mondo contemporaneo.

Il blog si pone a estensione e integrazione delle attività di documentazione e di analisi avviate dal gruppo di Lsdi; uno strumento collaborativo e in progress continuo come si conviene, curato da un coordinamento virtuale di giornalisti e ovviamente aperto alle sollecitazioni di chiunque voglia coinvolgersi e/o contribuire.

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