EDIPRESSE: COME TRASFORMARE DELLE REDAZIONI TRADIZIONALI IN ”MOTORI D’ INFORMAZIONE INTEGRATA” ATTIVI 24H/24

| 23 ottobre 2006 |



In tre anni il gruppo svizzero ha trasformato fisicamente, strutturalmente, i suoi giornali cartacei in motori d’ informazione – 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 – per la carta, il web, la radio, i cellulari e la televisione – Ogni redattore nel corso della giornata produce per le varie piattaforme – Un desk centrale che coordina le varie offerte nel cuore di un solo, enorme ambiente di lavoro – Un ‘’rapporto’’ di Benoit Raphael





Documento senza titolo

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di Benoit Raphael
(da Demain tous journalistes?)

 

Edipresse è il secondo gruppo editoriale svizzero (dopo Tamedia). Con 600 milioni di euro di fatturato e una batteria di riviste e di quotidiani regionali:
Le Matin : quotidiano regionale a pagamento di taglio popolare e giovanile (il grosso dei lettori è sui 35 anni e la diffusione è in crescita).  Il giornale ha un ‘’fratellino’’, « Le Matin bleu » gratuito, indirizzato ugualmente a un pubblico giovanile e non ancora in attivo.
La tribune de Genève
24 heures (Losanna)
Le Temps : quotidiano nazionale di nicchia .

L’ obbiettivo  della radicale trasformazione era passare da una produzione cartacea a una produzione di informazioni multipiattaforma 24h/24 e 7g/7. Il cantiere era colossale, ma Edipresse, che ha parecchi soldi, ha deciso di fare tutto in una volta solo: cambiare l’ organizzazone delle redazioni, i contratti dei giornalisti e tutti i sistemi redazionali.

L’ idea :
un solo sistema redazionale e una sola banca dati d’ archivio per tutte le testate, accessibile da parte di tutti. In ciascuna testata: una redazione integrata che lavora per più supporti. Contenuti neutri possono essere ripresi e ‘’lavorati’’ dovunque.

Concretemente :
– ogni giornalista scrive, secondo l’ ora, per il web, il cellulare o la carta (e fa dunque diversi articoli a partire da una stessa notizia). C’ è anche un po’ di produzione video per la tv locale (ma questa solitamente viene sviluppata da un videogiornalista).

– il flusso delle informazioni viene gestito da un desk centrale, situato al centro del salone redazionale: è costituito dal redattore capo del giorno, dal responsabile della segreteria di redazione, dal capo della fotografia, dal responsabile dei siti internet.

L’ organigramma funzionale

« La redazione deve diventare il luogo dove si concepiscono e si realizzano i vari bouquets di servizi giornalistici»

Non c’ è dunque una redazione o un servizio multimediale a parte, ma una redazione integrata, che accoglie anche i nuovi mestieri complementari: animatore dei siti (che sostituisce il vecchio webmaster), gestore dei contenuti, desk manager, ecc.

Quello che è esemplare nel progetto di Edipresse, è prima di tutto lo sforzo di ristrutturazione interna. Tutti i saloni redazionali sono ripensati sul modello delle redazioni open-space multimedia, disposte non più per servizi ma come petali tematici attorno a un desk centrale che distribuisce l’ informazione sui vari supporti nel corso della giornata.


Le nuove redazioni.

La redazione a ciclo continuo si ispira al programma sperimentale  “Newsplex”  di Columbia (USA). E’ composta da una immensa platea aperta di 120 giornalisti (ovviamente silenziosi) disposta attorno a un desk che ha di fronte degli schermi da lavoro giganti, che permettono di scegliere delle foto, di visionare dei programmi tv o di lavorare alla produzione delle pagine del giornale.

Attorno alla redazione si trovano degli spazi-progetto e delle piccole sale chiuse per riunioni, interviste o per il riposo.

E’ una struttura molto lussuosa, ma siamo in Svizzera. E i proprietari hanno anche investito negli immobili. E questo aiuta…

Le sei caratteristiche della nuova impresa editoriale:

    – Gestire delle fonti multimediali
    – Elaborare dei bouquets di servizi giornalistici
    – Produzione in rete 24/7
    – Rompere il concetto di tempo limite (deadline)
    – Un catalogo in perpetua evoluzione
    – Reinventare dei modelli di distribuzione

(….)

Puntare sulla convergenza

Tutto questo vuol dire riorganizzare le redazioni (giornalisti, addetti alle immagini, segretaria di redazione, redattori capo, corrispondenti…) non più per ‘’mestieri’’ (carta, internet, foto, video, ecc.), ma in settori (sport, cronaca locale, cultura, ecc.)
Concretamente: il redattore dovrà lavorare le sue notizie per più supporti, e quindi in forme diverse (sonoro, testo, immagine) a seconda dell’ ora del giorno e del supporto.
Certo ci sarà bisogno, alla fine, di un sistema unicifcato di gestione dei contenuti, ma non è indispensabile partire da là.  Ci vorranno anche dei giornalisti ‘’integrati’’, ma molti di meno che se aveste deciso di separare la carta da internet e dal video. E, generando dei nuovi ricavi, potreste entrare in un circolo virtuoso.
 
Fantascienza?

“Alcuni editori pensano ancora che la produzione di informazione integrata non è per loro. Ma penso che sarà molto più difficile per loro se dovranno farlo in futuro’’, dice Dietmar Schantin, direttore di Newsplex.

E’ evidente… ma perché i giornali rifiutano di vedere l’ evidenza della convergenza?

– 1) Sono sempre sotto pressione e hanno un giornale da far uscire tutti I giorn i. E’ una buona spiegazione ma non una ragione.
-2) Guadagnano sempre meno soldi e hanno sempre mano margine per investire e rischiare.
– 3) Non capiscono i nuovi media e hanno paura di non saperci fare.
– 4) Temono ancora la cannibalizzazione della carta da parte di internet (se la notizia compare prima sul web).
– 5) E soprattutto: poiché internet non porta a cifre d’ affari analoghe a quelle della carta, la priorità resterà alla carta. Cioè un suicidio.

Invece, optare per la convergenza permette giustamente di lavorare sulla crescita. Con la convergenza non abbandonate un vecchio media per un uno nuovo, lo reintegrate semplicemente in un nuovo processo.

“La convergenza sinifica integrare i vostri processi per guadagnare tempo. E il tempo guadagnato può essere impiegato per lanciare nuove attività sui media digitali’’.
(…)

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