CINA: SI ESTENDE LO SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA CENSURA – NUOVA DENUNCIA CONTRO YAHOO! PER L’ ARRESTO DI UN GIORNALISTA

| 13 febbraio 2006 |

Si allarga a macchia d’ olio lo sciopero della fame proclamato in varie zone del paese per protestare contro la repressione del dissenso, la censura e gli attacchi, anche mortali, contro i giornalisti indipendenti o che osano ”troppo” – Nuove accuse vengono lanciate contro uno dei colossi Usa dell’ informatica, Yahoo: fornendo alle autorità cinesi i dati relativi a un internauta dissidente, la società ne avrebbe consentito l’ arresto – Dopo le altre grandi società anche Skype avrebbe accettato di piegarsialla censura cinese. – E intanto Microsoft si appresta a investire nel paese fra i 300 e i 500 milioni di dollari nei settori della comunicazione mobile e comincia a tastare il campo della pubblicità. La censura cinese – rileva ITnews (qui) – non colpisce solo i grandi giornali e i big della net economy. Estende le sue radici anche nella cronaca cittadina. E lo fa con una violenza inaudita. Il 42enne Wu Xianghu, vicedirettore del quotidiano “Taizhou Wanbao” (Il Giornale della Sera di Taizhou, una città della Cina orientale) ha deciso di sfidare il regime in nome della verità pubblicando lo scorso ottobre un articolo nel quale accusava la polizia stradale della città di aver imposto arbitrariamente una pesante imposta ai possessori di motorini. Poche ore dopo, una cinquantina di poliziotti hanno fatto irruzione nella sede del giornale e hanno picchiato a sangue il giornalista, ricoverato in gravi condizioni e poi deceduto.

Alla notizia della morte diffusa dai suoi colleghi del “Taizhou Wanbaoe” segue quella di un altro pestaggio, quello subito a Guangzhou (nel sud del paese) dall’ avvocato Yang Maodong per aver ripreso con una videocamera poliziotti che lo seguono da quando si e’ impegnato ad aiutare gli abitanti del villaggio di Taishi, che chiedono le dimissioni di un capo villaggio accusato di corruzione.

L’effetto combinato di queste due notizie ha dato il là ad uno sciopero della fame che si sta estendendo a macchia d’olio in varie città della nazione asiatica. Organizzato dall’avvocato Gao Zhisheng, lo sciopero sta riscuotendo un successo di partecipazione crescente. Tra gli aderenti, c’è anche Qi Zhiyong, un operaio che ha avuto una gamba amputata dopo essere stato ferito il 4 giugno del 1989 durante il massacro di piazza Tiananmen.

Il rapporto tra stampa e autorità cinesi, pronte ad usare le maniere forti per far rispettare i numerosi diktat censori si fa sempre più delicato. Secondo quanto riferito dal Cpj (Committee to protect journalists) – qui – sono almeno 42 i reporter cinesi in prigione per reati d’opinione. Tra i casi più eclatanti, quelli del collaboratore del New York Times Zhao Yan, in prigione da piu’ di un anno, e quello di Ching Cheong, un cittadino di Hong Kong che lavora per un giornale di Singapore, che e’ stato arrestato in aprile a Guangzhou.

* Per quanto riguarda Yahoo, Reporter Senza Frontiere, riprendendo un articolo scritto su Internet dallo scrittore Liu Xiaobo, sostiene che il portale avrebbe fornito le informazioni necessarie per l’arresto di Li Zhi. Questi è stato condannato a otto anni di prigione per ”sovversione” dopo aver aderito al Partito Democratico Cinese. A sua volta, lo scrittore Liu cita come fonte gli avvocati del dissidente che, in base alla legge cinese, hanno accesso ai verbali del processo

Si tratta del secondo casi in sei mesi. Lo scorso settembre, infatti, Yahoo! suscitò polemiche per aver aver fornito alla polizia il nome e l’ indirizzo di Shi Tao, un giornalista critico del governo che è stato condannato a dieci anni di prigione per aver denunciato la censura politica.

La vicenda di Li Zhi sarebbe precedente a quella dell’ arresto di Shi Tao e risale al 2003. Il dissidente era stato condannato per sovversione politica a otto anni di reclusione: Yahoo avrebbe fornito alle autorità cinesi i dati relativi ai suoi accessi a internet.

Un portavoce del motore di ricerca ha difeso la società in questi termini: ”Come in ogni giurisdizione, le autorità non sono tenute a spiegare i motivi per cui chiedono alcune informazioni e d’ altra parte non lo fanno mai. Non possiamo sapere se una richiesta di dati riguarda un omicidio, un sequestro o qualche altro crimine”.

Rsf e il Cpj hanno chiesto pubblicamente a Yahoo di rivelare tutte le informazioni in loro possesso a proposito di giornalisti e scrittori ricercati dalle autrorità del paese e sono convinte che Yahoo sia a conoscenza dei motivi per cui la Cina esige quel tipo di informazioni.

* D’ altra parte la politica di Yahoo! era stata precisata molto chiaramente nei giorni scorsi da Prabhakar Raghavan, direttore dei programmi di ricerca del portale, riporta ITnews. In un’intervista rilasciata al quotidiano El Pais, Raghavan ha sottolineato: “Anche nel caso del regime statunitense contro la pornografia Yahoo! ha semplicemente adempiuto ai suoi doveri, dando alcune informazioni necessarie alle indagini del governo. Il nostro portale, tuttavia, e’ molto attento alla privacy dei suoi utenti e, a differenza di altri, non utilizza il contenuto delle loro e-mail per fare pubblicita’ sulle caselle di posta”.

Raghavan ha spiegato poi come Yahoo! stia cercando di aggiornare la tecnologia a sua disposizione attraverso l’ampliamento del laboratorio per l’innovazione tecnologica. “La nostra attenzione – ha concluso – ora e’ focalizzata sul miglioramento delle prestazioni del nostro motore di ricerca e sull’interazione con gli utenti via computer o via telefono mobile”.

* Intanto dopo Yahoo!, Google, Microsoft e Cisco un altro dei giganti di Internet, Skype, ha accettato le limitazioni imposte dalla censura per entrare nel promettente mercato cinese. Lo ha rilevato l’ Ansa riprendendo un articolo del quotidiano di Hong Kong The Sun. Skype – che fornisce un servizio di telefonate e messaggi a basso costo – rispettera’ una lista di parole chiave vietate fornita dalle autorita’ cinesi per i clienti che vogliono usufruire del servizio. Tra le parole che saranno proibite(§), il giornale cita Falungong, la setta religiosa messa fuorilegge da Pechino sette anni fa, e Dalai Lama, il leader tibetano che vive in esilio in India.

La notizia arriva mentre il Congresso degli Stati Uniti ha criticato le compagnie attive su Internet che hanno rifiutato di discutere del problema con i deputati.

”Ci sono stati una serie di preoccupanti incidenti nei quali compagnie di Internet basate negli Usa hanno ceduto alle pressioni del governo di Pechino”, ha detto il senatore repubblicano Tom Lantos.

* Nei prossimi anni intanto Microsoft investirà in Cina fra i 3 e i 500 milioni di dollari. Lo afferma un articolo del giornale cinese Shangai Daily, ripreso da ”pcimpact” (qui) ,
secondo cui il piano di investimenti si svilupperà entro il 2010 e riguarderà soprattutto i settori della ricerca e dello sviluppo, raggruppando fra l’ altro alcuni centri preesistenti (il Microsoft Research Asia Advanced Technology Center, il China Technology Center e il MSN Technologies).

Il programma di concentrerà soprattutto nel settore della comunicazione mobile, ma è probabile che verrà potenziata anche l’ attività di una società di analisi sulla pubblicità che è stata costituita a Pechino.

Il piano di Microsoft conferma il forte interesse per il paese dimostrato anche da colossi come Yahoo! e eBay, secondo cui ”se saremo bravi (…) la Cina potrebbe diventare il nostro primo mercato entro cinque anni”.

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(§) L’ elenco delle 1.041 parole oscurate dai filtri imposti dalle autorità cinesi è consultabile qui .

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