CINA: A PIENO REGIME LA MACCHINA DELLA CENSURA

| 30 aprile 2006 |


Il governo di Pechino rinforza il controllo sulle edizioni cinesi dei giornali stranieri. Prima vittima visibile di questo irrigidimento politico, Rolling Stone, il mensile della controcultura hippie – Un articolo di Philippe Grangereau su Libération

——————
di Philippe Grangereau
(Libération, 18 aprile 2006)

Il governo di Pechino rinforza il controllo sulle edizioni cinesi dei giornali stranieri. Prima vittima visibile di questo irrigidimento politico, Rolling Stone, il mensile della controcultura hippie. Distribuito nelle edicole di Pechino dal mese di marzo, il secondo numero, che sarebbe dovuto uscire il 1 aprile, è stato sospeso dalle autorità cinesi. Il caporedattore Hao Fang ha assicurato che sarebbe stato in vendita la settimana successiva, ma con una copertina amputata della testata originale. Figurerà solo il nome dell’editore e patner cinese, Yinxiang shijie (Il mondo della musica). Il contenuto, ha dichiarato Hao Fang, «non è stato modificato».
Il primo numero, distribuito a marzo in 125.000 copie tutte esaurite, si è senza dubbio spinto un po’ oltre. Uno degli articoli era dedicato al panorama musicale durante «la rivoluzione di velluto» di Praga. Una foto mostrava il rocker Cui Jan in piazza Tienammen, nel corso di un concerto davanti gli studenti che avevano occupato la piazza nel corso delle lotte democratiche del 1989. Seguivano quattro pagine dell’intervista alla blogger cinese Mu Zimei, celebre per i racconti della sua vita sessuale su Internet. La sospensione del mensile «sex n’rock n’roll» non ha comportato difficoltà tecniche alla censura perché in Cina gli editori stranieri non hanno il diritto di pubblicare con il proprio nome. Sono soltanto autorizzati a «vendere» i copyright delle loro testate ad un editore patner cinese, che è la sola entità riconosciuta giuridicamente. Così Hachette, che pubblica parecchie riviste, non è ufficialmente catalogata che come «compagnia pubblicitaria». Ogni testata deve essere registrata dall’Amministrazione generale della stampa e delle pubblicazioni (Gapp), «e non è il caso di Rolling Stone» riconosce Hao Fang. Questo controllo del Dipartimento della propaganda del partito ha coinvolto, da gennaio, tutti i media cinesi.
Questo genere di purga, ciclica nel paese, imperversa ogni due o tre anni dal 1976. Il mensile anglofono gratuito di Pechino That’s Beijing, destinato ad un pubblico di turisti, si è visto, questo mese, costretto a ritoccare la copertina e l’articolo di apertura dedicato al pittore contemporaneo Huang Rui, celebre per i suoi ritratti di Mao con lo sfondo delle banconote, e per i suoi ribaltamenti sarcastici di slogan politici. «Il censore ci ha detto: “Huang Rui, è fuori discussione!”» racconta un occidentale responsabile di questo periodico che deve pagare non meno di cinque censori cinesi. «Alcuni sono più “cool” di altri, per questo avevamo ipotizzato che l’articolo avrebbe potuto passare». Leon Lee, il caporedattore, trae una lezione da questo episodio: «Ad ogni modo, se non siamo noi ad autocensurarci, siamo censurati da qualcun altro…».
La docilità è tra l’altro una qualità agli occhi delle autorità quando si tratta di fare la selezione tra i numerosi editori attirati dall’abbondante mercato pubblicitario cinese (circa 700 milioni di euro nel 2005). La moda, soggetto neutro, è un terreno sicuro.
Vogue, Cosmopolitan, Harper’s Bazaar hanno le loro edizioni locali. Hachette è uno dei pionieri con la sua Elle edulcorata, lanciata nel 1988, e Marie Claire nel 2002. «Il mercato pubblicitario cinese, da alcuni anni, conosce una crescita dal 15 al 20 per cento» si compiace Cao Weiming, il direttore in Cina di Hachette –Filippacchi Advertising. Tuttavia, i progetti del gruppo sono colpiti da un giro di vite, perché Pechino ha deciso di imporre una moratoria sulle copubblicazioni sino-straniere. «In futuro saranno permesse solo le pubblicazioni che trattino di scienza e tecnica» ha dichiarato un ufficiale. Il mensile Psychologies in versione cinese, che Hachette sta preparando da un anno e mezzo e che dovrebbe uscire a giugno, sembra compromesso. «Non abbiamo ancora il via libera dal Gapp» riconosce Cao Weiming, che ormai dice di voler concentrare i suoi sforzi sul lancio di un titolo che abbia come soggetto la scienza.
(traduzione a cura di Maria Itri)

I commenti sono chiusi.