Blog e giornalismo: il dibattito s’arroventa

| 28 settembre 2006 |

Blog e giornalismoBlog e giornalismo. Giornalismo e blog. Chi dice il vero? Chi è il più attendibile? E l’approfittatore, il mendace, l’illuso, il corrotto? Sembra che il dibattito non stia semplicemente accelerando: di più. Se ne parla oggi sul Corriere della Sera, in un articolo di Beppe Severgnini, Benvenuti i blog nella rete ma la vera informazione è sempre stampata su carta. «Però diciamolo: non è che in rete compaia solo la verità. Spesso si leggono delle gran fregnacce» scrive il curatore della rubrica Sport Italians. Gli risponde Mario Lupi dal suo blog, facendo giustamente notare che «se ci mettiamo a verificare la percentuale di balle scritte dai giornalisti rispetto al totale, potrebbe non discostarsi da quella che troviamo online rispetto al totale dei contenuti digitali disponibili». Severgnini e altri sono stati recentemente etichettati da Beppe Grillo come «i fighetti del giornalismo, intellettualmente onesti, con la cravatta giusta e la rubrica».

E rimanendo sempre in tema, c’è anche un’altra iniziativa su cui alcuni blogger hanno qualcosa da dire. L’iniziativa è Kataweb News, progetto (limitatamente) partecipativo simile al noto sito USA Digg, e i blog in questione sono Wittgenstein e Reporters.

Il primo dà un giudizio piuttosto esplicito sul nuovo progetto targato L’Espresso e fa notare, dietro segnalazione di Massimo Mantellini, «l’uso indebito e illecito che Kataweb fa dei miei post, e di quelli di molti altri». Poco male, forse, se non fosse per quanto aggiunge: «Mi sono ricordato l’arroganza prepotente con cui i grandi come Kataweb arrivarono in ritardo sul web pretendendo di dettare le loro vecchie regole. Ho ripensato alla circospezione e al misurino con cui io incollo brani delle cose di Repubblica su Wittgenstein, chiedendomi sempre se qualcuno si seccherà anche di quei brani. E io sono il topolino, loro la montagna».

Sul secondo blog, invece, si legge: «vedremo chi, fra i giornalisti e fra gli editori, cerca di andare avanti senza paraocchi. Chi riuscirà a essere moderno, insomma, dove modernità […] significa fare i giornalisti come un tempo, con strumenti sempre più aggiornati e su mezzi di comunicazione in continua evoluzione».

Leggi anche:

I commenti sono chiusi.