Monthly Archives: settembre 2006

LA FREE PRESS SI LANCIA NEL NANOPUBLISHING CON DUE BLOG METROPOLITANI

25 settembre 2006

Documento senza titolo

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Anche la freee-press si lancia nel campo dei blog per sperimentare forme di ''conversazione'' con il pubblico. Sulla base di un accordo con Blogo.it - una società editoriale indipendente attiva nel settore del ''nanopublishing'' con 25 blog tematici-, Metro ha lanciato in questi giorni due blog metropolitani.


Si tratta di 02blog e 06blog , dedicati a Milano e Roma.

Insieme a Metro - spiega Blogo.it - ''sperimenteremo le possibilità di scambio tra web e carta stampata, tra giornalismo tradizionale e nuove forme d'informazione partecipata''.


Il quotidiano gratuito fa capo alla Metro International, che pubblica ogni giorno 61 edizioni, in 88 città, distribuite in 19 paesi e in 18 lingue differenti. Le otto edizioni locali in italiano sono disponibili ogni giorno anche in formato .pdf online.


A LONDRA UNA CONFERENZA INTERNAZIONALE SULL’ EDITORIA DIGITALE

24 settembre 2006


La World Digital Publishing Conference and Expo si terrà il 26 e 27 ottobre.
Documento senza titolo

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Lo annuncia la WAN spiegando che, fra gli altri, interverranno Pete Clifton, responsabile della sezione informazione interattiva della BBC, Carolyn McCall, direttrice esecutiva del Guardian, vincitore del Webby Awards come ‘’migliore giornale su Internet’’, Takashi Ishioka, capo del gruppo di lavoro Digital Business dell’ Asahi Shimbun, secondo giornale al mondo per diffusione e leader nell’ innovazione digitale, e Neil Chase, redattore capo del New York Times online.

BBC Interactive in particolare ha un team di giornalisti incaricati di verificare i materiali che arrivano dai lettori e di pubblicarli.

"Questo gruppo punta ad approfondire una vicenda utilizzando persone che hanno una esperienza diretta dei fatti'', spiega Clifton. ''Ma questo tipo di rapporto può essere utile anche per capire quali sono gli interessi principali dei lettori, dandoci delle indicazioni su quali argomenti lavorare''.

Il Citizen journalism, aggiunge, ''non è un sostituto del giornalismo tradizionale ma un suo complemento''.

"Noi abbiamo ancora

Conferenza internazionale dell’editoria digitale

23 settembre 2006
La World Digital Publishing Conference and Expo si terrà a Londra il 26 e 27 ottobre. Lo annuncia la WAN (World Association of Newspapers) segnalando, fra gli altri, gli interventi di Pete Clifton, responsabile della sezione informazione interattiva della BBC, Carolyn McCall, direttrice esecutiva del Guardian, vincitore del Webby Awards come "miglior giornale su Internet", Takashi Ishioka, capo del gruppo di lavoro Digital Business dell’Asahi Shimbun, secondo giornale al mondo per diffusione e leader nell’ innovazione digitale, e Neil Chase, redattore capo del New York Times online. (segue)

TUTTI I QUOTIDIANI DIVENTERANNO GRATUITI?

23 settembre 2006

Una ipotesi dell' e-media institute

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É credibile o possibile un futuro in cui tutti i quotidiani saranno distribuiti gratuitamente e dunque finanziati esclusivamente dalla vendita di spazi? Se lo chiede l' l' e-media institute, secondo cui negli Usa, negli ultimi 25 anni, il peso del pagamento degli utenti sul totale risorse del settore è andato progressivamente decrescendo, passando dal 27% (1980) al 18% (2005). Sotto la soglia del 15% -aggiunge il centro di ricerche -, le risorse generate dal pagamento diretto degli utenti diventano facilmente sostituibili.

In Italia, invece, i ricavi da vendita delle copie hanno ancora un peso notevole ed incidono per il 54% circa del totale dei ricavi. In Gran Bretagna la spesa dei lettori pesa solo il 35% del totale.

Il supporto di Reuters per NewAssignment.net

22 settembre 2006
Jay RosenOttima notizia per il futuro del giornalismo open source (almeno quello made in USA). L'agenzia Reuters ha deciso di donare 100.000 dollari a NewAssignment.net: lo ha annunciato lo stesso Jay Rosen (nella foto), ideatore del progetto in fase di lancio, dove cittadini collaboreranno in stile peer-to-peer nella realizzazione di articoli e servizi giornalistici. «Il contributo di Reuters sarà destinato ad assumere il nostro primo redattore—scrive Rosen su Pressthink—che comincerà a lavorare all'inizio del 2007». Da parte sua Chris Ahearn, presidente di Reuters Media, aggiunge che «senza un intervento correttivo, rischiamo che i cittadini perdano fiducia nel quarto potere, mentre i giornalisti sono sempre più preoccupati per la loro professione». Secondo il Pew Research Center for the People & the Press, appena il 15% dei giornalisti della carta stampata Usa ritengono che il giornalismo tradizionale continui a svolgere la propria funzione prioritaria di controllo del potere. Solo un esempio, conclude Aheran, «che illustra il bisogno per i media di muoversi creativamente per cercare di rafforzare la fiducia della gente. Come professionisti dobbiamo sostenere le idee giornalistiche buone, incoraggiare l'allargamento della partecipazione dei cittadini nel processo di costruzione dell'informazione ed

Giornalismo open source: Reuters versa 100.000 dollari a NewAssignment.Net

22 settembre 2006

Con il contributo dell' agenzia, Jay Rosen (nella foto)potrà assumere nel 2007 un primo redattore
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La Reuters ha donato 100.000 dollari a NewAssignment.Net. Lo ha annunciato Jay Rosen, autore del progetto di giornalismo giornalismo open source che dovrebbe partire nel 2007. Si tratta (come abbiamo già spiegato qui) di un progetto in cui i cittadini collaborano peer-to-peer nella realizzazione di articoli e servizi giornalistici.

''Il contributo di Reuters sarà destinato ad assumere il nostro primo redattore - spiega Rosen su Pressthink (qui ) - che comincerà a lavorare all' inizio del prossimo anno''.

''Senza un intervento correttivo - commenta  Chris Ahearn, presidente di Reuters Media (qui)- rischiamo che i cittadini perdano fiducia nel quarto potere, mentre i giornalisti sono sempre più preoccupati per la loro professione. In un recente studio per il Pew Research Center for the People & the Press, appena il 15% dei giornalisti della carta stampata Usa ritengono che il giornalismo tradizionale continui a svolgere la propria funzione prioritaria di controllo del potere. Lo stesso studio però ha mostrato che quasi la metà dei giornalisti ritiene che la

The BOBs: l’evoluzione del medium blog

21 settembre 2006
THE BOBs Nel passaggio del «blogging verso la nuova fase dominata dagli attributi del Web 2.0 collaborativo...i blogger devono aderire a standard più alti...e i blog di gruppo (e quelli video) sono diventati prevalenti». Questa la premessa da cui muove su MediaShift Mark Glasner, noto giornalista USA, per introdurre l'edizione in corso del Best of the Blogs, l'International Weblog Awards curato dal conglomerato tedesco Deutsche Welle. Dove non ci si limita a segnalare i blog text-only e generici, appartenenti all'epoca in via d'estinzione del Web 1.0, ma ci si allarga, appunto, fino a segnalare video, podcast e contaminazioni varie. Documentando così l'enorme varietà di un mezzo espressivo che, superata la fase giovanile, va affermandosi ovunque come vero e proprio medium d'informazione multimediale. Intanto, per nominare il blog di vostro gradimento c'è tempo fino al 30 settembre.

MySpace, il motore da business del visionario Murdoch

21 settembre 2006

Una ''macchina'' potente su cui si potrebbe allestire tutta una serie di servizi, di media e, soprattutto, di nuovi progetti
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di Benoit Raphael
( dal blog Demain tous journalistes? )

  Con i suoi 100 milioni di utilizzatori, i suoi 45 milioni di visitatori unici e i suoi 25 miliardi di pagine viste ogni mese, il fenomeno MySpace non finisce di creare interrogativi fra gli osservatori. Per quelli che non lo conoscono, questo servizio offre agli internauti uno spazio personale in linea in cui si possono pubblicare - in maniera parecchio sommaria - foto, video, musica, blog, liste di amici e commenti. E' un po' rozzo ma funziona.  

Da visionario qual è, il padrone di  News Corp., Rupert Murdoch, alla ricerca di un nuovo graal su internet, lo ha acquistato l' anno scorso per 580 milioni di dollari. Ma ci si continua a interrogare sul modello economico di MySpace. Costoso e non particolarmente rassicurante per gli inserzionisti, malgrado i miliardi di pagine visitate. Essendo il suo contenuto prodotto dagli utilizzatori (prevalentemente adolescenti), si possono capire le preoccupazioni di alcune aziende per il rischio di ritrovare le loro pubblicità on line, per caso, sulla pagine personale di in  sessuomane  o di un satanista, quando non addirittura

MySpace, il motore da business del visionario Murdoch

20 settembre 2006
MySpace«Una potente "macchina" su cui si potrebbe allestire tutta una serie di servizi, di media e, soprattutto, di nuovi progetti»: inizia così un articolo di Benoit Raphael sull'ascesa irresistibile di MySpace. «Con i suoi 100 milioni di utilizzatori, 45 milioni di visitatori unici e 25 miliardi di pagine viste ogni mese, il fenomeno MySpace non finisce di creare interrogativi fra gli osservatori. Per quelli che non lo conoscono, questo servizio offre agli internauti uno spazio personale in linea in cui si possono pubblicare - in maniera parecchio sommaria - foto, video, musica, blog, liste di amici e commenti. E' un po' rozzo ma funziona». (Segue)

CafèBabel.com: partecipazione limitata

19 settembre 2006
CafèBabel.comCafèBabel.com aveva fatto notizia alla fine dell'estate scorsa per l'ennesimo esperimento nel mondo dell'informazione: prendere cinque giornalisti di altrettante nazionalità differenti, metterli in una capitale - Amsterdam - e studiare la crescita di una redazione e dei relativi contenuti in base alle inchieste pubblicate. Rivista elettronica redatta in sei lingue europee, CafèBabel.com è così: dal 2001 prova a riscrivere le regole di una professione declinandola nei termini del «giornalismo partecipativo». E se l'esperienza costituisce una delle forme più interessanti di network al di fuori dei circuiti mainstream, rimane il fatto che questa iniziativa soffre di una mancanza che la rende tuttavia «poco partecipativa»: il tipo di informazione proposta è frontale, come per le testate giornalistiche tradizionali, e l'interazione con cui utenti-lettori è limitata a un forum. Il navigatore, infatti, quando legge un articolo e clicca sulla voce «commenta» viene indirizzato a un sistema di gestione «esterno», diverso per grafica e in cui scompare l'articolo a cui ci si sta riferendo. Con l'inevitabile effetto di perdere in termini di immediatezza dell'approccio e di contestualizzazione delle conversazioni. Seppur dunque, ripetiamo, CafèBabel.com rappresenti una voce fresca nel panorama europeo, rimane il