Monthly Archives: febbraio 2006

UN GIORNALISTA DETENUTO A GUANTANAMO: LA MALATTIA COME METODO DI ”INTERROGATORIO” – RSF ACCUSATA DI AVERLO ”IGNORATO”

16 febbraio 2006


I detenuti nel carcere di Guantanamo, anche quando sono affetti da gravi patologie, non vengono curati o sono assistiti con negligenza da parte del personale sanitario. Lo afferma il cineoperatore sudanese Sami Al-Hajj (nella foto), detenuto nella base Usa dal 2002, in una lettera. Inoltre,spiega, spesso si usa la sofferenza dei detenuti malati come mezzo per farli "collaborare" durante gli interrogatori a cui sono sottoposti dai militari americani - Sulla vicenda intanto Salim Lamrani, un noto studioso di vicende cubane, attacca duramente Reporters sans frontières, accusandola di aver ‘’completamente ignorato’’ il calvario da lui sopportato.
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I detenuti nel carcere di Guantanamo, anche quando sono affetti da gravi patologie non vengono curati o sono assistiti con negligenza da parte del personale sanitario. Inoltre, spesso si usa la sofferenza dei detenuti malati come mezzo per farli "collaborare" durante gli interrogatori a cui sono sottoposti dai militari americani.

Lo racconta, in una lettera al suo avvocato, Sami Al-Hajj, un cineoperatore di Al Jazira che da quattro anni è detenuto nel carcere della base Usa di Guantanamo. Questa e un’ altra lettera, che risalgono al luglio scorso, confermano le pesanti accuse contenute nel Rapporto – di cui si è

CINA: SI ESTENDE LO SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA CENSURA – NUOVA DENUNCIA CONTRO YAHOO! PER L’ ARRESTO DI UN GIORNALISTA

13 febbraio 2006



Si allarga a macchia d' olio lo sciopero della fame proclamato in varie zone del paese per protestare contro la repressione del dissenso, la censura e gli attacchi, anche mortali, contro i giornalisti indipendenti o che osano ''troppo'' - Nuove accuse vengono lanciate contro uno dei colossi Usa dell' informatica, Yahoo: fornendo alle autorità cinesi i dati relativi a un internauta dissidente, la società ne avrebbe consentito l' arresto - Dopo le altre grandi società anche Skype avrebbe accettato di piegarsialla censura cinese. - E intanto Microsoft si appresta a investire nel paese fra i 300 e i 500 milioni di dollari nei settori della comunicazione mobile e comincia a tastare il campo della pubblicità. La censura cinese - rileva ITnews (qui) - non colpisce solo i grandi giornali e i big della net economy. Estende le sue radici anche nella cronaca cittadina. E lo fa con una violenza inaudita. Il 42enne Wu Xianghu, vicedirettore del quotidiano "Taizhou Wanbao" (Il Giornale della Sera di Taizhou, una città della Cina orientale) ha deciso di sfidare il regime in nome della verità pubblicando lo scorso ottobre un articolo nel quale accusava la polizia stradale

CODACONS CHIEDE ALL’ ORDINE DEI GIORNALISTI MISURE CONTRO LA PUBBLICITA’ OCCULTA

12 febbraio 2006


Denunciata in un esposto la tendenza degli editori a tagliare gli investimenti necessari per realizzare servizi prodotti in totale autonomia e indipendenza - Nel mirino dei consumatori soprattutto l'espediente dei reportage fatti a spese degli stessi soggetti interessati, per il proprio profitto, a condizionare dietro le quinte giornali e giornalisti che li realizzano (dal bollettino del Gruppo giornalisti informazione visiva - GSGIV)

Basta con i collaboratori di giornali con compensi da fame e senza tutele. Il rischio, anzi il sospetto, è infatti che questi giornalisti, non potendo campare con quanto viene loro pagato dagli editori, si lascino tentare dal trarre i loro guadagni producendo, a totale insaputa del pubblico, informazione pilotata da interessi che nulla hanno a che vedere con quelli di lettori e telespettatori. In parole povere, facendo - come si dice in gergo da redazione - "marchette".

Questo allarme non arriva da qualcuno dei soliti organismi istituzionali dei giornalisti che da diversi mesi, Sindacato in prima linea, sono impegnati in un durissimo braccio di ferro con gli editori proprio sul tema della difesa della qualità dell'informazione anche attraverso compensi più adeguati e diritti più chiari per chi lavora per i giornali fuori dal contratto e dalle redazioni. Questa volta è invece una riflessione che ci viene dall'esterno della nostra categoria.

IFEX: DAL MONDO

12 febbraio 2006


Forze Usa implicate nell' uccisione di un giornalista iracheno - Libia. Human rights watch chiede riforme urgenti - Messico: giornalisti indagano sugli assassini di loro colleghi - Un dossier denuncia la crescita della ''censura soft'' - Iwpr lancia un programma radio per il Turkmenistan 1- FORZE USA IMPLICATE NELL’ UCCISIONE DI UN GIORNALISTA IRACHENO

Reporters sans frontières (RSF), la Federazione internazionale dei giornalisti e il Committee to protect jurnalistes(CPJ) hanno chiesto all’ esercito Usa di indagare sulla morte di un reporter iracheno che stava seguendo a Ramadi degli scontri fra le truppe americane e un gruppo di insorti sunniti. Il 24 gennaio Mahmood Za’al, corrispondente dell’ emittente televisiva irachena ‘’Bagdad Tv’’ è stato ucciso, secondo il Cpj, mentre stava realizzando un reportage su un attacco condotto da alcuni guerriglieri contro due edifici controllati dalle truppe Usa. Alcuni testinìmoni hanno raccontato che Za’al è stato ammazzato da colpi sparati dall’ aviazione, ricostruzione che smentisce le autorità americane. Secondo la Ifj le truppe Usa avevano interrogato il giornalista un quarto d’ ora prima che egli venisse ucciso.

« Bagdad TV » fa capo al Partito islamico iracheno, il più importante gruppo politico del paese.

Vedi:
- RSF : http://www.rsf.org/article.php3?id_article=16289
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IL LAVORO DURISSIMO DEI GIORNALISTI IRACHENI

9 febbraio 2006


L'hotel Palestine a Bagdad

Le condizioni di sicurezza sono tali che fare i reporter è diventato quasi impossibile, mentre la guerra si consuma nel silenzio della comunità internazionale - Un articolo di Issam Rashid, un giovane regista iracheno, per l' Osservatorio sull' Iraq, pubblicato da Znet - - - - - - - -

di Issam Rashid

Alcuni mesi prima dell'ultima guerra del Golfo, molti giornalisti si recarono in Iraq per riferire su qualunque cosa accadesse, prima e durante la guerra. Sapevamo tutto, anche sulle truppe statunitensi.
A quel tempo, uno dei luoghi in cui stavano i giornalisti era l'hotel Palestine, ma durante la guerra le truppe statunitensi lo bombardarono, uccidendo Tarik Aywb di Al Jazeera e un giornalista ucraino, mentre arrestarono altri giornalisti nelle strade di Baghdad.
Alcuni mesi dopo l'inizio della guerra, quando il popolo iracheno iniziò a resistere alle forze di occupazione, i giornalisti iniziarono ad essere trattati molto male nelle strade, specialmente quando seguivano gli attacchi delle forze della coalizione.
Mi ricordo di una volta in cui ero con un mio amico, Rory McEvan, giornalista scozzese, e stavamo cercando di riferire su uno degli attacchi delle truppe statunitensi, quando

‘RISTRETTI ORIZZONTI’, VENTI REDATTORI-DETENUTI PER RACCONTARE IL CARCERE

8 febbraio 2006


Ha raggiunto il traguardo di 50 numeri la rivista del ‘’Due Palazzi’’ di Padova che da nove anni cerca di sfatare la banalizzazione e il pregiudizio suggerita dall’ informazione ufficiale -----------------------
di Maria Itri

Traguardo di cinquanta numeri per «Ristetti Orizzonti» (qui) ), la rivista del carcere penale Due Palazzi di Padova. L’idea di realizzare un giornale che raccontasse il carcere è nata nel 1997: lo sforzo era quello di far conoscere all’esterno la vita dei detenuti, unendo le notizie che spesso passano in secondo piano sulla stampa “regolare” all’ approfondimento sui temi più diversi: dall’emarginazione al reinserimento, dall’affettività alla sessualità.
Il nome della testata gioca con il termine burocratico con il quale vengono definiti i detenuti (i «ristretti» appunto), con la speranza che gli orizzonti possano essere prima o poi un po’ allargati.

Oggi la tiratura è di circa 1300 copie, 700 delle quali diffuse agli abbonati.
La redazione di «Ristretti» è multietnica: tra i circa venti redattori sono molti gli stranieri.
Un secondo gruppo di detenute lavora alla rivista dal carcere femminile della Giudecca a Venezia.

Il loro non è un giornalismo di denuncia, e questo forse allontana dal lavoro molti

ELITE MEDIATICHE: L’ ARTE DI CONSACRARE E LEGITTIMARE IL DOMINIO

5 febbraio 2006


Un articolo di Henry Maler su Nouveaux Regards - La gestione del capitale mediatico nella costruzione e santificazione delle elite - Gli intellettuali di governo - Costruire un intellettuale collettivo - - - - - - - - - -

di Henri Maler
(http://institut.fsu.fr/)

Assenti dalle categorie socioprofessionali ritagliate dall’ INSEE, le elite si ritrovano ai livelli più elevati della stratificazione sociale. Le normali classificazioni le situano al vertice di tutti quei gruppi sociali a cui sono attribuite indistintamente funzioni di direzione economica, politica e culturale e meriti intellettuali e morali superiori. Certo qualcosa come le elite esistono oggettivamente, di cui la storia può disegnare i contorni e la sociologia costruire il concetto. Ed esso ci impone di distinguere a grossi tratti (senza pretendere alcun rigore nelle definizioni) l’ oligarchia manageriale, l’ accademia scientifica e universitaria e i vertici editoriali.

Ma le ‘’elite’’ esistono anche nella pratica nei discorsi che esse fanno su loro stesse. ‘’Elite’’ non è quindi soltanto un vocabolo storico o sociologico (anche se ciò resta fortemente controverso): è un termine della tribù o delle tribù diffuse sul terreno del dominio. E’ soprattutto un titolo di

FREE PRESS: METRO PRIMO QUOTIDIANO IN SVEZIA

4 febbraio 2006

Dopo 10 anni il quotidiano gratuito rivendica 1,4 milioni di lettori su 9 milioni di abitanti - Raggiunte le 740.000 copie - Globalmente Metro conta 61 edizioni in 18 lingue di Marc Roche e Olivier Truc (Le Monde)

Dieci anni. Ci sono voluti dieci anni al giornale gratuito Metro per diventare il primo quotidiano in Svezia. Metro rivendica oggi 1.4 milioni di lettori su una popolazione di 9 milioni di abitanti, secondo le cifre dello studio indipendente Orvesto nel 2005. Un guadagno di 255.000 lettori, pari ad una crescita del 22% rispetto all’anno precedente.

Queste cifre non faranno che aumentare perché, da lunedì 23 gennaio, Metro ha lanciato nuove edizioni in 17 città svedesi, aumentando così di 50.000 copie la sua diffusione in tutto il Paese, e raggiungendo ormai le 740.000 copie.

A Stoccolma, Metro è ormai staccato di soli 4000 lettori dal Dagens Nyheter (DN), il grande quotidiano del mattino a pagamento, proprietà del gruppo Bonnier.

Quest’ultimo ha deciso di lanciare, nel 2005, un proprio quotidiano gratuito nella capitale, Stockholm City. «Se Bonnier non avesse dato il via a Stockolm City, un altro avrebbe lanciato qualcche altra cosa» ha commentato, fatalista, Jan Wifstrand, direttore della redazione

UNA SEDE RAI IN AFRICA? UNA BUONA NOTIZIA MA DEVE CAMBIARE TUTTA L’ OTTICA DEL GIORNALISMO ITALIANO

2 febbraio 2006

‘’Dobbiamo imparare a rapportarci in modo corretto con tutto il Sud del mondo'', commenta Jean-Leonard Touadi su Redattore sociale
Da http://redattoresociale.it

MILANO - "La prossima apertura di una nuova sede Rai in Africa è una buona notizia". Jean Leonard Touadi, giornalista di origine congolese e autore della trasmissione Rai "Un mondo a colori", commenta per Redattore sociale la novità annunciata giovedì scorso dal Direttore generale della Rai, Alfredo Meocci, durante un incontro con i rappresentanti di Usigrai, Tavola della pace, Coordinamento nazionale enti locali per la pace e delle riviste missionarie. "E' una notizia che va nella giusta direzione: tutti noi ci siamo sempre lamentati del fatto che tutto un continente come l'Africa, sia nella sua parte settentrionale che nella parte subsahariana, non fosse coperto dalla Rai". Ma, secondo Touadi, c’ è bisogno di cambiare totalmente l’ ottica culturale e organizzativa della macchin a giornalistica del nostro paese per ‘’rapportarsi in modo corretto con il sud del pianeta’’.

"Uno degli ultimi eventi dell'attualità che ci ha fatto capire questa mancanza è il terremoto che ha colpito la regione dei grandi laghi (avvenuto il 5 dicembre scorso; ndr) -spiega Touadi-.

INTERNET: SEMPRE PIU’ INTRUSIVE LE PRATICHE DI CONTROLLO STATALE

1 febbraio 2006

In un articolo su First Monday lo studioso canadese Nart Villeneuve spiega nei dettagli come funzionano le differenti modalità attraverso le quali in tutto il mondo, dalla Cina all’Iran, dall’India all’Uzbekistan, i governi filtrano i contenuti della rete. di Maria Itri

Sono diventate sempre più frequenti e intrusive le pratiche di controllo della Rete da parte di quegli stati che cercano di affermare la propria sovranità non più solo all’interno dei confini geografici ma anche nel cyber-spazio di competenza. Questo rappresenta una minaccia reale alla democrazia e alla libertà dei cittadini, spiega un documento dello studioso canadese Nart Villeneuve* pubblicato dalla rivista on-line First Monday, «I meccanismi integrati di controllo informatico e le demarcazioni dei confini» (qui) .