WSIS / MA PERCHE’ L’ ONU HA SCELTO PROPRIO TUNISI?

| 20 settembre 2005 |


Quale diabolica strategia o quale azione coercitiva avrà in mente il Palazzo di vetro per aver scelto Tunisi quale sede per il Summit mondiale della società dell’informazione?

E’ la domanda con cui si chiude il racconto di un ipotetico turista non intruppato – M. L. F, dei Volontari per lo sviluppo – che, alla vigilia della riunione del summit di novembre (vedi qui e qui ), cerca di capire il paese dai media ufficiali.

Ben Ali’? non si stanca mai e non va mai in vacanza

”La Presse”, il quotidiano governativo con una tiratura di 55.000 copie, è l’unico quotidiano in lingua francese diffuso su tutto il territorio nazionale.(…)
Il presidente della Repubblica Ben Alì, conduttore della nazione secondo il principio del buon padre di famiglia, è onniscente ed onnipresente. Al quarto mandato governativo, neopapà di un erede maschio a 68 anni, sembra trarre dall’esercizio del potere linfa vitale. La sua foto sorridente e dallo sguardo compenetrato, compare ogni giorno in prima pagina, sopra l’editoriale, o stante, come un’icona bizantina, o in atto di ricevere politici e governanti stranieri, presiedere riunioni o gruppi di lavoro, intrattenersi con personaggi della cultura o dello sport. E’ un uomo di ferro, stakanovista indefesso. A differenza dei più fragili capi di stato europei, lui non si ammala mai e non va mai in vacanza.

Un paradiso, tollerante e moderato

Un paese dalle apparenze paradisiache, descritto dai media come ricco di vestigia del passato, abbondante d’acqua, fertile, pescoso ed in perfetto equilibrio con una crescita demografica da paese occidentale. Nessuna tensione sociale anima la società civile: nessuna disputa parlamentare, né scambi d’idee tra politici e rappresentanti del governo.
In occasione del recente rimpasto di governo, “La Presse” ha presentato i profili dei nuovi governatori e ministri esulando dalle motivazioni delle sostituzioni.
Un eden nel quale non si commettono reati, non si effettuano operazioni di polizia né arresti, non si celebrano processi, non esistono casi di corruzione, scandali pubblici o privati, non si registrano espressioni di dissenso, quali scioperi o manifestazioni.

L’informazione, svuotata da qualsiasi episodio di cronaca nera, gialla, rosa o scandalistica, rafforza l’idea di una nazione bloccata priva d’umanità, dove gli unici soggetti sociali, oltre al presidente, sono le istituzioni che esultano per qualche elargizione governativa ovvero le personalità emergenti od eminenti, insignite di titoli, onori e medaglie, icone da emulare.Gli unici soggetti vitali sembrano essere le stravaganti star americane che, con i loro capricci ed insoliti comportamenti sdrammatizzano l’autarchia del quotidiano in ultima pagina.

L’immagine che un occidentale ne riceve è quella di un solido paese che guarda in avanti, capace di promuovere gli investimenti stranieri, tollerante e moderato quel tanto che basta per non irritare i ferventi dell’islam e per ingraziarsi le simpatie dell’occidente che ricambia con programmi d’aiuto, partenariato industriale e culturale, formazione gratuita di civili e militari, regali e doni.
Così la Banca di Sviluppo Africana da alcuni anni ha trasferito la sua sede dall’ormai insicura Costa D’avorio alla più rassicurante Tunisi.

Il Wsis: un appuntamento per il business

Anche le Nazioni Unite l’hanno prescelta quale sede per il Summit Mondiale della Società dell’informazione – un importante appuntamento internazionale che si svolgerà dal 16 al 18 novembre – che coinvolgerà 192 paesi e che vedrà presenti più di 70 capi di stato e di governo. Quello che un occidentale considera uno strumento internazionale per accrescere le libertà individuali qui è diventato un’appuntamento da sfruttare, un’enorme opportunità di business.

“La Presse” da mesi pubblica quotidianamente articoli sui lavori di preparazione. Il Comitato organizzatore stringe accordi con organismi tunisini ed imprese straniere, leader del settore tecnologico che in cambio di pubblicità mettono a disposizione mezzi e competenze. La kermesse sarà completata da Tunis Med 2005, una fiera del settore che vedrà presenti i più grandi produttori mondiali che si sfidano per ottenere maggior spazio e visibilità a suon di bigliettoni.
Della dichiarazione dei principi del Summit, tesi a rendere possibile su base egualitaria a tutti i cittadini del mondo l’accesso all’informazione, la libertà di comunicazione e di partecipazione, i principi di trasprenza e di buon governo, utilizzando lo strumento delle nuove tecnologie, non si parla più. Il piano d’azione si traduce bene con lo slogan della manifestazione, riportato sugli striscioni pubblicitari del Summit: Cooperazione, solidarietà, avvenire ed informazione.

Quest’ultima, si capisce chiaramente dal ruolo di subordine in cui è stata collocata, è il punto debole del sistema paese. Da quella turistica a quella dei media, passando per quella istituzionale, mancano ancora le basi.

Il concetto della trasparenza della pubblica amministrazione e dell’esercizio dei diritti del cittadino non è ancora realtà. Basta consultare un sito istituzionale per rendersi conto che non siamo neanche in una completa fase informativa e non è prevista alcuna interattività.

Un esempio imbarazzante è quello che si ottiene collegandosi dalla Tunisia via Internet al sito istituzionale delle Nazioni Unite. Nella sezione relativa al Summit di Tunisi, i link relativi ad ONG e società civile non si aprono. Tra questi c’è quello di Reporters sans Frontière, non ammessa in Tunisia per aver pubblicato un articolo puntuale ed esaustivo sui media locali, denunciando abusi e persecuzioni, al cui sito web si rimanda per dettagliate informazioni. Numerosi sono i siti censurati.

Il sistema paese sembra terrorizzato dal terrorismo ed adopera ogni cautela per avere il controllo del territorio e dei mezzi d’informazione. La guida Routard della Tunisia, ed. Tuoring Club Italiano, riporta che “..il 10 dicembre 2003, Giornata internazionale dei diritti dell’uomo, è stata promulgata una legge anti-terrorismo nella quale il termine “terrorismo” è definito in modo talmente vago, da rischiare di nuocere ancor di più alle attività di chi si oppone al regime”. Riferisce anche che, nell’aprile del 2004, l’avvocato Patrick Baudouin, presidente onorario della Federazione internazionale dei diritti dell’uomo, giunto all’aeroporto di Tunisi, si vide negare il diritto d’ingresso nel Paese.

Il sindacato dei giornalisti? Ma è un’ associazione ”ancora sconosciuta”.

Il 7 settembre 2005 sarebbe potuta diventare una data storica per la professione giornalistica in Tunisia. Era la data scelta dai fondatori del Sindacato dei Giornalisti Tunisini per la nascita, a Tunisi, della loro rappresentanza di categoria. Ma neanche questa volta ce l’hanno fatta. Le autorità tunisine, con un brillante esempio di linguaggio burocratese, hanno fatto sapere che il Sindacato dei Giornalisti è “un’organizzazione legale ma sconosciuta”.
Non si può vietare in maniera ufficiale la nascita del sindacato, in quanto la legge tunisina non ritiene necessaria un’autorizzazione legale preventiva nei confronti di un sindacato che vuole formarsi. Ma la legislazione di sicurezza nel Paese prevede un controllo preventivo rispetto ai fini di un’associazione che vuole costituirsi. Quindi le autorità hanno bisogno di tempo per indagare sulla natura e le finalità di questo gruppo, già noto da anni.

Dall’ UE 2,15 mln di euro per editoria tunisina

Eppure il problema della stampa in Tunisia non sembra preoccupare particolarmente l’Unione Europea che, nonostante le proteste della Lega tunisina per i diritti dell’Uomo e del Consiglio Nazionale per la libertà in Tunisia, ha versato al governo un contributo di 2,15 milioni di euro per il rilancio dell’editoria in Tunisia.

Il turista occidentale a questo punto è disorientato e decide di porsi in maniera critica anche nei confronti della stampa.Decide di farlo con un argomento di sua conoscenza, appreso dalla lettura dei numerosi quotidiani italiani che arrivano nel paese: il disastro aereo dell’ATR72 della Compagnia di bandiera tunisina precipitato al largo delle coste palermitane il 6 agosto scorso.

I giornali italiani hanno sprecato fiumi d’inchiostro nelle ricerca di qualche verità, le televisioni hanno messo in onda il dolore e le testimonianze dei sopravvisuti, ponendo molti interrogativi ancora in attesa di una risposta. L’edizione della Presse del 7 agosto, in prima pagina, annunciava l’intervento determinante del presidente nel coordinare gli aiuti e le iniziative di ricerca e recupero di vittime e dispersi. Sembra inverosimile che l’Italia aspetti il loro intervento sulle proprie acque per organizzare i soccorsi, infatti le fonti italiane non ne fanno menzione. I successivi articoli, oltre ad esprimere i sentimenti di cordoglio, hanno lodato le capacità del pilota che ha salvato la vita a 26 passeggeri, hanno riportato la notizia sulla verifica della qualità del carburante effettuata a Bari. Ma l’articolo che cita gli incidenti aerei del 2005 non contempla i 16 morti della Tuninter e nessuna notizia è stata data circa il recupero delle scatole nere né dell’inadeguato segnalatore di carburante installato a Tunisi il giorno prima dell’incidente. Riassumendo, nessuna ammissione di colpevolezza, niente che possa turbare l’immagine dell’eldorado.

Continuando nella lettura dei quotidiani italiani, numerosi sono i tunisini che sbarcano nel nostro paese, rischiando la vita.Giovani dallo sguardo triste e malinconico che non hanno nulla da perdere, la cui unica aspirazione di vita nel loro paese, dichiarano, è di guadagnare meno di 200 euro al mese senza alcun diritto sindacale.Tanto vale tentare la fortuna e contare sulle proprie capacità.
Ma questo fenomeno non è mai sfiorato sulla stampa locale, totalmente disconosciuto. Eppure la stampa italiana riporta di aiuti, contributi, regali di motovedette, operazioni d’intelligence congiunta per arginare il fenomeno.
Più volentieri “la Presse” c’informa di aver inviato due cargo d’aiuti agli amici americani colpiti da Katrina o si propone come modello di riuscita per i PVS, avendo già al suo attivo diversi progetti di formazione tripartita. Il rappresentante residente del programma delle Nazioni Unite ha dichiarato infatti che malgrado l’esiguo aiuto (350 milioni di dollari) la Tunisia ha atteso al suo sviluppo grazie all’impegno ed alle capacità dimostrate dai tunisini.

Il turista per caso ormai non ha più tempo per approfondire e lascia il paese con due grandi interrogativi:

1) Perché l’occidente continua a sostenere, foraggiare ed inviare aiuti ad un paese che dimostra ormai da tempo di saper badare a se stesso?

2) Quale diabolica strategia o quale azione coercitiva avrà in mente il palazzo di vetro per aver scelto Tunisi quale sede per il Summit mondiale della società dell’informazione?

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